Don Armando Trevisiol


Archivio di febbraio 2009

Io presto sarò solo da museo!

sabato, 28 febbraio 2009

E’ triste destino dei vecchi l’avvertire di essere superati dalla mentalità, dalla cultura e soprattutto dalla tecnica.

Io vivo ormai da anni questo disagio esistenziale. Pur ammirando i pregi e la vitalità della giovinezza, non l’invidio nè la rimpiango perché sono esperienze che ho già provato a mio tempo, provo invece frustrazione di fronte alle tecniche offerte dal progresso scientifico che avverto non essere io più in grado di servirmene per raggiungere quegli obiettivi che sono connaturati alle mie scelte di fondo e alla mia missione.

Per un prete è assolutamente essenziale possedere strumenti idonei ed aggiornati per offrire il messaggio che è motivo delle scelte e della vita di un sacerdote.

So usare il microfono, la comunicazione scritta mediante la stampa in genere ed in particolare dei periodici (vedi le numerose esperienze di libri e di periodici). Comprendo ed uso con sufficiente dimestichezza la comunicazione radiofonica (vedi la bella esperienza di Radiocarpini). Conosco l’efficacia e riesco ad utilizzare la comunicazione televisiva. Mentre mi rimane purtroppo sconosciuta l’ultima generazione dei mass-media: telefonini, internet, computer.

Avverto che i nuovi strumenti mediatici stanno ogni giorno di più sostituendo e soppiantando velocemente i precedenti, che pur sono di uscita recente, ed io mi sento ogni giorno sempre più tagliato fuori da questi mezzi di comunicazione portentosi, veloci e di grande efficacia.

Questi mezzi poi stanno modificando stile, mentalità e modalità nel linguaggio e questo mi fa sentire ancora più vecchio e sorpassato, fuori non solo dalla moda, ma anche dalla vita.

Oggi servono preti ma soprattutto preti nati in questo contesto tecnico, perché solo loro possono servirsi, con disinvoltura, di questi nuovi strumenti con cui annunciare il messaggio cristiano.

Io presto, tanto presto, sarò solo da museo!


I cattolici del comune di Venezia

venerdì, 27 febbraio 2009

Pirandello, anche se oggi non è più di moda e non si mettono più frequentemente in scena le sue numerosissime e caustiche commedie, rimane uno scrittore arguto che mette con decisione il dito sulla piaga delle debolezze e delle incoerenze umane.

In questi giorni il mio pensiero è andato a lui essendo io intervenuto, presso la civica amministrazione, per far presente alcune carenze riguardanti il piazzale del cimitero e la chiesa del camposanto. Per dare maggior forza ed autorevolezza al mio dire, ho pensato che era opportuno battere un tasto di carattere politico, affermando che i cattolici del comune di Venezia, assomigliano ai protagonisti della commedia di Pirandello “Sei personaggi in cerca di autore”

Con la dissoluzione della Democrazia Cristiana, che ambiva rappresentare il mondo cattolico, si è instaurata, per me opportunamente, la dottrina che i cristiani potevano, rimanendo tali, militare sia tra i moderati di destra che di sinistra.

Quelli che sono fiduciosi di risolvere i problemi del Paese con le ricette della destra moderata hanno certamente spazio e rappresentanza, mentre, ahimè, quelli, e non sono pochi, che hanno più fiducia delle soluzioni prospettate dai nuovi rappresentanti della sinistra moderata, non hanno assolutamente più rappresentanza politica, nè a livello nazionale e tanto meno a livello locale.

A Venezia tutti i posti sono saldamente già occupati da ex comunisti, che hanno sì cambiato bandiera, ma pare mantengano ancora saldamente ideali e obiettivi che avevano 20-30-40 anni fa e questo non rassicura per nulla i cattolici che non solo non condividono tale impostazione ma l’hanno da sempre combattuta!


Chiese ben chiuse, porte, serrature e custodi

giovedì, 26 febbraio 2009

La fede dei preti pare che talvolta sia inferiore al granello di senape perché Gesù ha affermato che se un credente avesse una fede almeno pari ad un granello di senape potrebbe ordinare ad un albero di togliersi da dove è stato piantato per andare a piantare le proprie radici tra le onde del mare, mentre sembra che i sacerdoti non si fidino per nulla nè di Gesù e tanto meno degli angeli custodi. Pare anzi che la fede dei sacerdoti poggi sulla chiave, sui cardini delle porte, sulle serrature e soprattutto sui custodi a pagamento.

A Venezia, a questo proposito, c’è una cultura giuridica ed una giurisprudenza quanto mai consistenti tra due organizzazioni para-ecclesiastiche che si contendono gli ingressi a pagamento delle varie chiese della città.

Un custode, per quanto vecchio, sordo ed orbo sembra offrire maggior fiducia che il mistero della presenza reale di Gesù nell’Eucarestia, della protezione dei santi e degli angeli!

Io non ho la mansione dell’ispettore che controlla gli orari di apertura e di chiusura delle singole chiese, ma volendo offrire ai fedeli il periodico di formazione religiosa “L’incontro”, vengo a conoscenza, dai miei inviati, di quanta difficoltà incontrino, nel portare il periodico, perché le chiese sono ben chiuse di primo mattino, da mezzogiorno fino alle 16-17 e perfino alle 18. Alcune poi pare aprano solamente per la celebrazione della messa!

Spero che non sia così, però si è tentati di pensare che i nostri preti siano più preoccupati dei pochi centesimi custoditi nelle cassette delle elemosine che dei fedeli che potrebbero ritirarsi qualche momento nella casa della preghiera e del buon Dio!


Con il vil denaro si aiuta il prossimo

mercoledì, 25 febbraio 2009

Quando dimostravo a Monsignor Vecchi la mia ammirazione per chi aveva aiutato la parrocchia o le opere che da essa erano promosse, egli si dimostrava stupito per la mia riconoscenza per questi benefattori che generosamente mettevano a disposizione denaro, strutture o mezzi e mi faceva osservare: “Macchè, sono  invece loro che mi debbono dire grazie perchè ho dato loro l’opportunità di fare un’opera buona e di guadagnarsi qualcosa per il cielo!”

Io non ho imparato in maniera totalmente decisa questa lezione, ma mi è comunque rimasta in fondo alla coscienza e sempre mi aiuta a ribadire ai miei concittadini di ricordarsi dei poveri nel loro testamento.

Qualche risultato l’ho conseguito per il passato, pur non avendo avuto manifestazioni di gratitudine dai benefattori, nè tanto meno dai beneficiati. Speriamo che almeno il buon Dio non si dimentichi di questo povero prete che tenta di turbare la coscienza di chi ha e in cambio riceve quasi sempre il biasimo dei cristiani e dei preti che pare si nutrano soltanto di spirito e perciò si sentono autorizzati a criticare chi si sporca le mani con il vil denaro per aiutare il prossimo.

E’ vero che c’è una carità che si può fare anche con un sorriso, un saluto, uno sguardo ed una stretta di mano, ma questo tipo di solidarietà non è quasi mai compresa da chi è in difficoltà e soprattutto non risolve nulla per chi non ha casa, oppure ha una pensione insufficiente o versa in mille altri guai che si risolvono solamente con il denaro.

Pare che gli inglesi, a proposito, abbiano da tempo superato lo scandalo del denaro con il proverbio popolare: “Il denaro è un pessimo padrone, ma un ottimo servitore!”


La religione della famiglia

martedì, 24 febbraio 2009

La mia specializzazione e la mia occupazione prevalente, essendo cappellano in cimitero, verte, per varie ragioni, sul settore del lutto. Il suffragio rappresenta l’oggetto primario del mio servizio sacerdotale.

Normalmente tento di incontrare qualche parente o un amico del “caro estinto” per avere un’immagine, pur sommaria, del fratello o della sorella da cui la famiglia e la comunità prende commiato e per cogliere la testimonianza globale che ogni persona lascia in eredità ai fratelli che ha incontrato durante la vita. Quasi sempre gli abbozzi che mi consegnano sono abbastanza simili; d’altronde non sono molte le personalità ben definite e di pregio. Comunque io ritengo sempre opportuno cogliere in positivo e talvolta in negativo, in maniera tale che i presenti al commiato ne possano trarre vantaggio dalla testimonianza offerta da chi ci lascia.

Qualche settimana fa, a rispondere alla mia richiesta, è stato il fratello del defunto, il quale mi diede qualche nota abbastanza scontata e comune quali la bontà, l’altruismo e la laboriosità.

Quando però gli chiesi qualche notizia sulla religiosità del fratello scomparso, si affrettò a dirmi che era certamente credente anche se non praticante; poi per specificare meglio, soggiunse che il fratello scomparso aveva soprattutto “la religione della famiglia”, per esaltarne certamente la dedizione per i propri cari.

In cuor mio mi domandai se il Giudice Supremo riconosca questa religione.

I teologi che ho studiato in seminario di certo non parlano di questa “religione” ma mi ricordai delle “Chiavi del Regno” di Cronin, romanzo in cui questo autore inglese sostiene che sono molte le strade che portano al Regno; di certo una di queste può essere la dedizione alla propria famiglia! Lo affidai quindi più fiduciosamente alla misericordia di Dio sperando che anche il buon Dio sia d’accordo!


Il Primario delle anime

lunedì, 23 febbraio 2009

Ora mi reco con minor frequenza, di quando collaboravo a livello pastorale, con lo staff di addetti alla pastorale presso il nostro ospedale, ma anche ora almeno un paio di volte la settimana, vado all’Angelo per portare “L’incontro”.

Qualche giorno fa mi hanno salutato con calore due coniugi mentre stavo armeggiando per parcheggiare la mia Fiat Uno.

Il marito, un omone di eloquio cordiale e vivace, mi disse: “Don Armando non hanno dato neppure a lei una tessera per parcheggiare gratis?”

Io, che ero e sono convinto di non aver motivi particolari per un privilegio del genere e pensando che il mio interlocutore non sapesse che non ero più in servizio attivo in ospedale, risposi che non avevo titolo alcuno per la gratuità.

Al che egli ribatté, suppongo non avendo compreso il senso della mia risposta: “Ma lei è un primario”, poi per spiegarsi soggiunse: “Primario a livello delle anime!”

Ci lasciammo con un sorriso ed un saluto molto cordiale.

Ci pensai a questa promozione sul campo datami, non dai miei superiori, ma da un uomo della strada.

Con 55 anni di servizio attivo come prete dovrei veramente aver raggiunto da un pezzo il “primariato”, a meno che non sia veramente una zucca!

Il problema mi ha interessato almeno per qualche giorno. Le fabbriche quando mandano in pensione un dipendente anziano, spesso lo adoperano come “consulente”, mentre da noi preti pare che la pensione sia veramente la fine!

Già da tempo sto riflettendo allo spreco di esperienze che la chiesa si concede con troppa disinvoltura!


L’insegnamento di Monsignor Bosa

domenica, 22 febbraio 2009

Ogni tanto emergono nella mia memoria ricordi di tempi lontani, ricordi popolati dalle persone che ho incontrato e che hanno concorso alla mia educazione.

Qualche giorno fa, non so in occasione di che, è emersa, nella nebbia ovattata dei tempi del seminario, la particolare, ma bella figura di Monsignor Bosa. Questo prete prima di essere il Vicario generale, è stato, per me, l’insegnante intelligente ed apprezzato di scienze, di fisica e chimica. Lo ricordo particolarmente perché, questo studioso, che aveva curato una bellissima e vasta raccolta di lepidotteri, di farfalle e di cristalli e si occupava pure dell’osservatorio meteorologico e del sismografo esistenti in seminario, mi aveva scelto come suo assistente, motivo per cui mi assentavo spesso dalla vita di gruppo per occuparmi di queste attività scientifiche quanto mai interessanti.

Qualche giorno fa mentre mi sentivo vuoto, inconcludente e dispersivo, mi è venuta in mente una sua lezione. Diceva, questo eminente scienziato, che se si fossero potuti eliminare gli spazi tra atomo e atomo, la terra si potrebbe ridurre ad un cubetto di pochi centimetri cubi. Al quel tempo questa verità scientifica mi sbalordì e mi sbalordisce ancora, ma ricordando questo mi venne in mente, per una strana associazione di idee, che se dalla mia vita potessi eliminare tutti i tempi vuoti, quei tempi inconcludenti e passati banalmente, potrei fare tantissime altre cose.

Spesso mi avvilisco pensando che altri riescono meglio, realizzano di più, riempiono meglio il loro tempo dedicandolo in maniera più proficua al bene della gente.

Poi sono costretto a rassegnarmi ed accettarmi come sono, con tanti limiti e pochi pregi!


San Paolo ha molto da insegnare ai cristiani d’oggi

sabato, 21 febbraio 2009

Il 2009 è stato dedicato all’apostolo delle genti: San Paolo.

Credo che la chiesa in genere e quella veneziana in particolare abbia veramente bisogno di confrontarsi con  l’apostolo San Paolo, il grande convertito, che rimane anche per i cristiani e le comunità del nostro tempo il campione insuperabile della fede e soprattutto dell’apostolato.

Paolo è per antonomasia il testimone del coraggio, dell’intraprendenza, dello spirito di sacrificio e della convinzione assoluta che il messaggio di Gesù offre agli uomini, di tutti i tempi, la soluzione più valida umanamente e spiritualmente per dare significato e valore alla vita. Per raggiungere questo obiettivo San Paolo si spende tutto, senza risparmiarsi e conclude la sua testimonianza con il martirio.

Mi commuove e mi fa sempre arrossire quel brano di una lettera di questo apostolo in cui elenca tutto quello che ha affrontato e subito per essere fedele al suo Vangelo: quella confessione sembra una lunga litania di pericoli, di sacrifici e di generosità illimitata!

Mi auguro tanto che noi preti, ma anche i laici cristiani, rileggano quest’anno San Paolo quasi per accendere un faro che metta in luce le pigrizie, le incongruenze, le storture, le meschinità di una vita cristiana piena di compromessi, vissuta senza entusiasmo, ridotta a qualche rito celebrato senza convinzione, preoccupati di garantirci una vita borghese più che di apostoli di Gesù.


Una fabbrica per i morti

venerdì, 20 febbraio 2009

Durante il tempo di Natale ho dovuto far ricorso a tutte le mie risorse interiori per non lasciarmi scoraggiare durante le belle ed esaltanti celebrazioni, che ci rinnovano il convincimento che Dio ci è vicino, abita tra noi e non ci abbandona al nostro destino.

Il cimitero, per quanta fede possiamo avere, ci condiziona con un senso di mestizia che pervade tutta la cultura e la sensibilità della gente del nostro tempo. Il nostro cimitero poi, non ha la poesia, l’ordine, il buon gusto dei piccoli cimiteri dell’Alto Adige che sembrano abbracciare la chiesa e che sono curati con infinito amore e gusto, sembra più una fabbrica per i morti, percorsa da mezzi meccanici, ricolma di fiori finti di plastica, sbiaditi e spesso dispersi dal vento gelido, con strade piene di buchi e l’asfalto sberciato e corroso, non aiuta a intravedere le folle dei beati del cielo.

Infine la piccola chiesa umida senza nessuna pretesa d’arte, stinta ed incapace di contenere i fedeli che la scelgono per la preghiera domenicale, non facilita certo l’entusiasmo.

Fino a qualche mese fa c’era l’illusione che sarebbe arrivata la nuova chiesa, ora, con la stagione inclemente che alterna il gelo con la pioggia, la nebbia col vento del nord che sparpaglia i fiori finti, è caduta anche questa illusione.

Confesso che devo fare uno sforzo sovraumano per non attaccare frontalmente l’amministrazione veneziana lontana e inconcludente, quella locale succube ed altrettanto assente e l’azienda che gestisce il cimitero che lo fa con lo stesso stile con cui cura lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Non mi resta ora che sognare la primavera!


Quella piccola libreria in via Verdi…

giovedì, 19 febbraio 2009

Fino ad una trentina di anni fa operava anche a Mestre una giovane congregazione religiosa, fondata da don Alberione, che si occupava prevalentemente della stampa e dei mass-media.

Queste suorette paoline gestivano in via Verdi una piccola libreria sempre  affollata di sacerdoti e di cristiani che cercavano pubblicazioni di carattere religioso e films per i loro patronati. Suddette suore allestivano frequentemente mostre di libri nei sagrati delle chiese della città e spesso passavano per le case per la diffusione della “buona stampa”. Erano quei tempi in cui il periodico “Famiglia cristiana” aveva in ogni parrocchia decine e decine, talvolta perfino centinaia, di lettori.

Poi suddette suore tutte giovani, motivate ed intraprendenti, che davano l’impressione di essere l’ultima e più bella edizione di giovani donne consacrate a Dio e ai fratelli, passarono in via Poerio in una libreria più vasta, più in centro e più moderna. Ma la freschezza e l’entusiasmo pareva spegnersi a poco a poco e s’avvertiva più aria di bottega che di apostolato.

L’attività esterna scomparve completamente, finché un brutto giorno, si ritirarono in una loro casa di Treviso e subentrò la libreria S. Michele, gestita dalla parrocchia.

Meglio poco che niente, però il personale dipendente pare non abbia lo slancio, la motivazione e l’intraprendenza di chi si rifaceva allo spirito di S. Paolo, l’apostolo delle genti.

Nella chiesa della mia città, salvo qualche lodevole eccezione, pare che si respiri aria di rassegnazione e di resa. Tutto questo alla mia età fa male, molto male. Il mio ideale di chiesa rimane quello d’assalto non quella di ripiegamento come ora sembra di moda.


Torna a inizio pagina

Il blog di don Armando Trevisiol utilizza WordPress
Articoli (RSS) e Commenti (RSS).

Creative Commons License

Gli articoli di questo blog sono rilasciati sotto licenza
Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia.
Possono quindi essere copiati a fini non commerciali
e a patto di non modificarli e di citare sempre l'autore.