Don Armando Trevisiol


Archivio di marzo 2009

Parrocchie ammalate di “parrocchite”

sabato, 21 marzo 2009

Monsignor Vecchi abbastanza di frequente si lasciava andare a qualche sentenza. Con me lo faceva senza tante preoccupazioni perché avvertiva tutta la mia ingenuità d’allora. Non è che oggi mi sia fatto furbo, perché continuo a pigliar cantonate accettando facilmente per vere certe affermazioni di persone che, alla maniera dei diplomatici, fanno finta di credere a certe cose di cui sono convinti della loro falsità.

Ho sempre detestato la diplomazia e continuo a farlo perché mi piacciono le persone che escono allo scoperto, che si compromettono, che pagano di persona i loro convincimenti.

Ebbene, tornando a bomba, Monsignore era solito affermare che quando nella società, in cui vivi, vengono continuamente ribaditi certi concetti e ripetute certe parole, che dovrebbero rappresentarli, è segno che quelle realtà sono scomparse e che si spera di richiamarle in vita o ci si illude risuscitarle al concetto di “comunità”.

La comunità esisteva davvero quando non se ne parlava mai; è scomparsa allorquando se n’è cominciato a parlare ad ogni piè sospinto.

Credo che a Mestre ci si trovi in questo preciso stadio nei riguardi dello spirito comunitario, degli organi mediante cui dovrebbe esprimersi e della vita sociale in cui dovrebbe essere presente.

Quando scrissi che le nostre parrocchie sono ammalate di parrocchite, per cui si è steso un cordone sanitario insuperabile ai confini delle stesse, successe un putiferio di reazioni sdegnate.

In realtà le parrocchie tutte, grandi e piccole, pensano ai fatti propri, ai loro interessi; ciò che supera l’ombra del campanile è terra di nessuno o dei pochi patiti che per convinzione o per incarico ufficiale se ne occupano tra l’indifferenza più o meno manifesta di tutti, comunque sono convinti che passerà anche questa stagione.

Tutto passa!


Quando gli ideali vengono profanati e delusi

venerdì, 20 marzo 2009

Un tempo era abbastanza di moda illustrare certi avvenimenti presentando le due facce opposte della notizia o del fatto “visti da destra e visti da sinistra”. Si era in quel tempo in cui prosperavano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista; il bianco e il nero, o forse sarebbe meglio di dire: il bianco e il rosso”. E’ vero che anche oggi tra PD e PdL le cose non sono tanto diverse. Però un tempo c’erano due filosofie, due utopie, due modi opposti di leggere la storia, due progetti radicalmente diversi, mentre oggi c’è solo confusione, sete di potere, questione di soldi e di poltrone, ambizioni ed interessi!

La seconda repubblica non pare tanto diversa e tanto migliore della prima, comunque rimane il fatto che però ha mandato in frantumi prima la “balena bianca” e poi “il partito dei lavoratori”.

La storia procede sempre inesorabile!

Molti anni fa, quando i tribunali hanno fatto cocci della D.C. mi è capitato di vedere i volti smarriti dei protagonisti di quel partito, messi alla gogna dai giudici. Penso che sia capitato così anche per i gregari e per gli elettori democristiani. Io ringrazio Dio che mio padre sia morto di morte naturale prima della disgregazione D.C. altrimenti sarebbe morto di delusione e disfatta politica.

Circa i “Comunisti di fede” non mi era mai capitato di sentire gli esiti della polverizzazione del partito. Sennonché l’altra sera, in una telefonata occasionale con una signora che stimo, mi sono reso conto di quanto massacro ideale abbia determinato la disgregazione del partito comunista.

Quella signora aveva la stessa fede, lo stesso entusiasmo, lo stesso sogno di mio padre anche se di colore opposto. La confessione di questa donna intelligente e generosa mi ha letteralmente commosso, l’avrei abbracciata se mi fosse stata accanto.

Ora sono più che mai convinto che chi profana e delude gli ideali dei puri e dei semplici, commette un sacrilegio pari a quei peccati che il catechismo una volta affermava che non potevano essere perdonati da Dio stesso!


Farsi sentire

giovedì, 19 marzo 2009

Molti anni fa lessi un articolo in cui si affermava che in Italia politici ed amministratori di enti statali o comunali fanno di testa loro e combinano tanti guai, perché una volta eletti, sono lasciati soli e non giungono loro le reazioni della popolazione la quale brontola ma difficilmente partecipa attivamente, manifestando il proprio pensiero.

Lo stesso articolo continuava affermando che in altri Paesi le cose non andavano così. Infatti in America, in occasione di una presa di posizione della Casa Bianca, ben 25.000 americani avevano manifestato disappunto scrivendo al presidente degli Stati Uniti. Da noi il comportamento della gente è ben diverso, il popolo mugugna ma raramente i cittadini prendono posizione, uscendo allo scoperto e firmando il proprio parere.

La lezione mi parve buona e da quella volta spesso prendo posizione manifestando il mio parere nei vari organi di stampa o scrivendo direttamente ai preposti ai vari settori della Civica Amministrazione.

A dire il vero i risultati sono stati alquanto modesti! E’ ben vero che l’apparire di una “rondine non fa primavera!”

Scrissi al Sindaco, in occasione di due articoli apparsi su “Il Gazzettino” in cui si affermava che il progetto de “Il Samaritano” giaceva negletto nei cassetti del Comune. Scrissi ancora al prosindaco Mognato e a Venturini presidente della municipalità per lo scandalo del piazzale del cimitero, il cantiere che tira a campare da mesi e mesi ed un progetto che riduce drasticamente i posti macchina, mentre a parer mio, avrebbe dovuto aumentarli.

In ambedue i casi, silenzio assoluto!

Molto probabilmente Sindaco e Prosindaco e Municipalità non possono avvalersi della collaborazione dei tremilaseicento dipendenti comunali (la più numerosa impresa cittadina).


“Amiens Peato, sed magis amica verità!”

martedì, 17 marzo 2009

Ci sono detti popolari che spesso hanno fatto fortuna quasi solamente perché formulati con una rima che facilita la memoria, ma che di sapienza ne contengono ben poca.

Mio padre spesso faceva il meteorologo usando qualche proverbio probabilmente imparato dal calendario “Bepogallo da Casier”: “Nuvole a pecorelle, pioggia a catinelle!”

Altri detti, condensati in frasi ormai diventate universalmente note, che hanno una maggior consistenza culturale, e c’è sempre qualcuno, dalla felice memoria, che le cita a proposito consolidando una certa sapienza popolare che costituisce un aspetto della cultura propria della civiltà dei veneti.

Qualche tempo fa mi è capitato sotto mano una pubblicazione di questo genere in cui ho trovato tanto del buon senso e del criterio della nostra gente.

Vi sono poi delle sentenze, che ci giungono dai secoli, che costituiscono, non solo una chiave interpretativa degli eventi, ma contengono una utopia, seppur modesta e parziale, ma valida e stimolante, tanto da essere sempre là pronta ad orientarti e stimolarti.

Qualche giorno fa pensavo a quanto bene mi ha fatto una sentenza, imparata sui banchi del liceo, durante le lezioni di storia della filosofia: “Amiens Peato, sed magis amica verità!” Stimo ed amo Peatune per il suo intuito e la sua saggezza, però scelgo e preferisco in ogni caso la verità.

Possedere un certo patrimonio di questi contenitori di sapienza aiuta a valutare a fare scelte più nobili, più alte e più libere.

Questa “sentenza” mi ha sempre aiutato a fare scelte di libertà, per cui trovo ancora il coraggio di guardarmi allo specchio, anche se mi ha costretto a pagare, talvolta prezzi consistenti per essere fedele, comunque le sono riconoscente!


Volontariato nel borgo degli anziani

martedì, 17 marzo 2009

Mi è voluta una vita intera per capire che le persone rendono di più se si sentono gratificate e provano senso di benessere se si richiede loro quello per cui sono naturalmente portate, mentre se, anche con le migliori intenzioni, s’impone loro qualcosa che non è congeniale con la loro indole, faticano di più, rendono meno e soprattutto lo fanno malvolentieri.

Non è facile però in una comunità scoprire per ognuno il posto giusto!

Entrato al don Vecchi, per convinzione e per necessità, ho cominciato a predicare e a premere perché ognuno collaborasse per il bene comune.

Al don Vecchi si può continuare ad accettare anche le persone con pensioni irrisorie solamente se si può avvalersi della collaborazione volontaria dei residenti e dei, non moltissimi, volontari esterni.

Mosso da questa convinzione ho cominciato a premere in ogni modo perché nascesse questo coinvolgimento e questa collaborazione, ottenendo però risultati più che modesti. E questo era diventato per me incomprensibile tanto da avvertire un sentimento di frustrazione e di impotenza. Poi, venendo a conoscere pian piano l’indole e le propensioni di ognuno, vedo che lentamente ma felicemente le diverse e variopinte tessere del puzzle vanno al loro posto.

Di primo mattino c’è chi porta in casa i pacchi di “Leggo” e de “il Mestre”, c’è chi dispensa i volumi per gli ipovedenti, chi organizza i prelievi del sangue, chi bagna le piante, chi carica gli orologi, chi distribuisce per tutta Mestre “L’incontro”, chi pota le rose, chi prepara le tavole, chi si impegna ai magazzini S. Martino, chi piega i giornali, chi serve al bar, chi va a fare gli acquisti ecc….

Il borgo degli anziani si sta dando un’organizzazione puntuale ed efficace, però con calma, rispetto, pazienza e comprensione.

L’avessi scoperto prima, le cose sarebbero andate meglio anche in parrocchia!


L’assistenza religiosa all’Angelo

domenica, 15 marzo 2009

Nel mio diario, in questi ultimi mesi, sono ritornato più volte sulla mia “avventura ospedaliera”.

Se avessi venti anni di meno, vedendo le difficoltà che la chiesa veneziana incontra, nel risolvere in maniera adeguata il problema dell’assistenza religiosa in ospedale, mi sarei già offerto ad occuparmene.

Ora sono decisamente fuori tempo massimo, ma questo non mi impedisce di riflettere su questo problema, fare ipotesi, imbastire progetti.

Comunque da qualsiasi parte rigiri il problema, mi pare che la Curia non riuscirà mai a trovare due sacerdoti, pur senza esperienze e risorse eccellenti.

L’alternativa, seppur parziale, è quella di mobilitare, responsabilizzare ed impegnare il laicato cattolico. Fortunatamente i cristiani che fanno volontariato in ospedale, operino pure dietro sigle e bandiere differenti, sono tutti cristiani e della migliore qualità.

Perciò l’unica soluzione possibile, che poi è la migliore, e quella che ha domani è maturare il volontariato, formarlo e dargli strumenti operativi validi. La mente e il cuore che dovrebbe promuovere tutto questo è quella, che oggi viene chiamata la cappellania dell’ospedale, ma che per ora è molto lontana d’avere questa capacità. Speriamo che lo sia per il prossimo futuro.

Se per ora riuscissimo a mettere assieme un gruppo di laici motivati e decisi si potrebbe far supplenza e mettere le premesse per il domani. Poi ci penserà la Provvidenza e ci lasceremo condurre dai suoi saggi suggerimenti. Già i primi contatti mi sembrano positivi e perciò farò di tutto perché si coaguli intorno ad un settimanale dedicato agli ammalati, un gruppo operativo che coinvolga il laicato sensibile a questo problema.


Tanti auguri don Armando!

domenica, 15 marzo 2009

La redazione del blog utilizza “abusivamente” questo spazio per porgere i più affettuosi auguri di buon compleanno al neo-ottantenne don Armando Trevisiol!

Unitevi alla festa nei commenti!


Originali variazioni liturgiche

sabato, 14 marzo 2009

Ho partecipato recentemente come concelebrante, ad un funerale che si è tenuto in una delle trentadue parrocchie della nostra città.

Il celebrante, da quanto ho potuto constatare durante la funzione, fa parte a quell’ormai numeroso gruppo di sacerdoti che avvertono un bisogno irrefrenabile di operare dei piccoli o grandi cambiamenti nella liturgia ufficiale adottata dalla chiesa per la celebrazione della Santa Messa. Ci sono anche dei preti che si permettono delle variazioni che riguardanono la sostanza. Ho sentito di un prete olandese che buttava alle galline i frammenti delle Ostie che aveva consacrato durante la messa, ritenendo che fosse importante il segno della ripetizione della formula detta da Gesù durante l’ultima cena, ma probabilmente non accettava per nulla la dottrina della chiesa sulla presenza eucaristica di Cristo. Altri preti invece si permettono della trovate più di forma che di sostanza. Mi è stato riferito di un collega che prima della messa mandava un chierichetto dal fornaio a comperare mezzo chilo di pane che poi lui consacrava durante la messa.

A questo mondo purtroppo o per fortuna, siamo di tante teste!

Io sono per una applicazione abbastanza rigida delle forme liturgiche, perchè penso che la convinzione interiore del sacerdote dia pregnanza da sola al segno sacro.

Per venire all’ultima esperienza, il celebrante si permise delle varianti di poco conto, che mi sembravano più un vezzo che una scelta ideologica.

Quello che mi sorprese però non più di tanto fu il fatto che durante il funerale, in cui la norma non impone la recita del credo, disse all’assemblea fatta di tutti vecchi come me, “Ora, recitiamo il credo che è il segno della nostra fede, mettendo la mano sul cuore come quando si canta l’inno nazionale: “Fratelli d’Italia” la cosa nè mi turbò nè mi scandalizzò, pur portandomi la fantasia sul prato verde della Casa Bianca, ed accomunandomi a Bush o ad Obama, piuttosto che a Tommaso che si prostra dicendo “Dio mio e Signore mio!”


Ho sempre preferito i testimoni ai venditori di fumo!

venerdì, 13 marzo 2009

Nel volume in cui sono raccolte le lettere di don Lorenzo Milani, scritte alle persone con cui ebbe a che fare questo prete coraggioso, povero, intelligente e santo, ce n’è una che, per me, è come la stella polare che offre un orientamento sicuro.

Don Milani scrive questa lettera ad un certo “Pipetta”, non so se sia un cognome o un soprannome affibbiatogli da qualcuno? Questo Pipetta era, da quanto emerge dalla lettera, un povero proletario di sinistra che, a livello sociale, si trovava in piena sintonia con il prete fiorentino e di cui molto probabilmente era amico tanto da sognare assieme una società più giusta.

“Bada bene, caro Pipetta” scrive don Lorenzo Milani, “che ora sono con te nella barricata, e combatto con te la battaglia della giustizia, ma se domani, per un qualsiasi motivo, tu ti trovassi dalla parte di chi opprime, di chi usa il potere per fare ingiustizia, io ti tradirò perché io starò sempre con gli ultimi, con quelli che subiscono”.

Nella mia vita non ho mai aderito interiormente ad una fazione, ad un partito, ad un movimento perché ho amato e sempre preteso la libertà di stare con gli ultimi; mi ritenessero comunista o fascista!

Destra, Sinistra e Centro, per me sono parole vuote e paraventi spesso di disonestà e di imbroglio; a me interessa chi sta con gli ultimi, chi ne fa gli interessi e ne promuove i diritti.

Sempre poi ho preferito e preferisco chi testimonia in pubblico ed in privato queste scelte.

Per fare un esempio avrei preferito La Pira anche se fosse stato il segretario del Mis o dei liberali, a Bertinotti anche se rappresentasse la sinistra più radicale.

Ho sempre preferito i testimoni ai venditori di fumo!


La bellezza e l’importanza del cinque per mille

giovedì, 12 marzo 2009

Ogni tanto anche il governo fa qualcosa di buono!
A differenza di qualche mio confratello penso che il governo di sinistra o di destra, ha decretato che i cittadini potevano finanziare certe istituzioni in cui credono destinando l’8/1000 della tassazione del loro reddito. E ritengo altrettanto giusta quell’altra norma, che nonostante qualche tentennamento è stata riconfermata, ossia che sempre i cittadini possono pure destinare il 5/1000 della tassazione sul loro reddito per una associazione di volontariato che opera nel campo sociale.

Gandhi, il grande pensatore e mistico indiano, ha intelligentemente affermato che lo Stato ideale è quello in cui il governo decide meno per lasciar spazio ai cittadini di farlo direttamente. Gli interventi dei governanti pur avendo essi emolumenti perfino scandalosi, sono quasi sempre interessati!

La trovata del 5 per mille, che permette alle associazioni di volontariato di autofinanziarsi, gestendo in prima persona quella piccolissima e marginale parte di tasse imposta dallo Stato, è stata una soluzione geniale, perché se lo Stato lo facesse direttamente spenderebbe mille volte tanto!

Il guaio è che bisogna convincere i cittadini della validità dei servizi portati avanti da queste organizzazioni di volontariato. A me pare che gli organismi dei quali mi occupo, abbiano tutte le carte in regola. La Fondazione, con il suo servizio per offrire residenza confortevole ed economica agli anziani meno abbienti, mi pare che dovrebbe avere l’appoggio della stragrande maggioranza dei cittadini. Anche “Carpenedo solidale” con i magazzini che forniscono mobili, generi alimentari e supporti per gli infermi, “Vestire gli ignudi” che fornisce indumenti, hanno finalità largamente apprezzabili.

Ora si tratta di impegnarsi a fondo per far conoscere queste iniziative. Spero che i tanti amici mi diano una mano, perché solo così usciremo dall’anonimato. Se tutti coloro ,che direttamente o indirettamente hanno beneficiato di queste tre organizzazioni, ci daranno una mano, dovremmo avere un finanziamento sufficiente.


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