Don Armando Trevisiol


Archivio di gennaio 2009

“Sono troppo giovane per fare cose troppo grandi”!

sabato, 31 gennaio 2009

Ricordo di aver letto che l’abitudine è un nemico sempre in agguato, pronto a svuotare di contenuto anche i segni più sacri e più sublimi, riducendoli a dei banali gusci vuoti.

Un gesto umile, quale può essere un bacio pulito e casto, più esprimere il sentimento più alto e nobile qual è quello dell’amore umano. Se però quel bacio diventa una pura formalità o lo strumento per provare solamente una sensazione gradevole scade della sua sacralità per ridursi a qualcosa di banale ed insignificante.

Se tutto questo vale per gli aspetti del sentimento, dei rapporti umani, a maggior ragione l’abitudine diventa un nemico insidioso e pericolosissimo per quanto concerne i riti religiosi ai quali si rifanno i più grandi misteri cristiani.

I riti di culto sono estremamente ridotti all’essenziale e quindi quasi disincarnati e riassuntivi e soprattutto sono ripetitivi e perciò il pericolo che non veicolino più ricchezza umana e spirituale è veramente estremo.

Talvolta mi capita di vedere alla televisione riti suntuosi celebrati nelle cattedrali in cui pare emergere forte il senso del mistero e del divino, ma quando invece la celebrazione e spoglia di ogni suntuosità e la cornice è estremamente povera, quale può essere quella della mia povera cappella cimiteriale, viene a mancare anche lo sfondo che dà suggestione!

Tutte queste carenze possono essere supplite solamente dalla fede e dalla tensione interiore del celebrante, dalla proprietà delle vesti e dell’ornato e dalla capacità appunto del sacerdote di trasmettere alla comunità degli oranti la ricchezza e la sublimità del mistero che si sta celebrando.

Quando penso a questa responsabilità, a tale compito, mi sento impaurito, angosciato ed indignato sapendo che le mie parole ed i miei gesti debbono almeno far intuire che in quel momento e in quel luogo avvengono cose sacre e sublimi!

Come capisco Geremia il quale dice al Signore: “Sono troppo giovane per fare cose troppo grandi, almeno il tuo angelo bruci con il carbone ardente le mie labbra perché possano dire le tue parole, Signore!”


Ipermercati e solidarietà

venerdì, 30 gennaio 2009

Nonostante tanti tentativi non sono mai riuscito ad ottenere da parte degli ipermercati quanto buttano a causa della data ravvicinata della scadenza dei prodotti o per qualche difetto irrilevante a livello della validità del prodotto anche se dal punto di vista commerciale non è più presentabile alla clientela per qualche difetto dell’involucro.

Onestamente una sola volta avevo sfondato con l’ipermercato di Marcon, ma il ritiro della merce, anche se estremamente oneroso perché si doveva buttare in discarica una montagna di merce avariata per portare a casa quella commestibile, era cessata presto per l’infedeltà di un volontario.

Spesso il volontariato si immeschinisce per una avidità insaziabile che tende ad approfittare di ciò che è ufficialmente destinato ai poveri.

Nonostante questo credo che sia profondamente immorale il comportamento di queste grandi aziende della distribuzione alimentare che, condizionate in maniera esasperata dal profitto, non hanno alcuna sensibilità sociale e preferiscono la discarica al bisogno dei meno abbienti.

Avevo sentito che a Firenze l’università era riuscita ad ottenere i prodotti non più commerciabili che poi distribuiva alle organizzazioni che curano la consegna capillare ai poveri e non mi davo pace non riuscendo a comprendere come erano riusciti a sbloccare la questione. Infine una volta ancora ho scoperto che l’interesse apre il cuore perfino al mondo del commercio. Il comune fa uno sconto sulla tassa sui rifiuti agli ipermercati consegnano il materiale destinato all’inceneritore ad una cooperativa convenzionata con il comune la quale a sua volta lo distribuisce agli enti di beneficenza.

Pare che il meccanismo si sia messo in moto anche a Venezia e che fra un paio di mesi avremo anche nel nostro Banco alimentare merce sufficiente a rispondere alle attese della povera gente. Già ho messo le mani avanti, facendo presente ad un funzionario delle politiche sociali, le centinaia di persone che si rivolgono a noi ogni settimana.


Il rapporto con le altre confessioni religiose

giovedì, 29 gennaio 2009

Quando ero ragazzino e soprattutto con l’inizio e la prosecuzione degli studi in seminario, sono stato educato a vedere solamente il lato negativo nelle confessioni religiose diverse da quella cattolica.

Ricordo che durante il liceo o la teologia d’aver pure sostenuto un corso di apologetica, materia in cui erano messi in luce i pregi del cattolicesimo da un lato e dall’altro lato le deficienze e le incongruenze del mondo protestante ed ortodosso.

Erano di quel tempo le mie letture dell’umorista inglese Bruce Marshall “Il miracolo di padre Malachia” “Ad ogni uomo un soldo” romanzi scorrevoli e piacevolissimi, ma tutti in polemica con le chiese riformate.

Immagino che anche sul versante dei protestanti si ripagasse con la stessa moneta i deprecati papisti, simoniaci, creduloni e superstiziosi!

A questa stagione successe quella dell’ecumenismo per cui immagino che questa acrimonia sia calata.

Però, nonostante il cambiare del vento, ho la sensazione che “il mio peccato originale” sia rimasto, o perlomeno non sia stato cancellato totalmente. Una certa riserva ed un pizzico di sospetto suppongo che sia rimasto in fondo al mio animo.

Qualche settimana fa mi ha raggiunto inaspettatamente una telefonata di Padre Abraan, il pope moldavo che officia la chiesa ortodossa di via Monte Piana a Mestre, per invitarmi il sabato o la domenica mattina per una liturgia importante per la sua comunità. Quasi a giustificarsi mi disse: “Avremo piacere di averla con noi sapendo quanto si dà da fare per noi stranieri!”

L’invito mi ha fatto enorme piacere, perché l’ho sentito ricco di fraternità spirituale. Purtroppo non ho avuto la possibilità di parteciparvi per precedenti impegni. Scrissi però a questo degno ministro di Dio per ringraziarlo e per assicurarlo della mia partecipazione interiore sentendo che un altro po’ di “peccato originale” era cancellato per merito di padre Abraan.


Quante critiche verso il nuovo ospedale di Mestre!

mercoledì, 28 gennaio 2009

Almeno due volte alla settimana mi reco all’Angelo per portare “L’incontro”. Molto spesso mi capita di andarci dopo aver letto “Il Gazzettino” in cui ogni giorno pare che si scopra una delle piaghe d’Egitto nel nuovo ospedale. Le piaghe d’Egitto, pur essendo gravi e micidiali si sono fermate a sette, mentre pare che per la stampa e per i mestrini, le piaghe del nuovo ospedale non siano sette ma siano settanta volte sette: il parcheggio, i ticket che devono essere adoperati almeno due volte nell’entrata e due nel ritorno per aprire le varie sbarre, il caldo e il freddo sul ballatoio, le infiltrazioni d’acqua, gli ambulatori piccoli, la carenza della segnaletica e mille altre deficienze che il quotidiano snocciola ogni giorno, quasi con ebbrezza, avendo una comoda e facile miniera di notizie di cronaca grigia da poter utilizzare senza tanta fatica e fantasia di cercare altrove.

Dicono che sia un malcostume degli italiani e dei veneti quello di piangersi addosso e di vedere solamente gli aspetti negativi delle realtà in cui viviamo.

Forse l’aver sognato da tanto un nuovo ospedale, l’averlo desiderato perdutamente, ha creato in me il bisogno e l’ebbrezza di vederne soprattutto gli aspetti positivi a cominciare dalla viabilità comoda e scorrevole, alla possibilità di un parcheggio sempre disponibile, all’ingresso in cui hai l’imbarazzo della scelta per salire: ascensori, scale con pochi gradini, scale mobili, al paesaggio dolce e morbido quasi ti trovassi in Umbria, al giardino pensile vera oasi verde, agli ascensori veloci, alle sale d’aspetto accoglienti, con servizi igienici ad ogni angolo.

Mi pare che tutto sia bello e funzionale!

Non nego che ci sia pure un qualche inconveniente, ma credo che si troverà modo di sistemarlo!

Può darsi anche che io abbia fatto amara esperienza al don Vecchi degli inconvenienti di una nuova struttura, comunque credo che tali inconvenienti siano ben piccola cosa di fronte a tanta bellezza e a tanta efficienza.

Una volta tanto lasciamo alla sinistra e ai sindacati il gusto di dire sempre e solamente male del mondo da cui sono mantenuti!


Meglio esser realisti a questo mondo

martedì, 27 gennaio 2009

Di mestiere faccio “il predicatore”.

Per indole e per scelta predico il bene piuttosto che fare reprimende contro i vizi della nostra società.

Da sempre preferisco indicare sante utopie, mete sublimi, virtù, piuttosto che tuonare contro i malanni del nostro mondo.

Certo, è abbastanza semplice indicare mete ambiziose, ideali alti, il difficile però è il riuscire a realizzarli. Quindi ho una certa dimestichezza, anzi forse troppa, nell’indicare ai fedeli modelli di vita e di società nobile. Bastasse però la predica a convertire la gente e modificare in meglio il malcostume di rapporti amari, tutti pregni di egoismo, di prepotenza, poco o nulla attenti alle esigenze e alle aspettative del prossimo.

Mi capita di sovente, che quando qualcuno si sente mortificato, offeso, maltrattato, venga a manifestarmi la sorpresa nel constatare questa malevolenza tanto contraria agli ideali cristiani quasi a rimproverarmi perchè non predico sufficientemente il rispetto, la comprensione e la benevolenza!

Bastasse una predica per convertire il mondo!

Qualche giorno fa mi è giunto qualcuno meravigliato e sdegnato per la mancanza di rispetto nei suoi riguardi, a suo dire, in un “mondo come il nostro” che dovrebbe essere un modello di solidarietà e di comprensione!

Al mio interlocutore mostrai tutta la mia comprensione e partecipazione, promettendo che sarei pur intervenuto per fargli giustizia però nel contempo l’avvertii che questo è il mondo, bisogna imparare a convivere con esso perché sarà ben difficile intervenire e correggere soprattutto gli altri e pretendere da essi quel rispetto che noi non sappiamo offrire.

Monsignor Vecchi era solito ripetermi: “Don Armando, se pretendi un mondo di perfetti, ti troverai sempre solo, perché gli uomini sono tutti limitati, vanno accettati e amati come sono!” Un sano realismo può essere un buon antidoto contro le pretese a senso unico e soprattutto nei riguardi degli altri mentre si è alquanto comprensivi nei riguardi dei nostri limiti!


I miracoli dell’amore

lunedì, 26 gennaio 2009

Ci sono dei piccoli gesti così carichi di poesia e di calda umanità, che certamente non risolvono ne i grossi problemi della vita, ne i medi e forse neppure i piccoli, eppure allargano il cuore e aiutano a guardare con più ottimismo la vita, la gente e il domani.

Da parecchi anni conosco un magistrato, ora in pensione, che periodicamente mi portava delle somme, per me consistenti, da destinare ai poveri o alle opere delle quali, man mano, mi stavo occupando.

In tempi relativamente vicini ha perduto la moglie, che l’ha preceduto alla casa del Padre dopo un lunghissimo periodo di infermità. La simpatia, l’amicizia e poi questo lutto, a cui ho partecipato con vera fraternità, hanno fatto sì che spesso lo veda umile e dimesso tra la piccola comunità di fedeli che partecipa ai divini misteri nella cappella del cimitero.

Talvolta questa presenza mi mette perfino un po’ a disagio, essendo perfettamente consapevole della modestia dei miei sermoni!

Il giorno di Santa Lucia, lo notai come sempre tra i fedeli un po’ più numerosi del solito, per chiedere aiuto alla Santa degli occhi. Finita la messa mi si accostò porgendomi una busta ed un po’ commosso mi disse:  “Io e mia moglie per Santa Lucia, da buoni veronesi, ci facevamo un regalo secondo l’antica usanza della nostra terra; oggi ho pensato di offrire a lei il mio dono per Cristina, mia moglie”.

Ricevetti come un qualcosa di umanamente sacro quel “fiore” di gentilezza e di affetto, che trovava modo di fiorire, nonostante che la moglie da più di un anno si sia trasferita in cielo.

Miracoli dell’amore!


Il “dopo Cacciari”: cosa sarà dei cattolici veneziani?

domenica, 25 gennaio 2009

Talvolta mi capita di provare uno strano sentimento pensando cosa sarà con l’uscita di Cacciari dalla scena politica ed amministrativa della nostra città.

Bene o male l’intelligenza e la forte personalità di Cacciari, hanno garantito spazi di vita civile di libertà e di presenza ai cattolici veneziani e in particolare a quei credenti che sono convinti che le soluzioni care alla sinistra storica possano risolvere i problemi della collettività.

Da sempre credo che in un paese democratico (e intendo democratico in assoluto non come usano questi termini Stalin o i veterocomunisti anche italiani) i cattolici possono vivere e militare sia nella destra che nella sinistra pur rimando fedeli ai valori evangelici ed operando per il vero bene del popolo, specie dei più deboli.

Ora però mi pare che con l’uscita dalla scena amministrativa di Cacciari, non ci siano più personalità di spessore umano, culturale e politico che possono dare ai cattolici, che ormai sono privi di rappresentanza, perché i vecchi funzionari di sinistra, più furbi, più esperti, più disinvolti e tutto sommato più organizzati, hanno occupato tutti i posti decisionali e la frangia cattolica di sinistra è stata totalmente fagocitata ed emarginata.

I cattolici veneziani sono ormai degli orfanelli appiccicati alle gonne di Madre Chiesa, questo però crea soltanto spirito di rivalsa, tentazione di non collaborazione e di isolamento.

Io, per tantissimi anni, quando a Venezia i cattolici sembravano cittadini di serie B di fronte alle giunte socialcomuniste, mi sono impegnato a fondo, negli ambiti della mia attività, per creare strutture, organizzazioni parallele a quelle pubbliche, che potessero permettere ai cattolici di proporre il loro messaggio sociale e garantire ai fratelli di fede rappresentanza sociale.

Solamente nell’ultimo ventennio ho abbandonato questo isolazionismo per una integrazione con la struttura pubblica ed una collaborazione aperta e fiduciosa. Ora temo davvero che con l’uscita di scena di Cacciari la nuova sinistra, che poi non so perché si chiami nuova, sia stata così poco lungimirante da non lasciare spazio sia ai cattolici di destra che di sinistra!


Una meditazione costruttiva e bella

domenica, 25 gennaio 2009

Fare meditazione è una cosa molto importante, anzi necessaria.

Meditare poi non consiste in una lettura frettolosa per capire velocemente il senso del discorso, ma invece deve consistere nel soffermarsi sul messaggio perché la verità espressa sia assimilata lentamente e accompagnata dalla preghiera perché il buon Dio apra il nostro cuore e ci aiuti a far germogliare la semente che abbiamo l’opportunità di piantare sulla nostra coscienza.

Stamattina sono partito da una frase della Bibbia: “Saziaci al mattino della tua grazia, o Signore, e noi gioiremo tutto il giorno”. In partenza mi è sembrata una delle tante pie aspirazioni da mistici, che vivono sulle nuvole, perché non riescono mai a tenere i piedi per terra e a lasciarsi coinvolgere dai problemi e dai drammi delle persone normali, sia delle persone di buon senso che dell’uomo della strada. Pensandoci su un po’ e chiedendo aiuto al Signore mi si è aperta invece una prospettiva bella e soprattutto concreta, che per tutta la giornata mi ha piacevolmente accompagnato.

In fondo mi è parso che è necessario al mattino chiedere a Dio la grazia che il nostro lavoro e la nostra vita in generale possa godere della sua guida e della sua ispirazione.

Continuando poi a riflettere su questo concetto sono arrivato alla conclusione che il Signore mi avrebbe fatto incontrare durante il succedersi delle ore del giorno quelle persone che avevano qualcosa di interessante ed utile per me, da dirmi o da donarmi e altre persone che potevano aspettarsi da me qualcosa di particolare di cui avevano bisogno e che io ero in grado di offrire loro.

Incontrare uomini e donne, bimbi e vecchi in questa ottica è veramente bello e tanto interessante!

Gli incontri diventano una scoperta una meraviglia ed un incanto!

Peccato che se non mantieni vivo il pensiero tutto ridiventa subito monotono banale ed insignificante!


Chi vive come un autentico discepolo di Cristo?

sabato, 24 gennaio 2009

Una volta ho sentito un prete che sentenziava con convinzione che i cristiani si contano alla balaustra!

Immagino, anzi sono sicuro, che questo sacerdote voleva dire che il cristiano vero è quello che si accosta di frequente e con pietà all’Eucarestia.

Sarei perfettamente d’accordo con questo sacerdote se voleva dire che il gesto della comunione significa che il fedele accoglie integralmente nel suo cuore e soprattutto nella sua vita il Cristo, nell’integrità del suo messaggio, dice di sì, come la Madonna all’Angelo, in una parola è totalmente disponibile ad impostare ed adeguare la sua vita al messaggio di Gesù e non riduce il gesto ad una pia pratica religiosa, che non modifica per nulla la sua vita privata o pubblica.

Io sto vivendo in maniera drammatica il problema di una religiosità sganciata da un lato dal messaggio originale di Gesù e dall’altro lato sganciata dalla vita reale.

Mi pare che anche Sant’Agostino aveva avvertito questo problema quando ha affermato: “Ci sono fedeli che sono parte integrante della chiesa, ma che Dio non riconosce come suoi discepoli, ed altri uomini che si definiscono laici, liberali, agnostici e perfino atei, abbastanza di frequente nella sostanza vivono come autentici discepoli di Cristo”

Vengo ad un esempio che mi ha colpito in questo ultimo tempo: Un giornalista mestrino, pur battezzato e cresimato, (ma chi non lo è da noi) ma che penso sia una specie di libero pensatore, per nulla praticante, il quale ogni volta che si accorge che il Samaritano si sta insabbiando tra le scartoffie della burocrazia rilancia con vigore l’argomento con articoli frizzanti e pungenti per creare opinione pubblica attorno all’argomento, pestando certamente i piedi a qualcuno.

Mi domando, ma che cosa stanno facendo i praticanti, a difesa dei poveri, mentre il Cristo che ricevono nell’Eucarestia afferma “Ama il prossimo tuo come te stesso!”


I musulmani, testimonianza vivente di una fede che interpella la nostra coscienza

sabato, 24 gennaio 2009

Io sono sinceramente edificato quando vedo nei giornali o alla televisione folle di fedeli musulmani che nelle moschee, o in qualche sala di fortuna o anche all’aperto, in questo rigido inverno, si chinano fino a terra in un gesto di adorazione verso Dio.

Quando poi osservo che non sono bimbetti o vecchierelle, ma solamente giovani ed uomini nel pieno vigore della loro età, l’ammirazione diventa ancora più consistente.

Sono felice di questa testimonianza di fedeli che non hanno rispetto umano, sono edificato da queste manifestazioni di fede fatte in pubblico sotto gli occhi di tutti.

Mi fa inoltre molto piacere che i nostri Vescovi dicano al governo che non sono per nulla contrari che si offra, ai discepoli di Maometto, di avere luoghi di culto idonei per la dignità umana e per questa loro manifestazione di fede.

Di una nostra certa religiosità formale che si identifica con la tradizione o con la cultura, che non incide nelle scelte della vita e che si riduce a qualche gesto formale, compiuto ogni tanto, ne ho piene le tasche!

Ringrazio veramente il Signore per averci mandato tanta gente in Italia, non solamente si fa carico dei mestieri più pesanti e meno retribuiti, ma ci offre pure questa testimonianza di fede che interpella la nostra coscienza, che ci mette in crisi e ci spinge ad una verifica interiore!

Gli arabi e i musulmani si stanno macchiando di gravi crimini di terrorismo, però pagano con la vita, sono mossi da nobili ideali e si muovono con i mezzi che hanno, mentre noi pensiamo di non sporcarci le mani, colpendo i paesi poveri con aerei e carri armati sofisticati, soldati rambo e usando con assoluta disinvoltura strumenti finanziari per continuare a schiacciarli e sfruttarli!


Torna a inizio pagina

Il blog di don Armando Trevisiol utilizza WordPress
Articoli (RSS) e Commenti (RSS).

Creative Commons License

Gli articoli di questo blog sono rilasciati sotto licenza
Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia.
Possono quindi essere copiati a fini non commerciali
e a patto di non modificarli e di citare sempre l'autore.