L’ultimo rilegatore di Mestre
mercoledì, 29 febbraio 2012Anch’io ho più di qualche vizio e qualche mania. Da sempre ho conservato ciò che sono andato scrivendo durante i miei 55 anni di sacerdozio. Mi è sempre stato più facile mettere per iscritto le mie riflessioni che affidarle alle parole.
Ultimamente ho raccolto in un elegante armadio la mia “opera omnia”, fatta di articoli sugli argomenti più disparati. Mentre ho buttato via la montagna di appunti disordinati che mi sono serviti per i miei sermoni, ho sempre conservato i periodici a cui ho affidato le mie idee e i miei messaggi. Ogni anno ho consegnato ad un vecchio tipografo in pensione la raccolta degli scritti perché me li rilegasse.
Anche quest’anno, a fine dicembre, ho telefonato perché ripetesse l’operazione. Ahimé! Lo stato della sua malferma salute s’è aggravato tanto che ho capito che non avrebbe più potuto farmi la rilegatura. Ho chiesto a destra e a sinistra, trovando, si, degli “stabilimenti” che rilegano libri, ma solamente a livello industriale.
In maniera un po’ avventurosa, dopo una lunga ricerca, mi è stato detto che c’era ancora, in via Piave, precisamente in via San Michele, un artigiano che si dedica a questo lavoro.
Questa mattina sono andato dal vecchio rilegatore, un vecchietto della mia età ma ancora arzillo. Quando gli chiesi al telefono a che ora apriva, mi rispose pronto “alle otto”, quasi meravigliandosi che io potessi pensare che lo facesse più tardi.
La bottega sembrava un deposito di rigattiere, tanti erano i libri in ogni angolo. Scoprii che era stato con me in seminario, sapeva delle mie vicende; si mise a conversare piacevolmente dei tempi andati. Sono stato veramente felice di aver ritrovato questo compagno del secolo scorso, e più felice ancora d’averlo trovato in una bottega, solo soletto, a portare avanti la sua piccola azienda. «Sono rimasto l’ultimo in tutta Mestre», mi disse con un tono che non ho capito bene se fosse di orgoglio o di desolazione.
L’artigianato ormai è morto, l’hanno ucciso i sindacati, i governanti stupidi e di corte vedute e le nuove generazioni illuse di poter campare senza fatica, senza responsabilità e senza professionalità. Gente che ha fatto scomparire un piccolo mondo imprenditoriale fatto da persone intelligenti, volonterose e che amavano veramente il lavoro.
Non so ancora quanto reggerà l’ultimo rilegatore di Mestre, a me non interessa più di tanto perché abbiamo quasi la stessa età, ma fra qualche anno chi vorrà lasciare qualche traccia del suo pensiero, dovrà mettere in un sacco di plastica della Veritas i fogli della sua ricerca.
