Don Armando Trevisiol


Archivio di aprile 2009

Lo stile di vita degli Zanta

lunedì, 20 aprile 2009

A causa dei cantieri per il tram, della città nata senza un piano regolatore e di una burocrazia comunale inetta ed inefficiente, per raggiungere un punto della città, siamo costretti a fare “percorsi di guerra” pieni di insidie e di pericoli.

Ogni mattina per raggiungere la chiesa del cimitero, ove svolgo il mio umile e modesto servizio sacerdotale, sono costretto a percorrere una specie di labirinto, che solo gli esperti possono fare.

Dopo una serie di strette curve a gomito, finalmente sbuco nel rettilineo di via Vallon, appena imboccato, ogni mattina tiro un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. In questo momento di istintivo rilassamento, in questi ultimi mesi non posso che lasciarmi colpire emotivamente dalla serranda chiusa del negozietto di alimentari dei Zanta. Fino ad alcuni mesi fa, per quanto presto passassi, essa era alzata e dentro, in penombra per risparmiare, i coniugi Zanta preparavano il negozio per la giornata. I piccoli negozi di alimentari, uno dopo l’altro, hanno chiuso per la concorrenza degli ipermercati, ma quello dei Zanta no!

Un giorno chiesi al titolare come andava: “Benino, don Armando, viviamo!”

Da quarant’anni ho imparato a conoscere questi coniugi, innamorati come due ragazzini, laboriosi e parsimoniosi come le formiche, hanno cresciuto e laureato i figli e se un infido ictus non avesse bloccato il titolare, penso avrebbero continuato per altri vent’anni ad aprir presto la serranda e a chiuderla tardi, a servire sorridenti, a portare a casa la spesa anche di pochi euro, a trovar forza e motivo di vivere nella fede e nel lavoro.

Ora si parla di crisi nelle aziende grandi e piccole, di crisi nelle parrocchie, di crisi nella scuola, nella politica, nello sport, di crisi un po’ di tutto!

I Zanta vivevano mentre gli altri chiudevano e chiudono.

Qual è stato il loro segreto, qual è il segreto di chi tiene? Ve lo dico io: il lavoro, la vita sobria, l’onestà, la coerenza, il sacrificio, il servizio al prossimo, così si vive ed anche si mette via qualcosa!

Con questi valori i Zanta sono vissuti con una piccola bottega, in un quartiere piccolo e povero, nonostante tutti gli ipermercati e le nuove tecnologie di vendita!

Credo che con lo stile di vita dei Zanta non solamente vivrebbero decorosamente le botteghe, gli artigiani, ma anche i Comuni, le parrocchie e il parlamento!


Ottant’anni (e metterei la firma per altri dieci!)

domenica, 19 aprile 2009

Sono certo di aver citato più volte delle riflessioni che il futuro Papa Roncalli ha scritto nel suo “diario” il giorno che ha compiuto sessant’anni.

Scrive pressappoco così, il futuro Papa che a quel tempo doveva essere nunzio apostolico, ossia ambasciatore della Santa Sede, o in Bulgaria o in Francia: “Sessant’anni, equilibrio, saggezza, gusto di vivere e di incontrare persone e situazioni, desiderio di operare e conforto della speranza del Regno che pian piano si avvicina” non ricordo esattamente le parole, ma è questa la sostanza dell’annotazione contenuta in quel magnifico volume intitolato “Il giornale dell’anima”

Non mi consta che al compimento degli ottant’anni il vecchio Papa abbia scritto ancora pensieri simili, avrei desiderio di consultare il volume, ma come sempre avviene avendolo prestato, non mi è più stato restituito ed io non ricordo a chi l’ho dato.

Il desiderio nasce dal fatto che il 15 marzo, le famose “idi” fatali per Cesare, anch’io sono giunto all’ottantesimo anno di età.

Rifacendomi a Papa Roncalli che consigliava di mettere ogni giorno nero su bianco, e diceva ancora: “Nessun giorno sine linea” (ossia senza registrare qualche sentimento o qualche avvenimento!

Ci provo anch’io: da un punto di vista fisica; capigliatura folta ma tutta bianca, alla don Vecchi; passo più lento ed appesantito; addio alla linea, al sonno, alla bicicletta!

Da un punto di vista razionale, a parte i vuoti di nomi, date, pare che il cervello giri ancora e sia ad una ricerca appassionata di una religiosità essenziale e rispondente alla sensibilità dell’uomo d’oggi.

Da un punto di vista di progetti e di sogni il buon Dio non mi ha fortunatamente abbandonato; coltivo sogni e progetti per cui mi servirebbe ancora mezzo secolo per portarli a termine!

Brontolo, rifiuto la sciatteria nel vestire dei giovani, mi appassiono e mi arrabbio per la politica, sono critico quanto mai per il poco coraggio ed intraprendenza dei preti nel campo della pastorale; mi sembrano troppo rassegnati, chiusi in difesa quasi dubbiosi della validità del loro patrimonio ideale.

Sono fortunatamente molto felice della mia comunità di cristiani, che pur quasi senza chiesa, prega e ricerca il volto di Dio nella cappella del cimitero.

Non mi preoccupa più di tanto la salute anche se molte parti di me reggono a suon di pastiglie.

Suvvia! Non mi lagno, ringrazio il buon Dio che è perfino troppo generoso e benevolo con me! Metterei per ora la firma per altri dieci anni!


Le graduatorie della Ulss e i poveri

sabato, 18 aprile 2009

Al don Vecchi gli anziani dicono di stare bene, non c’è alcuno che sia rimasto deluso o si sia stancato cercando una soluzione diversa o migliore.

Tutto questo, assieme alle continue ed insistenti domande d’ingresso, non può che farmi felice. La formula è stata indovinata, molti la stanno copiando ed anche questo mi fa contento.

Purtroppo però neanche al don Vecchi si è scoperta la ricetta per bloccare l’avanzare del tempo con i suoi rovinosi effetti sul corpo e sullo spirito. Ormai l’età media dei 300 residenti presso i Centri don Vecchi si aggira intorno agli 84 anni; di giorno in giorno aumentano i bastoni da passeggio e soprattutto i deambulatori cioè “i spassisi” per vecchi! Tanto che, se continuiamo di questo passo, dovremo installare semafori sui corridoi principali ed assumere vigili per regolare il traffico!

Il problema attualmente si è tentato di risolverlo con l’aiuto del Comune, delle famiglie e dell’amministrazione del Centro creando supporti infermieristici e familiari per supplire alle aumentate deficienze fisiche, aumentando così un’autosufficienza con una componente “artificiale”.

Stiamo attuando un progetto ambizioso di prolungamento dell’autosufficienza, che per ora tiene, ma non mi illudo che potrà reggere a lungo. D’altra parte oggi vi sono 600 concittadini in attesa di poter entrare in quei tristemente famosi “paradisi terrestri”, che per il costo dovrebbero essere tali, ma in realtà non lo sono. Molti di essi non vi entreranno mai, anche perché le graduatorie della Ulss fanno acqua!

Ho scoperto in questi giorni che basta essere accolti in una casa di riposo per non autosufficienti, pagando 5-6 milioni di vecchie lire al mese, per avere l’aumento di 30 punti e poter così passare in testa alla graduatoria, lasciando così i vecchi poveri in eterna lista d’attesa!

Si apre un altro fronte per chi vuole aiutare gli ultimi!

Altri problemi, altre battaglie!


Continuare a promuovere sempre e comunque la vita!

venerdì, 17 aprile 2009

Sulla fine di Eluana e sui vari attori che l’hanno determinata ho espresso perfino troppo chiaramente la mia opinione. Mi sono schierato senza dubbi e senza tentennamenti con la chiesa e ho riprovato altrettanto decisamente tutti coloro che hanno decretato la fine di questa povera e sfortunata creatura, “in primis” contro l’ulteriore prova dell’arroganza del potere giudiziario.

Non assolvo assolutamente il padre, come ha fatto la maggioranza e neppure lo comprendo; spero solo che il terribile dramma che l’ha colpito gli abbia tolto serenità, equilibrio, saggezza e lucidità di giudizio.

Solamente per questi motivi gli offro la mia comprensione e l’affido alla misericordia di Dio.

Per me il principio assoluto è quello della Bibbia: “Non uccidere” mai e nessuno, neppure Caino.
Non uccidere, punto e basta!

Se qualcuno può decidere legalmente la fine di una creatura indifesa e che non fa male a nessuno perché si dovrebbe non sopprimere i vecchi incoscienti, improduttivi e costosi, i delinquenti, le persone ritenute da qualcuno socialmente nocive, chi si oppone al supposto progresso, i tiranni e i loro fiancheggiatori.

Con la scelta fatta si potrebbero giustificare perfino i genocidi di Nerone, Stalin, Hitler, Polpot e la lista purtroppo è ancora molto lunga.

Sono convinto che l’eutanasia è la continuazione logica e perversa dell’aborto, checché ne pensino i radicali, la sinistra o la destra!

In questi giorni ho trovato in un bollettino parrocchiale della nostra città questo trafiletto, lo trascrivo perché affronta il problema da un’altra angolatura, ma non meno convincente della mia. Ragionamento che riporto:

“Quando questa estate, puntuali come la morte, i giornali ci faranno la predica e ci diranno che abbandonare cani e gatti durante le ferie è un reato e che è segno di inciviltà e che non si può negare a questi amici dell’uomo un minimo di attenzione anche se il desiderio delle ferie è impellente… farò loro una grossa pernacchia. Se è giusto, ed è giusto, non negare agli animali un po’ di cibo e un po’ di acqua non sarebbe stato altrettanto giusto non negarla ad una persona umana che non era per strada, abbandonata come un barbone, ma aveva trovato nella Chiesa e in una delle sue famiglie religiose chi la teneva come una “di casa” con pazienza, con fedeltà, con quell’amore che il padre non ha certamente dimostrato.

Lungi dal giudicare la coscienza, compito sempre impossibile all’uomo e consentito solo a Dio, di fatto si può definire solo in una maniera:

E’ strano che ad abbandonare Eluana, la più indifesa delle creature, sia stata una parte politica che si ritiene dalla parte dei poveri, degli indifesi, degli abbandonati. Un’altra bruttissima figura, per non dire di peggio, della sinistra italiana.

Noi cosa possiamo fare?

Continuare a promuovere sempre e comunque la vita, rispettandola persino nelle foglie e nelle formiche, e facendo tutto il possibile perché nessuna creatura umana possa dire: sono stata abbandonata. E poi pregare anche per i genitori di Eluana: non deve essere stato facile nemmeno per loro questo calvario. Di sicuro hanno imboccato la strada sbagliata, ma ne hanno pagato il conto. Per loro misericordia e preghiera.

Chi ha spento Eluana purtroppo ha spento pure un po’ della coscienza del popolo italiano, e questo non è meno grave, anzi forse più, della fine di quella povera creatura.”


Ateobus e atei

giovedì, 16 aprile 2009

Credo che un po’ tutti, anche se l’attenzione dei giornali, ma sopratutto della televisione è stata piuttosto rapida e marginale, siamo stati colpiti dalla notizia che sugli autobus genovesi è stata reclamizzata una scritta, richiesta da un gruppo organizzato di atei: “Una cattiva notizia: Dio non esiste, ed una buona: non cambia nulla”

L’iniziativa è sbollita presto perché secondo alcuni, l’azienda che doveva gestire questa pubblicità, l’ha ritenuta controproducente a livello economico e, secondo altri, perché i filotranvieri, con tanto buon senso, si sono rifiutati di condurre gli autobus con quelle frasi irridenti la fede.

Comunque qualsiasi sia stato il motivo che ha fatto fallire questo proposito, la notizia mi ha fatto pensare e quasi costretto ad indagare maggiormente e a prendere posizione, almeno a livello interiore.

Ho appreso così che questo tentativo non è nuovo, infatti era già stato tentato a Bergamo, ma soprattutto ho scoperto che in questo sforzo di colpire al cuore la fede non è stata solamente l’Unione Sovietica negli anni di “buio a mezzogiorno”, ma pure in Italia ci sono sparuti gruppi di ateisti organizzati che ogni tanto fanno queste macabre e dissacranti sortite.

A parte la sicumera di questa gente che si autopromuove a persone anticipatrici dell’avvenire, fautori della razionalità e nemici acerrimi dell’oscurantismo religioso e clericale, mi chiedo a chi giovano questi attacchi acidi e saccenti alla fede dei credenti?

Immagino che non dovrebbe recare alcun disturbo agli atei che la stragrande maggioranza dei propri concittadini si professino credenti, ed ammesso ma non concesso che questo gruppo sparuto di personaggi avesse ragione e che il mondo intero di tutti i tempi avesse torto, e che la fede fosse solamente una dolce e rassicurante illusione, ripeterei loro come il grande Pascal che torna sempre conto scommettere sul positivo perché così uno comunque passa meglio la vita, in maniera più serena e comunque avrebbe la stessa sorte dei non credenti.

Io rimango del parere che questo tipo di atei acidi e dissacranti sono persone irrequiete, frustrate, bastian contrari che sfogano la loro incapacità o volontà di vivere secondo sane regole morali e di pensiero, che invidiano chi invece conduce una vita morigerata, serena e positiva: comunque essi saranno sempre destinati a rimanere ai margini della vita e soccombenti come dimostra la storia antica e recente.


La solidarietà ed il giudizio di Cristo

giovedì, 16 aprile 2009

Sono moltissimi anni che nutro il sospetto che Iddio, creatore del cielo e della terra, sia molto interessato e gradisca quanto mai il fumo d’incenso, anche se è incenso vero e non artificiale, i paludamenti suntuosi dei pontificali, la nenia infinita di un rosario dopo l’altro, novene ed ottavari, l’organizzazione turistica verso determinati santuari o l’esasperata pubblicizzazione di certi santi da miracoli.

Sono dubbi che tengo quasi sempre per me, perché sono invece convinto che sia sacrilegio e deprecabile turbare la fede dei semplici.

Detto questo però mi pare che sia dovere di un pastore d’anime mettere in luce determinate pagine del Vangelo che manifestano, senza ombra di dubbio, il pensiero di Cristo, ricordando a tutti che il primo a dettare indirizzi nella pietà dei cristiani sia appunto Cristo che è il fondatore e la pietra d’angolo della chiesa.

Qualche giorno fa mi ritrovavo col gruppetto dei fedeli che durante la celebrazione dell’Eucarestia, ascoltavano il brano del Vangelo che illustrava in maniera semplice, comprensibile e ribadita i paradigmi del Giudizio finale del Signore ai fedeli che sono chiamati a sottoporsi a questo esame: “Avevo fame, sete, ero ignudo, forestiero, in carcere e tu mi hai aiutato, oppure tu non mi hai aiutato” terminando col ribadire che ogni volta “che abbiamo aiutato o non aiutato il povero, abbiamo porto aiuto o rifiutato aiuto a Cristo stesso, Figlio di Dio”

Concludendo con la sentenza di accoglienza nel Regno o la condanna alla Geenna.

Mi pare quindi indubbio che il giudizio di Cristo ha come materia principale e forse unica: la solidarietà.

Mentre riflettevo ancora una volta non sulle chiose dei mistici o dei moralisti, ma sulla parola di Gesù, mi chiedevo: “Ma com’è possibile, che le nostre catechesi e le nostre prediche non si rifacciano con maggior precisione e determinazione, su queste verità certe piuttosto che su fumosi ed incerti obiettivi di gente di chiesa che non so con quale autorità propongono indirizzi macchinosi, talvolta razionalmente fragili e poco comprensibili da un punto di vista esistenziale?”

Con prudenza e pazienza, ma con decisione tenterò allora di sparare le ultime cartucce su bersagli validi piuttosto che su bolle, seppur iridate, di sapone!


Promesse, dichiarazioni e guadagni

mercoledì, 15 aprile 2009

Più volte ho sentito dire, dall’assessore Vecchiato e dallo stesso sindaco Cacciari, che l’amministrazione comunale aveva scelto di circondare di un polmone verde il nuovo ospedale e coerentemente avevano osteggiato la mia richiesta di costruire una struttura per i familiari dei degenti del nuovo ospedale di eccellenza qual’è l’Angelo in un terreno che un privato interessato mi offriva.

Avevano quindi abbracciato la soluzione di darmi prima 10.000 metri di superficie, poi 5.000 per una piccola struttura che rispondesse a questa esigenza. Infine le cose sono andate diversamente; mi si è offerto l’intervento dell’Ulss che avrebbe fatto prima, avrebbe pagato tutto e soprattutto avrebbe inserito questo piccolo intervento in un progetto globale rispondente alle varie esigenze della sanità.

Benissimo!

Poi sono successe altre varianti e proposte, che non sempre sono riuscito a seguire e meno ancora a comprendere.

Quello che invece constato con i miei occhi è che l’ospedale con i pochi campetti verdi che lo circondano sembra un fortino assediato; a sud, a nord, a ponente e a levante stanno sorgendo fabbricati in ogni dove, in barba alle solenni dichiarazioni dei vari protagonisti della vita sociale della nostra città.

Stamattina poi, un piccolo imprenditore, di tutt’altro settore, si occupa infatti di defunti, mi ha informato con molto entusiasmo che a giorni aprirà una specie di foresteria a due passi dall’ospedale con 18 posti letto e spera di fare affari d’oro. Mi parlava infatti di settanta, ottanta euro alla notte.

Io sono felicissimo che in tanti rispondano alle esigenze create dal nuovo ospedale, che tutti guadagnino; sono invece angosciato al pensiero della povera gente che viene da Alghero o da Messina, nella speranza che l’oculistica o la toracica, facciano il “miracolo” al loro congiunto e che oltre all’angoscia per il male debbono accollarsi anche quella di un posto letto.

Mi viene spesso il ricordo della mia povera mamma e di mia sorella che una quarantina di anni fa in una contingenza simile, avendo chiesto una pensione da pochi soldi, finirono per passare una notte d’angoscia e d’inferno in un asilo notturno di Milano!

Io non conosco gli stipendi dei nostri amministratori, però sono assolutamente certo che superano di gran lunga quelli dei disperati del sud.


Parole che lasciano il segno

martedì, 14 aprile 2009

Io lavoro, normalmente per “L’incontro”, in un piccolo sgabuzzino, un po’ lontano da “casa mia” che per un po’ di vezzo chiamo alla D’Annunzio, il mio “romitorio”.

Il mio romitorio è sito in un luogo appartato e silenzioso del don Vecchi, normalmente non passa di là quasi mai nessuno, se non il vecchio Severino che torna a casa sua canticchiando qualche vecchia romanza.

La stanzina un metro e mezzo per tre, contiene il mio archivio artigianale di foto di giornale e di articoli che ritaglio in sovrabbondanza dalle riviste e dai giornali di ispirazione cristiana che mi giungono ogni settimana.

Quando faccio i lavori manuali di impaginazione vecchio stampo, ascolto radio radicale. La manopola è sempre fissa sull’onda di questa emittente per il pericolo di perderla.

Ultimamente ho sentito il patetico commiato di Veltroni. In tempi recenti questo segretario del PD mi aveva irritato alquanto, ma di fronte al fallimento di un sogno, che in qualche modo avevo condiviso, mi ha commosso.

Le parole, i sentimenti di Veltroni, hanno richiamato alla mia memoria il minatore di “Le stelle stanno a guardare”, stelle fredde e sprezzanti che registravano imperterrite il ritorno nelle fauci della miniera del minatore deputato che era stato sconfitto dai furbi di turno.

Qualche giorno fa ho sentito l’intervento di Pannella nell’ultimo dei frequenti congressi radicali. L’ho confessato tante volte: verso i radicali nutro un complesso di odio e amore quanto mai intenso.

Per un certo verso provo rammarico e repulsione per l’anticlericalismo viscerale, per il richiamo ad una presunta non violenza e per una mentalità liberista a livello economico ed una militanza di sinistra per sfacciato tornaconto finanziario ed elettorale.

Quando però Pannella, non con molta convinzione interiore, reclama una religione libera, disinteressata, povera, rispettosa ed evangelica, allora mi mette più in crisi di quanto non possano fare un sermone o un’enciclica. In quei momenti l’unico appiglio che mi salva è “la chiesa in grembiule” del povero don Tonino Bello, defunto vescovo di Barletta.

Ringrazio allora il Signore che si avvale perfino di Pannella per sollecitarmi a ravvedere la mia condotta di ministro di Santa Romana Chiesa.


La genesi del “Coraggio”

domenica, 12 aprile 2009

Santifichiamo la Pasqua raccontando la genesi del “Coraggio“, il quindicinale cristiano gratuito destinato agli ospiti, i relatori, gli operatori sanitari ed i volontari ospedalieri delle strutture sanitarie di Mestre.

Racconta don Armando…

Qualche tempo fa ho incontrato un abitante della vecchia Carpenedo, che mi ha raccontato che la maggior parte delle case di Borgo Pezzana, la viuzza che porta dal Terraglio all’Auchan, sono state costruite con le pietre del vecchio campanile di San Marco, afflosciatosi su se stesso nel lontano 1902.

I tempi difficili hanno suggerito ad un imprenditore mestrino di recuperare le pietre della torre campanaria franata in piazza San Marco per costruire le casupole di Borgo Pezzana. A quel tempo non era ancora arrivato il consumismo!

Un’operazione del genere è stata fatta in accordo tra la San Vincenzo di Mestre e la redazione de “L’incontro”.

Con i resti di due progetti franati per motivi diversi si è cercato di costruire un qualcosa che si spera, seppur poveramente, possa resistere nel tempo. Alludo alla nascita di un nuovo periodico destinato ai degenti e operatori sanitari degli ospedali di Mestre: l’Angelo, Villa Salus, il Policlinico S. Marco e delle case di riposo di Santa Maria dei Battuti di via Spalti, di Santa Maria del Rosario, Anni Azzurri, Centro Nazaret e Contarini.

Progetti, personale, linea editoriale sono arrivati dai defunti “Coraggio” della S. Vincenzo, morto per carenza di giornalisti e “L’Angelo” deceduto per mancanza di collaborazione del personale religioso dell’ospedale all’Angelo e per la carenza di una valida rete di distribuzione.

I familiari dei “cari estinti” si sono uniti per dar vita al “Nuovo coraggio”.

Alla San Vincenzo è stata offerta la vecchia testata e alla redazione de “L’incontro”, la linea editoriale.

L’unione è piuttosto traballante e precaria, ma l’urgenza e la necessità di un supporto pastorale ad un’assistenza religiosa estremamente precaria era tale per cui parve giusto tentare.

Ora non mi resta che pregare ed augurarmi che “In nomine domini, procidamus in pacem” come reggono da un secolo le case di Borgo Pezzana speriamo che regga pure il nuovo periodico nato da due fallimenti!


A volte manca il rispetto!

sabato, 11 aprile 2009

Purtroppo pare che a questo mondo non ci sia più nulla di totalmente pulito e sano. Le realtà umane, anche quelle gestite dalla chiesa e destinate ai poveri, sono quasi sempre contrassegnate da qualche magagna truffaldina che talvolta le impoverisce e che scandalizza tutti quelli che le vorrebbero pure ed immacolate.

Quando scopro qualcosa del genere sto male, mi arrabbio, ma finisco col constatare che ci sono certe convinzioni, talmente consolidate, che neanche se si bombardassero con una atomica si riuscirebbe a farle saltare.

E vengo alla causa di questo sfogo.

Abbiamo proclamato ai quattro venti che il don Vecchi è destinato agli anziani più poveri. Ma non ci siamo limitati ai proclami, infatti, a suo tempo, chiedemmo ad una piccola commissione, di persone per bene, di valutare le domande di ingresso al Centro, di accertarsi sulla condizione economica facendo portare ai richiedenti anche una documentazione perché è giusto che le offerte dei concittadini, per gli anziani poveri, vadano per i poveri!

Qualche giorno fa mi è stato riferito che una certa persona, residente al don Vecchi, accolta nonostante avesse una pensione più che discreta perchè obiettivamente aveva bisogno di una struttura protetta, ha offerto, prima di entrare, ai tre nipoti un appartamento ciascuno per poi beneficiare di un alloggio al Centro destinato ad un anziano di condizioni economiche disagiate.

Purtroppo questo non è l’unico caso di cui, nonostante le nostre attenzioni, è passato tra le griglie della selezione.

La gente si confessa se ha perduto una messa, ma non sente alcun pentimento se ha rubato un appartamento destinato ai poveri per donarlo ai giovani nipoti ai quali avrebbe fatto più che bene far fare sacrifici per acquistarselo l’alloggio!

A tutto si aggiunge pure che queste cose non le vengono a sapere soltanto i responsabili della struttura, ma prima ancora la gente che pensa a privilegi e critica a ruota libera.


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