Per qualcuno la carità fa le ferie d’Agosto!

Questa sera ho ricevuto una fucilata al cuore! Mentre cadevo si sono riaffacciate alla memoria, scontri duri ed amari di una ventina o trentina di anni fa.

Mi sono ricordato di “eventi bellici” che puntualmente un tempo si ripresentavano ogni anno in occasione delle ferie estive. I responsabili della mensa di Ca’ Letizia, e della San Vincenzo, in genere, associazione di volontari cristiani impegnati a favore dei poveri, di cui per decenni fui assistente religioso, mi proponevano un calendario per la chiusura della mensa per un certo numero di giorni per dar modo ai volontari di andare in ferie!

La discussione era serrata, spesso dura, talvolta perfino polemica. Io sostenevo che i poveri, erano cittadini, anzi fratelli, che non potevano andare in vacanza, e noi su questa loro ferita buttavamo sale privandoli anche della colazione al mattino e della cena alla sera. Un anno arrivai a dire: “Andate pure in vacanza ed io mobiliterò le suore della città perchè preparino loro la cena!” fu un flop totale, le suore risultarono più insensibili e più borghesi degli stessi vincenziani.

Fui sempre sconfitto, tanto che finii per andarmene, aprendo a Carpenedo nuovi fronti di solidarietà.

Non riesco proprio comprendere una carità mozza, quasi un modo per passare il tempo, perché sono convinto che la carità che non costa non è neppure carità.

La fucilata?
Una e-mail da parte della vice presidente della San Vincenzo cittadina: “Caro don Armando, dato che ad agosto molti volontari vanno in vacanza abbiamo deciso di sospendere l’uscita di “Coraggio” (il quindicinale dedicato agli ammalati) nel mese di agosto.

Speravo che in questi ultimi anni la San Vincenzo mestrina, con la guida del giovane dottor Stefano Bezzi e con il giovane e bravo assistente don Cristiano Bobbo, avesse fatto dei passi in avanti e fosse arrivata ad una carità di qualità. Invece purtroppo no!

Io sono rimasto del parere che chi è in ospedale durante il mese di agosto, abbia bisogno e diritto ad una parola di conforto come chi si ammala in dicembre ed ancora, se panifici, banche, ipermercato, tengono aperto anche di agosto come può la carità che ha scopi e motivazioni più consistenti chiudere?

Mi sento molto vicino ad una seconda divaricazione di strada!

Il primo deve essere l’ultimo, se è un credente!

Ho letto recentemente una dichiarazione di Ernesto Oliviero, il famoso fondatore del Sermig di Torino, in cui confessava come si è innamorato della Bibbia. Un incontro col “Sindaco santo” di Firenze, Giorgio La Pira, gli ha aperto il cuore e lo spirito alla conoscenza del testo sacro.

Una dichiarazione del genere dovrei farla anch’io, soprattutto per quanto riguarda il Nuovo Testamento e in particolare del Vangelo. Più di una volta ho sentito il bisogno di ripetere con Sant’Agostino: “Tardi, Signore, ti ho scoperto, tardi ti ho amato o mio Signore!”

Io però, nonostante questo amore vero, ma tardivo, ho mantenuto ancora uno spirito critico da vecchio razionalista, per cui la lettura non mi desta sempre emozioni spirituali mistiche e sublimi, anzi talvolta, soprattutto di fronte a certi fatti dell’antico testamento.

Sappiamo come David si sbarazzò dell’incomodo del marito della donna di cui si era innamorato.

La conclusione mistica di questa “Sacra Lettura”?
Eccovi che cosa sono riuscito a concludere e con fatica: Chi ha un’autorità, un messaggio non può farlo diventare un comodo paravento per nascondere le sue incongruenze, la propria meschinità, le ambizioni o le cupidigie, illudendo ed ingannando la buona fede di chi si rifà alla sua autorità per vivere.

Questo è un imperdonabile sacrilegio che ha bisogno di più di un “miserere” per essere perdonato!

Nella chiesa di Dio il primo deve diventare l’ultimo, il servo di tutti, perché Gesù affermò: “Sono venuto per servire, non per essere servito!”

Due splendide madri

In queste ultime settimane un dramma gravissimo ha funestato la vita del nostro splendido litorale.

I giornali e la televisione, per alcuni giorni, sono ritornati sull’argomento illustrando in lungo e in largo un incidente che ha coinvolto due donne, due madri.

Una nonna aveva accompagnato in spiaggia il nipotino e mentre ritornava a casa è stata investita da un automobilista.

Questo è il nudo e tragico fatto, che purtroppo, data la notevole frequenza di fatti del genere, correva il pericolo di non fare quasi più notizia, perché non si contano ormai più gli incidenti, tanto che mentre l’uccisione di uno delle tante migliaia di soldati, che abbiamo in giro per il mondo, mette a soqquadro lo Stato, fa intervenire il Capo dello Stato e l’intero parlamento, “la guerra della strada” che fa ogni anno migliaia di morti e di feriti, pare quasi che non meriti più l’attenzione di alcuno.

Il modo in cui è avvenuto l’incidente di Jesolo, ha aggiunto in questo caso, un tocco di sacralità al dramma. La nonna, nell’ultimo istante prima dell’impatto, ha intuito quello che stava succedendo e con gesto eroico s’è sacrificata dando una spinta alla carrozzina e mettendo così in salvo il nipotino e perdendo lei la vita.

Il giorno dopo s’è presentata al comando del vigili un’altra donna dicendo ch’era stata lei a provocare l’incidente mortale del giorno prima. Ci volle però poco ai vigili per scoprire ch’ella voleva salvare il figlio, poco più che ventenne, il vero investitore della sfortunata nonna.

Due belle, splendide figure di madri, in posizioni diverse, ma ugualmente generose testimoni di un amore sublime.

Ho pensato lungamente a queste due madri, con ammirazione e commozione, volendo scoprire quasi nel mio cuore questi volti belli e sacri, perchè so di aver bisogno estremo di queste immagini per non avvilirmi di fronte all’imperversare nei giornali, di vicende squallide e deludenti che hanno come protagoniste e comprimarie femmine fatue, volubili ed indecenti che destano solamente sentimenti di squallore e tristezza per la leggerezza con cui profanano il dono della loro femminilità.