Due parole su questo blog

Dopo il post precedente è indispensabile una piccola spiegazione.

Alcuni mesi fa abbiamo offerto a don Armando questo mezzo di comunicazione, spiegandogliene le possibilità, l’attenzione, l’interesse che può attrarre ben oltre i confini della nostra città. E’ sembrato molto coinvolto ed eccitato all’idea di poter raggiungere tante altre persone e perfino alla prospettiva dei commenti sui suoi scritti.

Tuttavia il computer gli è alieno: scrive a mano a qualsiasi ora del giorno e della notte i suoi articoli e li consegna a suor Teresa, brava col PC che trascrive su computer e trasmette tramite FileZilla alla redazione de “L’Incontro”. Don Armando, classe 1929 sa del mezzo, talvolta si sente in torto a non sfruttarlo appieno, ma ci vorrà ancora tempo perché lo metabolizzi.

Nell’attesa abbiamo pensato di dare vita a questo spazio inserendo il diario che comunque scrive effettivamente ogni giorno dell’anno e che viene pubblicato sul settimanale “L’Incontro” e annualmente in un libro (quello contenente gli interventi del 2007 è in uscita ora a Mestre e lo metteremo anche online). Se arrivano commenti glieli giriamo, così come lo aggiorniamo su chi parla di lui in altri blog. Insomma don Armando tiene un diario e ha un blog senza la fatica di doverlo gestire, anche se speriamo che un giorno decida di farlo.

Grazie a quanti ci leggono e un ringraziamento speciale a chi da lontano prega per don Armando. E’ una persona che ha fatto tanto e che speriamo possa continuare per lungo tempo a fare tanto per la Collettività mestrina e oltre.

Preghiere da Internet

Mio padre mi raccontava lo stupore e l’incredulità di mio nonno quando un suo compare gli raccontò che nell’osteria, che ambedue frequentavano alla domenica dopo la messa delle sei del mattino, avevano comperato una scatola che parlava.

Mio padre era un buon parlatore, alla sera ci raccontava sempre le stesse favole, ma sempre con varianti tali per cui ci sembravano sempre nuove o ci parlava dei fatti della prima guerra mondiale il cui fronte si era attestato sul Piave ove i miei cari vivevano in un casone, in prima linea; racconti che mi incantavano.

Il babbo perciò incorniciava l’incredulità del nonno per l’arrivo in Paese della prima radio come un avvenimento inverosimile e favoloso, tanto che, campassi altri cent’anni, non dimenticherò mai la scena del nonno incredulo di fronte ad una vicenda così sorprendente.

Ora io ho l’età che a quel tempo aveva mio nonno e mi capita di essere meravigliato e sorpreso, quanto fu lui, quando arrivò la prima radio ad Eraclea, mio paese natale.

I miei collaboratori di internet mi avevano avvertito che mi avevano aperto un blog perché io potessi colloquiare non solo con i cittadini i Mestre, ma con gli italiani e il mondo intero e perciò quando avevo qualcosa da dire lo facessi scrivendo sul mio blog. Sinceramente non ho ancora capito questo strano marchingegno, poi diffido che in questa “Treccani” mediatica moltiplicata per mille o per diecimila ci sia chi va a scoprire il mio indirizzo!

Vedendo che io non adoperavo questo blog, qualcuno degli amici deve aver scritto che lunedì scorso ero stato ricoverato in ospedale, martedì mi portano un foglio con tanto di disegno a colori con la scritta di una ragazzina dodicenne di Mondello, Palermo, che mi ha conosciuto mediante il sito internet, è rimasta colpita dalla notizia.

Mi scrive che si è impegnata assieme alla madre di pregare per la mia guarigione scrivendomi “Don Armando, guarisci presto!”.

La mia pronipote più piccola si chiama Anne, le racconterò questo evento perché quando sarà vecchia racconti ai suoi cari la sorpresa e la meraviglia del suo vecchio prozio!

“Bonsignor Bottacin” di Chirignago

Ognuno tira fuori dal cassetto le vecchie glorie che crede di avere. Roma dice di essere stata fondata da Romolo e Remo, Padova da Antenore. Chissà poi quanto sarà vero?

Questi non erano espedienti del passato o delle grandi città, ma vi ricorrono anche le piccole o ignote comunità. Chirignago non ha mai goduto di grande fama anche se si tratta di un vecchio paese che fino al 1928 apparteneva alla Marca Trevigiana.

C’era un detto popolare, che i più vecchi e il popolino indigeno ricorda ancora, che affermava che “a Chirignago piantavano fagioli e nascevano ladri”. Andare controcorrente per glorificare questo borgo credo che non sia troppo facile. Se poi si pensa che l’attività più eminente è stata fino al recente passato una fabbrica di scope di saggina e che prima dell’ultima guerra fu un popolo di fede decisamente fascista e terminata la guerra divenne e rimase una comunità prevalentemente comunista, nonostante tutti i richiami del loro parroco d’allora, non c’era granché per nobilitare la parrocchia perché perfino il comune fu soppresso dal duce nel 1926.

Mio fratello don Roberto, attuale parroco di quel paese della periferia mestrina, si ricordò che pure Chirignago aveva una gloria da mettere sul piatto: monsignor Bottacin, un parroco proverbiale per la sua carità, parroco ancora ricordato dai vecchi che condivisero la miseria di prima e dopo l’ultima guerra.

Gianni Montagni, mio lupetto ai Gesuati, giornalista in pensione de “Il Gazzettino” e trasferitosi con l’abitazione a Mestre, accettò l’incarico di scrivere la vita e le opere di questo “Bonsignor”, così infatti lo chiamava la gente.

Durante la breve degenza in ospedale ho letto questo volume per ammazzare il tempo. Montagni ha fatto ricerche, interviste ed ha riportato a galla tutto quello che era umanamente possibile riportare. Il volume tipograficamente è bello e costoso perché curato dall’editore Marciano, questo storico improvvisato fa sfoggio di tutta la sua cultura tentando di inquadrare questa persona facendo riferimento a tutti i possibili riferimenti religiosi, sociali e culturali, ma sarebbe bastato che avesse scritto che mons. Bottacin, era molto caritatevole, e questo non è davvero poco, ed uomo di preghiera, per il resto sarebbe stato meglio che l’avesse coperto con un velo di pietoso silenzio.