Don Armando Trevisiol


Archivio di agosto 2009

Franceschini e Bersani

lunedì, 31 agosto 2009

Nei libri liturgici ed in particolare nel “Benedizionario”, vi sono preghiere e benedizioni per tutti i gusti, ma non ne ho trovato una specifica per far eleggere un segretario del Partito Democratico Italiano

Eppure questa operazione mi pare che sia un grosso problema che richiede tanta saggezza. Non è cosa di poco conto scegliere un segretario politico che blocchi il franare di questo partito che sta perdendo brandelli da tutti i lati, che non sa ancora scuotersi di dosso il massimalismo marxista e che non ha ancora tentato di coniugare le due anime, quella bianca e quella rossa, che finora sono convissute come separate in casa, tanto che a giorni alterni, ti fanno temere la separazione legale.

Nonostante le calure estive sono scesi in campo Franceschini e Bersani, uno ex scudo crociato e l’altro ex falce e martello.

Franceschini pare abbia dato una mano più spessa di colore sopra lo scudo, Bersani un po’ meno sopra la falce e martello, comunque chi è osservatore attento, s’accorge ancora del disegno precedente nonostante l’attuale tricolore in cui sono sfociati ambedue.

Bersani s’è dichiarato per un “partito combattente”, Franceschini, se continua come ha fatto finora, penso sia per un “partito insultante”.

Se il giorno si vede dal mattino, in ogni caso non c’è troppo da stare allegri!

Cosa si può fare in un frangente del genere, se non pregare.

M’è venuto in mente l’escamotage del Cardinale Roncalli quando ebbe a parlare con il generale De Gaulle per difendere una sessantina di vescovi francesi perché, a detta del generale, erano stati in qualche modo dei collaborazionisti con i tedeschi. Il futuro Papa pregò il suo angelo custode a mettersi d’accordo con quello del generale “Fra angeli” disse “è più facile che si accordino che tra noi poveri uomini!”

Dato che credo che sia quanto mai importante che ci sia un partito di centro-sinistra, di criterio e di buon senso, ho deciso di dire ogni giorno fino al congresso, un “Angelo di Dio” per Franceschini e uno per Bersani, e così sia!


Una felice concordia di idee per la carità

domenica, 30 agosto 2009

In questi giorni ho avuto un franco scambio di idee con un mio giovane collega a proposito dell’assistenza agli anziani.

Sono stato felice perché ho avuto l’impressione che, nonostante ci separi una quarantina di anni di età tra me e lui, ci fosse una concordanza di idee in merito a questo settore della carità.

Ho osservato, nella mia vita, che quando due persone sono concrete, vanno al sodo, sono impegnate a dare visibilità alle loro scelte ideali, trovano abbastanza facilmente elementi comuni nel loro impegno apostolico.

Il difficile invece nasce quando si tenta di dialogare con qualcuno che fila dietro a idee fumose di ordine sociologico o mistico.

I punti di incontro si riferivano al fatto che la fede e la religiosità hanno come sbocco necessario la carità e la carità vera è quella che si concretizza in servizi reali, in strutture operative a favore dei fratelli in difficoltà.

Secondo punto di convergenza fu quello che, queste strutture e questi servizi, debbono essere sani, efficienti, economici e soprattutto debbono contraddistinguersi per la qualità.

Guai a noi se le nostre strutture caritative non sono belle, non offrono dei veri conforts, non hanno i conti in regola e soprattutto non battono di gran lunga la “concorrenza” sui costi.

Terzo elemento d’incontro è il fatto che l’impegno per i poveri debba essere il biglietto di presentazione della chiesa locale nei riguardi dell’amministrazione pubblica e soprattutto della popolazione.

Auspicavamo infine che ci fosse una forma di confederazione che avesse un portavoce comune sia nei riguardi del Comune e della Regione ed un periodico che informasse l’opinione pubblica in maniera tale che la voce carità giunga chiara a tutti e la nostra gente si renda conto che l’impegno della nostra chiesa è serio, concreto, efficiente e quindi la predica sulla carità non batta l’aria, ma sia un discorso verificabile da tutti.

Noi due non rappresentiamo certamente la chiesa veneziana, comunque le voci libere, concrete e ricche di idealità hanno sempre un impatto positivo, sono sempre un seme che prima o poi porterà frutto.
Questo almeno ci auguriamo che avvenga.


Il perdono

sabato, 29 agosto 2009

Quando ero ragazzino, la catechista mi faceva sognare quando ci raccontava la storia del giovane David, dagli occhi belli e dai capelli fulvi, che sfidava in nome del suo popolo, il gigante Golia e lo abbatteva con la sua fionda.

Più grande, ma senza alcuna dimestichezza derivante da una lettura integrale della Bibbia, perché a quei tempi se ne sconsigliava l’approccio, mi si parlava del “pio” re David.

Ora, ormai vecchio, ho conosciuto bene la vicenda, gli amori più o meno leciti di questo “santo re David”.

Credo che se mettessi assieme, facendone una antologia quelli che noi oggi chiamiamo “peccati”, ci sarebbe veramente da essere sorpresi come Dio concedesse la sua benevolenza ad un personaggio del genere, che pare non avesse alcuna dimestichezza con la moralità e il senso religioso della vita.

Ultimamente m’è capitato di leggere sulle sue simpatie nei riguardi di Gionata, sul modo con cui “paga” la dote a Saul suo suocero, sulle sue scappatelle extraconiugali, e in particolare sulle sue scorribande guerresche.

Sì altri tempi, altri costumi! Tutto quello che si vuole! Sarà stato un modello per quei tempi, non certamente per noi.

Eppure non ho perso totalmente la simpatia per questo furfantello di re!

La sua vita e le lodi che riceve dalle Sacre Scritture, mi sono di conforto, nella speranza che se il buon Dio, che è sempre quello di David, se l’è portato in paradiso, farà altrettanto con gli uomini del nostro tempo.

Credo che il pessimismo che è nato da alcuni filoni della Riforma Protestante, non abbia motivazioni profonde e giustificazioni credibili.

Ogni giorno di più constato con meraviglia, la capacità di perdono verso certi figli sconsiderati da parte degli sfortunati genitori.

Spero proprio che il buon Dio usi lo stesso metro anche con gli uomini del nostro tempo.


Un po’ d’ordine

venerdì, 28 agosto 2009

I temporali e la pioggia violenta di questi ultimi giorni hanno fatto cadere un altro pezzettino della volta del porticato di sinistra che allarga le braccia ad accogliere i concittadini che ogni giorno, numerosi, vengono a salutare i propri morti.

I miei ultimi interventi presso la Vesta evidentemente hanno mosso qualcosa; ho visto che s’è tagliata l’erba, s’è rabberciato il terreno del campo a sinistra ove sono avvenute le ultime esumazioni, ho visto gli operatori diserbare presso alcune tombe, l’ingegnere responsabile della manutenzione fare una visita, hanno sostituito tre neon dell’illuminazione della cappella, ed ho pure notato alcuni addetti ai lavori che per un paio di mezze giornate hanno fatto rilievi e discusso sugli intonaci delle volte del porticato ch’era stato transennato con nastro bianco e rosso, ma che il vento ha spazzato via. Di certo non sono scomparse le pozzanghere e il fango, l’asfalto è pieno di buche e i fiori di plastica, scorazzano ad ogni ventata un po’ seria, i campi a prato verde sono tali per definizione, ma in realtà basta qualche giorno di sole perché prendano il colore della steppa, molto probabilmente manca un impianto di irrigazione e se c’è di certo non funziona!

Tra qualche settimana avremo un bel piazzale, sperando che il Comune provveda anche alla manutenzione, certamente sarà più accogliente di prima, però non avremo un bel cimitero. Si dirà che dipende dai fondi a disposizione, dal numero degli addetti. Io non credo, e non ho mai creduto a questi discorsi. Si tratta invece di civiltà, di convinzioni, di capi, di senso di responsabilità. Credo che il Comune di Venezia sia tra i comuni del nordest che ha in assoluto il numero più grande di dipendenti eppure non brilla per efficienza e Treviso, Belluno, Padova ma anche Castelfranco e S. Donà potrebbero fargli da maestri.

Al sindaco Cacciari, all’inizio di uno dei suoi precedenti mandati, gli dissi che se avesse messo a regime i dipendenti del Comune, sarebbe stato solo per questo un ottimo sindaco. Non è avvenuto!

Sarei curioso di vedere, se la lega avesse un Gentilini qualunque ma coi baffi, riuscirebbe a metter un po’ d’ordine!
Fare una prova, non casca il mondo!


L’uno o l’altra

giovedì, 27 agosto 2009

Vi sono cose che stuzzicano la mia curiosità e che alla fin fine mi divertono, ma mi vergogno un po’ perché sono cose che sanno di pettegolezzo e il pettegolezzo è sempre una cosa futile, se poi si tratta di quello ecclesiastico si scende ancora un gradino più giù!

Si tratta della maretta che si è innescata in diocesi in occasione delle ultime elezioni e del comportamento di alcuni preti nei riguardi dei due contendenti alla poltrona della Provincia.

E’ andata male per Zoggia, Centro sinistra, ed ha vinto la Zaccariotto, Centro destra.

Io ho votato necessariamente per uno dei due contendenti, ma l’ho fatto quasi buttando i dadi perché confesso, pur avendoli sentiti tutti e due, essendo venuti entrambi al don Vecchi per la campagna elettorale!, non ho assolutamente capito in che cosa si differenziassero.

Credo che l’elemento che li ha distinti sia stato il rinfresco servito alla fine dei discorsi. Zoggia ha offerto un gingerino, la Zaccariotto pane e mortadella. C’è stato un leggero maggior gradimento per la mortadella, ed infatti ha vinto la Zaccariotto!

Non so proprio cosa abbiano scoperto i miei confratelli sia di sinistra che di destra, poiché ambedue le fazioni sono scese in campo.

A me sembra che Zoggia abbia il volto da bravo ragazzo, sano, come la nostra gente del Piave, la Zaccariotto è pure una bella e prosperosa ragazza anche lei del Piave.

Ora sono morte le ideologie, la Russia non è proprio quel paradiso terrestre che volevano farci credere, l’America pure s’è impelagata in guerre senza fine, la chiesa s’è dichiarata equidistante, anzi equivicina, credo che torna conto, come per i nostri vecchi, approfittare sia del panino che del gingerino, senza guastarsi il sangue.

Per me c’è un pallido barlume che mi guida e che mi sembra che il Centro destra sappia meglio fare i conti, mentre il Centro sinistra, pur nel lodevole desiderio di dare lavoro a tutti continua a riempire gli enti pubblici di parassiti. Ma comunque né l’una cosa né l’altra mi pare siano peccati gravi! Per noi poveri grami ho paura che non cambi niente nell’uno o nell’altro caso!


Il dono delle lacrime

mercoledì, 26 agosto 2009

Questa mattina mi è stato chiesto il favore di benedire il loculo ove sarebbero state poste le ceneri del marito di una anziana signora.

Ormai sono pochissimi i preti che rispondono positivamente a questa richiesta di una mini funzione religiosa che penso siano stati i sacerdoti stessi ad “inventare”!

Oggi i preti non hanno tempo per visitare le famiglie, per accorrere al capezzale degli ammalati, per occuparsi della carità della parrocchia, per impegnarsi personalmente al riordino della loro chiesa e per tante altre cose che non sono certamente essenziali, ma che comunque davano senso e visibilità al servizio del sacerdote; c’è il computer e la Curia che diventano sempre più impegnativi!

Data l’età e il compito pastorale che svolgo, mi è non solamente caro, ma anche facile fare questa supplenza.

Comunque questa mattina sono stato colpito dal pianto di questa anziana signora che baciava i poveri resti mortali dell’amato marito.

Per temperamento e per educazione sono sempre stato contrario, pur rispettando costumi ed usi diversi, a quelle manifestazioni plateali di disperazione, che dicono siano abbastanza frequenti nel nostro meridione, ma neppure comprendo ed approvo l’atteggiamento sbrigativo, affrettato e molto disinvolto con cui molti concittadini si accomiatano dai loro cari.

L’anziana signora mi disse che lei e il marito si erano sempre rispettati e voluti bene, tanto che l’aveva tenuto a casa ed assistito per tutto il lungo tempo della malattia.

Questo pianto discreto, ma accorato mi ha toccato il cuore ed anche un po’ sorpreso perché ormai è così raro veder piangere in occasione del funerale. Mi sono ricordato che nella liturgia ufficiale della chiesa c’è una preghiera particolare per chiedere “il dono delle lacrime”, penso che questa preghiera rappresenti la medicina contro l’aridità, l’egoismo e la disumanità!


“Il momento di Dio”

martedì, 25 agosto 2009

Oggi mi sono sorpreso e rasserenato interiormente circa una verità che, per un prete dovrebbe essere ovvia e scontata, ma per me non è mai stata tale sia a livello teorico e soprattutto pratico.

Peccato poi che questa bella e dolce verità non si coniughi quasi per nulla al mio carattere.

Nella meditazione mattutina in cui ho accolto questo messaggio, il pensiero ruotava circa la fiducia e l’abbandono in Dio nelle varie vicende che turbano ed inquietano il nostro vivere quotidiano. Il Signore porta avanti lentamente, ma decisamente il suo progetto a favore dell’umanità e del singolo coordinando i molteplici e complicati eventi finché, al maturarsi di una situazione, l’uomo e la comunità, possano cogliere nella maniera più semplice e naturale il dono tanto atteso e sperato.

L’affrettarsi, il premere, lo spazientirsi o spingere in maniera scomposta e carica di tensione, non solo non serve a niente ma inquieta lo spirito e complica il vivere.

Chi ha steso il breve testo della meditazione, s’è avvalso di un esempio che mi ha reso più evidente la giustezza di questo comportamento dicendo: “Posseggo una pianta di more, frutto che mi piace quanto mai, ogni anno attendo con trepidazione ed impazienza il suo frutto, dolce e succoso; talvolta, impaziente di averlo, lo prendo con una certa fatica prima che maturi completamente e ne provo delusione per la sua acidità, mentre quando è completamente maturo, lo colgo senza fatica perché esso si stacca lievemente dal gambo allora ne gusto, con voluttà, lo squisito sapore. Il buon Dio fa maturare sapientemente gli eventi, quando essi sono maturi, allora li posso cogliere con facilità e naturalezza, prima sono acerbi e difficili da raccogliere, dopo il giusto tempo di maturazione, si gustano”.

Così deve avvenire nella vita; è inutile e dannoso affaticarsi, battere l’aria, pretendere l’anticipata maturazione, è certamente più saggio e vantaggioso cogliere “il momento di Dio” così tutto è più facile, soprattutto diventa più positivo e fecondo cogliere il dono quando il Signore ha deciso di dartelo: “Egli è l’ onnipotente e l’onnisciente”!


La splendida avventura

lunedì, 24 agosto 2009

Ho più volte affermato che celebrare certe ricorrenze è sempre utile perchè aiuta a prendere coscienza di certi valori, che si danno quasi sempre per scontati, ma che col passare del tempo finiscono fatalmente per sbiadire ed incidere poco sulla vita quotidiana. Ho celebrato assieme ai miei “compaesani” del don Vecchi le mie nozze d’oro col sacerdozio.

Il 27 giugno del 1954 infatti il cardinale Roncalli mi ha ordinato prete nella Basilica di San Marco. M’è parso opportuno celebrare questo evento con la mia gente, da un lato per condividere con loro questa tappa significativa della mia vita, da un altro lato per offrire un’occasione di festa, che rompesse la monotonia della vita del don Vecchi, che normalmente non è contrassegnata da avvenimenti che scuotano un po’ dalla facile sonnolenza, ma soprattutto per ringraziare il Signore per il dono che ha voluto farmi.

La vita da prete può essere interessantissima, una splendida avventura, e per me è stata così!

L’occasione poi mi ha permesso di mettere in luce e ringraziare pubblicamente i preti che con la loro testimonianza mi hanno aperto questo orizzonte: don Giuseppe Callegaro, don Nardino Mazzardis, Mons. Umberto Mezzaroba, Mons. Aldo Da Villa e Mons. Valentino Vecchi. Splendide figure di sacerdoti.

Infine ho sentito ancora una volta il desiderio di ringraziare pubblicamente mio padre e mia madre e i miei fratelli, che con i loro sacrifici hanno accettato che il primogenito non portasse il suo contributo alla famiglia, ma anzi pesasse sul magro bilancio familiare.

Ai tanti anziani presenti alla mia messa giubilare, ho ribadito ancora una volta che per me la fede deve concretarsi nella solidarietà e perciò ho invitato tutti a lasciarsi coinvolgere nella bella avventura di spendere anche “i tempi supplementari” della nostra vita, nel servizio ai fratelli, collaborando perché il don Vecchi sia una casa aperta e che accolga anche l’ultimo relitto d’uomo e di testimonianza di comunità veramente fraterna e solidale.


Resto fedele alle mie origini!

domenica, 23 agosto 2009

Io da sempre mi sono schierato per la povera gente, non per vezzo, per moda o per vantaggio. Sono schierato con i poveri più che per motivi ideali, perché vengo da quel mondo, mi sento della stessa pasta e voglio condividere la stessa sorte.

Qualcuno pensa che abbia scelto di trascorrere la mia vecchiaia al don Vecchi perché è stata una mia opera, perché vi sono affezionato?

No! Ho scelto di terminare al don Vecchi perché voglio vivere come “loro”, come i vecchi poveri della città in cui sono vissuto. Le mie ribellioni, contro i ricchi, contro chi comanda, contro chi si è emancipato e s’è scrollato dalle spalle le ansie e le abitudini dei poveri è certo una nobiltà fittizia pagandola al prezzo di voltar praticamente loro le spalle, nasce appunto da questo voler rimanere con i paria della società e volerne condividere le condizioni esistenziali.

Nel mio alloggio incontro mille volte le foto di papà e mamma e il loro sguardo mi ricorda mille volte al giorno le mie origini, i drammi e le difficoltà della mia gente e del mio passato.

La mia solidarietà ai poveri abbia come motivo: le vacanze passate in bottega di mio padre a scaldare la colla e a raddrizzare i chiodi per poterli riutilizzare, le interminabili giornate passate con i fratelli e i bambini vicini di casa, a raccogliere fagioli, a zappare il granoturco, a togliere le patate dai solchi della bonifica, dopo aver fatto una decina di chilometri di strada in due sulla stessa vecchia bicicletta, il mangiare seduti per terra sotto le piante di granoturco, poi quando era terminato il raccolto, tre parti erano per il padrone e un terzo per noi!

Pensavo a queste vecchie storie qualche giorno fa vedendo gli operai che posavano il porfido davanti all’ingresso del cimitero. Il sole scottava ed erano già là curvi a posare questo rozzo mosaico, arrivò il temporale e rimasero sotto la pioggia. Non potevano permettersi di perdere una giornata! Perché a fine mese dei 1200 euro avrebbero tolto l’equivalente di una giornata di lavoro!

La mia famiglia è sempre vissuta così! Come potrei tradire questa gente perché ho studiato un po’ e la mia categoria socialmente mi tratta meglio?


L’Italietta che ci danno i nostri politici

sabato, 22 agosto 2009

Una delle tante utopie che sto inseguendo è quella ambiziosa e quanto mai ardua di permettere agli anziani che godono della pensione minima (516 euro mensili), e non sono pochi gli anziani al don Vecchi in queste condizioni, di poter vivere decorosamente senza mendicare presso i loro figli quel denaro necessario ad arrivare a fine mese.

Già scrissi di un’anziana signora, mia coinquilina da qualche mese, che andò a servizio presso una signora di Venezia a otto anni di età ed ha continuato a servire fino agli ottantatre anni, tempo in cui è stata accolta al don Vecchi; ebbene questa anziana signora per i suoi 75 anni di lavoro percepisce 710 euro.

Come volete che io abbia rispetto per il nostro Stato, per il Senato, per il Parlamento e per l’intera classe politica e sindacale quando avvengono cose del genere?

Tornando all’utopia, mettendo in atto tutti gli stratagemmi possibili e inimmaginabili (lo spaccio della frutta e verdura, il banco alimentare, e l’attenzione che non avvengano sprechi anche minimi), faccio pagare affitti che talvolta non raggiungono neanche i 100 euro, finora pare che i nostri anziani ce la facciano!

Certamente non possono andare in vacanza a Cortina e debbono vestire ai magazzini S. Martino! Se non che ogni tanto a qualcuno capita la “grandinata” allora sono guai!

L’altro giorno sempre una mia compagna di ventura, dovette farsi levare un dente, non ne poteva più dai dolori. Mi confessò, pur riconoscente quanto mai al nostro dentista che fa sconti impossibili e poi dona al don Vecchi quel poco che percepisce, togliere un dente le è costato 200 euro, se avesse applicato la tariffa sarebbe costato 300-350 euro. Allora da cittadino informato le dissi: “perché non è andata alla ULSS?”.

E lei prontissima: “Avrei dovuto portarmi il mio mal di denti per sei mesi!”

Questa è l’Italietta che i politici, che qualche giorno fa abbiamo votato, ricambiano per la fiducia che abbiamo riposto in loro.

Finché le cose non cambiano non sarò certamente fiero nè per le ville di Berlusconi nè per il veliero di D’Alema ed altrettanto per gli stipendi dell’intero apparato dello Stato Italiano!


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