La sesta prova dell’esistenza di Dio

Una delle tante materie studiate durante il liceo e poi durante i miei studi teologici si denominava teodicea. Era una disciplina che sosteneva da un punto di vista filosofico il pensiero cristiano. Nella teodicea si studiavano le motivazioni razionali che fanno da supporto alla cultura cristiana.

Onestamente, essendo passati più di sessant’anni, non ricordo granché di questi studi lontani nel tempo e pure lontani dalle logiche quotidiane, però ricordo benissimo ad esempio le prove che san Tommaso d’Aquino adduce per dimostrare l’esistenza di Dio. Le famose cinque prove che oggi pare non interessino a nessuno.

A me personalmente paiono ancora valide; con la loro logica stringente ed anche se capisco benissimo che non possono condurre la gente del nostro tempo alla fede, rimangono limpide e chiare per dimostrare che non sono un allocco se credo, che anzi è un superficiale e poco logico chi non crede.

Non le ricordo tutte e cinque in sequenza, però ho ben presente il procedimento. Ad esempio san Tommaso argomenta “ogni effetto deve avere una causa che lo determini, ma siccome non possiamo procedere a ritroso all’infinito in questo processo, debbo arguire che alla fin fine ci deve essere una causa non determinata da alcuno. Questa causa non causata da alcunché corrisponde al concetto di Dio che è la fonte dell’essere, quindi devo concludere che Dio esiste”.

Sono ritornato questa mattina a questi lontani ricordi di fronte ad una pianta grassa in fiore, dicendomi: “questa è certamente la sesta prova dell’esistenza di Dio!”

Me l’ha regalata ieri una signora, è una pianta grassa grossa come una boccia, tutta piena di spine come un riccio. Stamattina ho scoperto che durante la notte erano sbocciati quattro fiori bianchi di un’armonia e di una bellezza veramente indicibili, un biancore latteo quasi sorridente, una corolla fatta da tantissimi piccolissimi petali, con un pistillo che sembrava un’antenna: uno spettacolo veramente indescrivibile!

Più volte sono uscito nel terrazzino per ammirarla, perché non ho mai visto un fiore così bello. Mi son detto: -chi è quel “macaco” che stupidamente continua ad affermare che tanta bellezza e tanto ordine nascono dal caso, dall’assurdo?- Caro Augias, caro Veronesi, se voi vedeste il fiore che io ho visto oggi, credo che dovreste buttarvi in ginocchio e come Tommaso, l’evangelista, ripetere “Dio mio e Signor mio!”

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