Io la penso come san Giovanni Crisostomo!

Più volte ho confidato alle pagine bianche di questo diario che provo tanta difficoltà a recitare il breviario, non tanto per il tempo che impiego, ma per le difficoltà d’accettare la vetero-cultura del popolo ebraico.

La fede degli ebrei, descritta dalla Bibbia, è tanto elementare, passionale e faziosa. Tutti affermano che gli ebrei erano monoteisti, a me invece vien da pensare che gli ebrei della Bibbia fossero convinti che il loro Dio era più grande e più potente degli altri dei, ma non esclusivo, ed essi lo pregavano soprattutto perché schiacciasse i loro nemici e rendesse loro più forti e più ricchi degli altri popoli. Questo per quanto riguarda il vecchio testamento, ma anche per le pagine dedicate agli scrittori ecclesiastici, dei padri della Chiesa dei primi secoli e del medioevo, le cose non vanno tanto meglio: il pensiero è elementare, ingenuo, con pochissimi supporti razionali.

E’ vero però che talvolta il breviario mi offre pagine di sant’Agostino, san Tommaso o della “Gaudium et spes” o anche della “Imitazione di Cristo”, e allora è tutt’altra cosa: avverto un pensiero solido, convincente, che mi apre orizzonti veramente pieni di fascino ed appaganti.

Qualche settimana fa, di primo mattino, mi sono incontrato in una pagina di san Giovanni Crisostomo (uomo dalla parola e dal pensiero di “oro fino”) che, pur vissuto tanti secoli fa in una società ed in una Chiesa ancora grezze, mi ha offerto una pista di ricerca veramente affascinante, che mi ha fatto intravedere un cristianesimo quanto mai attuale e comprensibile anche dagli uomini di oggi, soprattutto da quelli affamati di giustizia, di solidarietà e di un sano umanesimo.

In sintesi, diceva IL Crisostomo: “cerca, ama, scrivi ed aiuta il Cristo vestito dal bisogno e dal disagio, piuttosto che cercarlo ed adorarlo nello splendore dei riti, degli ornamenti dei templi e degli oggetti sacri. Questo cristianesimo è quello che mi affascina e mi convince, anche se non riesco sempre a viverlo e a coinvolgere in questa lettura del messaggio cristiano troppi fedeli e meno preti.

Comunque questa pagina del Crisostomo mi pare così convincente che ho deciso di fotocopiarla perché anche gli amici de “L’incontro” ne possano beneficiare.

Come la sorgente e il rubinetto

Quando si è vecchi capita di sentire il bisogno di verificare la propria concezione della vita, del mondo, della Chiesa e della fede.

A me capita sempre più frequentemente e più sentitamente di avvertire il bisogno di verificare la validità del patrimonio culturale ricevuto dalla famiglia, dalla Chiesa e dal mondo in cui sono nato. Ricordo di aver letto tantissimi anni fa, un dramma di Cesbron, autore francese del secolo scorso, il quale immagina che santa Teresina del Bambino Gesù, ammalata e morente, subisca una terribile tentazione che un medico ateo le fa balenare: “Forse ho sbagliato obiettivo, mi sono giocata la giovinezza su una proposta che mi ha tolto tutta la possibilità di cogliere il vero e il più bel volto della vita!”. La giovane monaca suda, si agita, quasi squassata da questa ipotesi terribile. Poi Cesbron pensatore cattolico irrequieto ed in ricerca quasi esasperata sul tema della fede e della validità della proposta cristiana, apre nel cuore della morente uno spiraglio di speranza nella visione della Paternità di Dio ed essa muore serena.

Nella vecchiaia, “quando ormai si fa sera e il giorno declina”, diventano esasperate domande del genere. Sempre più mi domando: “Tutta l’impalcatura organizzativa e di elaborazione del pensiero cristiano è proprio quella proposta da Cristo?” E qui nascono molti dubbi. L’articolazione ecclesiale, di dottrina, di riti, di prassi morale è tanto faragginosa, complessa e talvolta macchinosa. Per ora mi rifaccio all’immagine di Silone, il pensatore del sud, il quale afferma: “Altro è la banalità di aprire il rubinetto dell’acquedotto e veder scendere l’acqua che odora di cloro, altro è andare alla sorgente e vedere il mistero dell’acqua limpida che sgorga dalla roccia: Là c’è poesia, incanto, mistero!

Ormai sempre più frequentemente metto da parte i volumi di teologia per accostarmi alla sorgente: il Vangelo, la parola e i gesti di Gesù! Questo incontro quasi sempre mi rasserena e mi aiuta a dire con Pietro: “Sulla tua parola getterò la rete”. La parola di Cristo sa di sorgente, mentre quella della teologia mi appare quasi sempre artificiosa e odorante di cloro.