Don Armando Trevisiol


Archivio di marzo 2010

Preghiamo per don Armando Trevisiol

domenica, 21 marzo 2010

Cari amici,
in questi giorni don Armando è ricoverato in ospedale per un intervento importante.

Chiediamo preghiere per il nostro amico e fratello, perché il Signore lo assista in questo momento e gli dia forza ed energia per proseguire il suo apostolato.

Durante la settimana continueremo a pubblicare i pensieri che don Armando ha appuntato in gran numero per la rubrica sull’Incontro e questo blog. Leggendolo quotidianamente, oltre a trarre spunti di riflessione dalle sue parole, vi invitiamo a pensarlo con affetto e pregare per lui.


Chiesetta del cimitero: di mio ci sono i santi e tanto amore!

domenica, 21 marzo 2010

La nuova chiesa del cimitero è nata non da una intuizione artistica di un architetto colto e amante del bello, ma dall’assemblaggio quasi occasionale di una ditta Moldava che produce prefabbricati a buon prezzo, da alcuni tecnici della Veritas che si occupano di loculi e di cinerari e da un’impresa artigiana dell’interland che si occupa di riscaldamento e che per l’occasione ha appaltato anche l’illuminazione e l’amplificazione sonora.

Io ho tentato, molto discretamente non avendo un ruolo istituzionale, di rabberciare le varie parti, mettendoci qualcosa che potesse raccordare il tutto e di fare di un “capannone” una “casa del Signore”

Fortunatamente la Divina Provvidenza, senza essere per nulla interpellata ci ha aggiunto il profumo del legno, il senso di un rifugio di montagna che dona la sensazione di intimità e crea un senso di famiglia, il tepore del riscaldamento a cui non eravamo abituati, l’impiantito di legno, che sembra un tappeto persiano e il buon gusto di suor Teresa che colloca i fiori con vera maestria hanno fatto il resto, tanto che i fedeli non cessano di complimentarsi per la “bellissima chiesa” che credono che io abbia costruito!

Di mio, ci sono i santi che ci accompagnano nella nostra ricerca di Dio e nella nostra lode al Signore. Li ho scelti con cura, sono i miei santi. In realtà avrei invitato anche don Mazzolari, don Milani, don Gnocchi e qualche altro amico del cielo, ma per ora non è ancora prudente farlo! Avevo già sistemato il tutto, se non che a motivo della luce si sono resi liberi altri due posti. Ci ho pensato un po’, poi senza esitazione ho invitato con piacere Papa Luciani, e con un po’ meno di entusiasmo, a motivo dell’età, anche Sant’Antonio. Sono contento che il nostro vecchio patriarca, che non ha avuto vita certamente facile e Venezia, ritorni e incontri un’accoglienza diversa, un luogo e della gente che gli vuol bene e ci dia una mano con il suo esempio ad amare la chiesa ed il prossimo.
Ora poi abbiamo l’acquasantiera offerta da Pedrocco, l’icona che saluta chi entra.

Mi auguro che un po’ alla volta la mia chiesa diventi la più amata della nostra città, il rifugio di chi soffre e cerca consolazione.


Che emozione -anche per un vecchio prete- riscoprire il dono prezioso che Dio ci vuole offrire!

sabato, 20 marzo 2010

Dà una sensazione particolare “scoprire” ciò che conosci già da una vita intera, una sensazione piena di fascino per ciò che si apre attorno a te e nello stesso tempo di stizza per non esserti accorto prima di quell’orizzonte, una sensazione di meraviglia e nello stesso tempo di rimpianto per aver perso tanto tempo e di non aver goduto della nuova prospettiva che ti mostra la vita e il domani da un’altra angolatura più razionale e migliore.

La terza domenica “per annum” ho provato questa strana sensazione, una realtà più complessa ed intensa di quanto non riesca ad esprimere con le parole del mio vocabolario piccolo e consunto.

Gesù nel brano del Vangelo che riporta le parole di Isaia descrive il progetto del Messia e che io, ai fedeli che gremivano la mia nuova chiesa che odora di legno e di familiarità, affermo che quel progetto di vita si realizza in Lui e per questo è venuto a questo mondo.

Quasi per un intuito interiore ho capito che il Maestro aveva come obiettivo principale, non tanto quello di insegnarci la strada per l’eternità, o offrirci un nuovo modo per ringraziare il Signore per la vita e per il creato, insegnandoci nuovi riti e nuove preghiere, ma era soprattutto impegnato a farci scoprire il modo per vivere una vita nuova e migliore, per questo si riproponeva per “annunciare la buona notizia ai poveri, la liberazione degli oppressi, la vista ai ciechi e la benevolenza e la tenerezza di Dio nei nostri riguardi”.

Sono rimasto letteralmente folgorato da questa, almeno per me, nuova lettura dell’annuncio evangelico.

Ne ho parlato con entusiasmo ed ebbrezza ai miei fedeli, quanto mai partecipi; ci sono ritornato la domenica successiva, tanto allietava il mio spirito questa nuova lettura del compito che Gesù intendeva ed intende ancora oggi svolgere, tanto che confessai come Sant’Agostino “Tardi Signore ti ho conosciuto, tardi ti ho amato!”

Da oggi in poi non mancherò di predicare ad ogni occasione che Cristo vuole aiutarci ad essere più felici, più liberi e a saper cogliere la vita come uno splendido dono, lasciando ad altri di occuparsi di qualcosa che in fondo al mio animo non mi aveva mai convinto completamente.


Un percorso spirituale nella chiesetta del cimitero che spero diventi abituale

venerdì, 19 marzo 2010

Durante il Giubileo, ma credo che ci sia l’usanza di farlo anche dopo quella ricorrenza, per lucrare l’indulgenza si dovevano visitare le quattro Basiliche maggiori: San Pietro, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore e San Giovanni Evangelista. Non mi è mai stata spiegata il perché di questa usanza e la clausola relativa per ottenere l’indulgenza, ma penso che la chiesa voglia far incontrare i fedeli con le colonne portanti della nostra fede, con i testimoni più importanti del cristianesimo.

I pellegrini in Terrasanta credo che abbiano pure un percorso di visita già segnato, la natività, il Santo Sepolcro, la Trasfigurazione, l’Ultima Cena. Mi pare inoltre che pure a Bologna ci sia la visita alle sette chiese.

Anch’io ho sognato che chi entra nella nuova chiesa del cimitero abbia un percorso spirituale ed ascetico da compiere e mi pare che ci sia già qualcuno, che pur non avendo ricevuto inviti o indicazioni, abbia cominciato a farlo. Entrando uno vede illuminato il Tabernacolo e il Cristo in croce, punto focale dell’incontro religioso.

Poi cominciando da destra si incontra la Madonna con accanto una preghiera che aiuta il visitatore a dare forma al suo incontro con la Madre, poi si passa a Padre Pio con l’invito alla preghiera e alla confessione del male che si annida nel cuore di ogni uomo, quindi Sant’Antonio, il Santo della carità e della confidenza con Dio, poi l’incontro con San Francesco, con accanto la preghiera che aiuta a scoprire il creato come dono bello di Dio, quindi Papa Luciani, il Santo di casa nostra, benevolo e familiare, il vecchio Patriarca della nostra terra e di noi veneti. Si passa poi a Papa Woityla, con il suo invito al coraggio e all’aprire il cuore a Cristo, infine l’incontro con Papa Giovanni, che ti mette il cuore in pace e ti fa sentire la paternità di Dio.

Spero proprio che i fedeli compiano per intero il pio pellegrinaggio, leggendo le preghiere-messaggio, magari accendendo un lumino per lasciare traccia ai fratelli che seguiranno della propria presenza e della propria fede.

Spero che un po’ alla volta il pio esercizio di questi incontri, diventi un tonificante religioso per tanti mestrini che ogni giorno entrano numerosi in cimitero.


Ma io, sarò ancora adeguato?

giovedì, 18 marzo 2010

Io non credo per nulla ai sogni premonitori di eventi, nè mi convincono quei racconti di certuni che ti garantiscono con grande sicurezza di aver appreso nel sogno quello che poi è avvenuto realmente. Può essere che talvolta si realizzi in qualcosa di temuto e di sperato, ma questo fa parte di quel mondo delle ipotesi che sorreggono inutilmente i giocatori all’enalotto!

Mi capita invece ogni volta che sogno di domandarmi quale sia il motivo e spesso scopro la genesi del sogno; esso si rifà sempre ad un discorso, o ad un fatto, od uno stato d’animo provato precedentemente.

Ultimamente ho sognato più volte situazioni in cui mi era stato affidato un compito che non ero in grado di svolgere, non ero preparato, non ero all’altezza della situazione, tanto da sentirmi a disagio, a cercare inutilmente delle soluzioni onorevoli senza riuscire a trovarle.
In questi casi il risveglio lo vivo sempre come una liberazione da un incubo!

Allora più volte ho cercato di analizzare la genesi e la spiegazione di questo mio sognare imprese e compiti più grandi delle mie possibilità.

Come l’ebreo Daniele della Bibbia, mi sono dato la spiegazione dell’evento onirico che si ripete con immagini e situazioni diverse.

Gli ultimi anni da parroco li ho vissuti con l’angoscia di non essere più capace di interpretare e guidare il mondo nuovo. Mi sentivo spiazzato, superato dalla vita, tanto che ho insistito quanto mai per la pensione, non tanto per la fatica e la responsabilità; ma per la paura di non riuscire a dare risposte adeguate alle nuove problematiche pastorali.

Ora, ad ottant’anni, provo la paura di non aver più la capacità di rispondere alla fiducia che i fedeli mi offrono tanto generosamente.

L’avere alla domenica una chiesa gremita per l’Eucarestia mi fa felice, ma nello stesso tempo mi fa paura per il timore di deludere le giuste attese e di mortificare il messaggio cristiano che mi è stato affidato.

Spesso mi vengono in mente due belle figure, a questo proposito, quella di Reagan, che incalzato dal Parkinson, si accomiata dalla nazione e si rifugia nell’assoluto anonimato della vita privata e quella, meglio ancora, del vecchio Simeone che prega: “Ora Signore i miei occhi possono chiudersi in pace perché ho visto la mia salvezza!”

Mi rendo conto che per me soluzioni del genere sarebbero troppo esagerate, ma l’uscire di scena è un problema che continua a tormentarmi!


Speranze d’oltre oceano

mercoledì, 17 marzo 2010

Obama, il presidentino nero degli Stati Uniti d’America, mi aveva fatto sognare; la sua bella famigliola, la sua dialettica che ha trascinato le folle, il coraggio di combattere prima con quella volpe della Clinton, che sotto la sua dolcezza femminile, nasconde un carattere d’acciaio, disinvolta e decisa (m’è bastato vedere come ha trattato quel povero e sprovveduto Bertolaso, rappresentante di un paese alleato, ma povero), poi con quell’agguerrito ed astuto competitore repubblicano.

Obama ha vinto alla grande, facendo sognare i poveri, i negri e i lavoratori non solo d’America, ma di tutto il mondo. A me è parso di riscoprire il piccolo e valoroso Golia, dai capelli fulvi, che affronta il gigante confidando solamente dei suoi ideali, dell’aiuto del Signore e dei ciottoli del fiume lanciati con la sua fionda.
Per qualche mese mi è parso che ce l’avesse fatta!

Finalmente il mondo poteva sognare ancora! M’ero illuso che lo spirito di quei Kennedy che io avevo conosciuto solamente dal lato migliore avesse pervaso il cuore e la volontà del piccolo nero emerso dalla miseria e dalla discriminazione. M’ero illuso che lo zio Tom non avesse sofferto e faticato invano.

Ho condiviso la sua prima battaglia: assicurare ai poveri d’America le cure e le medicine. Noi italiani in questo campo siamo gli “americani” e gli americani per quanto riguarda la sanità sono ancora i vecchi italiani emigrati in America.

Un po’ la crisi mondiale, ma soprattutto le lobbies, il denaro, ha reso difficile e grama la vita di Obama.

Sto seguendo con trepidazione la sua tattica, i compromessi, le sortite, i ripiegamenti.

Povero Obama spero che non crolli perché non sarebbe sconfitto solamente un progressista e un sognatore, ma quel che è più grave potrebbe sembrare che le vittorie si ottengono non con gli ideali, ma solamente con il denaro!


Abbandonarsi alla paternità di Dio di fronte alle prove della vita

lunedì, 15 marzo 2010

La telefonata di uno dei miei fratelli mi ha colpito al cuore come una fucilata: “Armando m’hanno trovato un tumore ai polmoni!”

Era evidente che egli sentisse il bisogno di scaricare su suo fratello maggiore l’angoscia mortale che gli era stata appena comunicata in occasione di una radiografia fatta per un motivo banale.

Non solo a casa mia, ma anche quando ero in parrocchia ed ora al don Vecchi, ho la sensazione che tutti mi ritengano un punto fermo, quasi un capo a cui si possa fare sempre riferimento.

Io non voglio scrollarmi di dosso questo compito, se il Signore ha voluto che rappresentassi questa sicurezza, ritengo doveroso portare il carico non solamente dei miei drammi ma anche quelli di chi mi sta vicino!

Questa notte mi sono rigirato per il letto, ed ho dormito poco e male. Per tanti anni ho portato nel mio cuore l’angoscia del tempo in cui sarebbero mancati mio padre e mia madre. Avevo paura di quel evento!

La notizia di mio fratello seppur sommaria, non definitiva e non provata nella sua gravità, mi ha sconvolto. Non mi sono preoccupato tanto neppure quando, molto tempo fa, avevano dato pure a me una notizia uguale. Non so se mio fratello sia più fragile, meno preparato ed in condizioni diverse di quanto non sia un prete quale sono io!

Stamattina, neanche a farlo apposta, mi è giunta la risposta e la medicina. Due genitori apprendono dal medico che la loro creaturina appena nata, forse non avrebbe mai potuto camminare e trovano conforto e coraggio nell’abbandonarsi alla paternità di Dio.
“Il Signore sa, il Signore aiuta, il Signore ci vuol bene.”

Ho trovato molto conforto e mi è nata più forte la speranza che tutto si risolva per il meglio come è avvenuto per quei due fratelli di fede nei riguardi della loro figlioletta. Sono convinto che nulla avvenga a caso e soprattutto che nulla avvenga per il nostro male!


81

domenica, 14 marzo 2010

Da parte di tutta la redazione de L’incontro, dei siti web dedicati alle sue attività e di questo blog, un carissimo augurio al “nostro” don Armando per il suo 81° compleanno, domani 15 marzo.

Perché il Signore gli conservi quell’energia per continuare la sua opera a favore dei poveri.


Vogliamo dare una risposta al problema dell’autosufficienza limitata negli anziani

domenica, 14 marzo 2010

Io non ricordo granchè dei miei studi classici; sono passati troppi anni e troppe vicende dai tempi ormai del secolo scorso quando ho frequentato il liceo del seminario.
Ogni tanto emerge dalle nebbie fitte del passato qualche reminescenza.
Ricordo la massima del filosofo greco Eraclito “Panta rei” tutto si evolve nulla rimane fermo.

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere la lapide di marmo rosso di Carrara che ho posto il giorno dell’inaugurazione nell’ingresso del Centro don Vecchi; 1 ottobre 1994.

A quel tempo scrissi a destra e a manca che aprivamo un’esperienza pilota per quello che concerne il problema della residenza degli anziani, specialmente poveri. Credo che senza motivi referenziali e senza vanaglorie si possa affermare che ci è andata bene che, tutto sommato, abbiamo fatto scuola. Gli “alloggi protetti” costituiscono certamente un passo avanti per quanto concerne la terza età.

Il Comune, la Regione e lo Stato, pur con velocità diverse stanno recependo e facendo propria la soluzione abitativa che noi abbiamo sognato e realizzato, felici di avere aperto una nuova “via”.
Sono passati appena 16 anni ed avvertiamo il bisogno di fare un passo avanti.

Tutte le epoche, ma soprattutto il presente non permettono la staticità.
La moda muta ogni anno, ma anche le strutture seguono un ciclo evolutivo veloce e necessario.

In questi ultimi mesi al don Vecchi stiamo lavorando per dare una risposta “all’autosufficienza limitata”.

Riteniamo che umanamente socialmente ed economicamente, dobbiamo ritardare ulteriormente l’ingresso nelle strutture per non autosufficienti, strutture che sono comunque poco rispettose della persona, della loro autonomia decisionale, nel loro diritto di vivere con persone autonome, e della possibilità di porre in atto tutte quelle funzioni delle quali dispongono ancora.

Stiamo lavorando attorno a dei moduli abitativi, integrati con la struttura per autosufficienti, che permettono con opportuni ulteriori servizi, agli anziani con autonomia funzionale, a rimanere nel mondo delle persone vive e non essere costretti ad entrare nel mondo delle anime morte costituito dalle case di riposo per non autosufficienti.


Si lavora sei mesi all’anno per lo Stato, ma per sostenere chi?

sabato, 13 marzo 2010

Bersani, nonostante la sua matrice veterocomunista, non mi è mai dispiaciuto troppo.
Difatti, quando ebbe la meglio sul cattolico, un po’ nevrotico ed irrequieto Franceschini, non mi sono addolorato più di tanto.

Non so se il capo del PD sia romagnolo o emiliano, comunque la sua parlata calda e pacata, la moderazione del suo argomentare e la sua indubbia competenza a livello economico me l’hanno fatto sembrare uno dei meglio tra i peggio.

Bersani ha ereditato dei sogni infranti di Veltroni, un carrozzone che perde pezzi ad ogni piè sospinto, e quel che resta è rabberciato con una cucitura talmente grossolana che mette in luce le pezze di origine e di colore ben diverso, tanto che non si può neppure applicargli il detto evangelico che sconsiglia operazioni del genere “Pezze nuove su vestito vecchio” nel PD pezze e vestito sono ambedue terribilmente vecchi!

Comunque qualche giorno fa, pur nella sua contenuta polemica con Berlusconi cosa che in qualche modo gli fa onore, ha fatto un’affermazione che ha messo il dito su una piaga, che nonostante l’alternanza dei governi, rimane aperta e sanguinante, fin dal nascere della nostra Repubblica: “Fino all’anno scorso gli italiani dovevano lavorare per lo Stato, dal 1 gennaio al 22 giugno, ora dovranno aggiungere un giorno in più, fino al 23 giugno!”

Da volontario lavoro tutto l’anno e da tanti anni per il prossimo, ma lavorare per lo Stato, decodificando il linguaggio politico, significa non lavorare per il prossimo bisognoso ma lavorare per lo stipendio: dei magistrati, dei parlamentari, dei senatori, degli alti burocrati, dei generali e dei colonnelli, dei soldati “volontari” che marciscono nelle caserme, dei dirigenti delle banche e delle industrie sovvenzionate dal governo, dei dirigenti dell’Inail, dell’Inps e di qualche altro soggetto per cui l’operaio che asfalta le strade, l’infermiere, la serva, l’artigiano e tanti altri sfruttati dallo Stato faticano e soffrono per 12 mesi per ricevere uno stipendio da fame solamente 6 mesi!

Mi domando se sia civile e cristiano accettare ancora condizioni del genere!


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