Don Armando Trevisiol


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Ricordo della maestra Irma Strassera

martedì, 11 novembre 2008

Poco tempo fa, dopo aver percorso una lunghissima via dolorosa, è morta una insegnante elementare in pensione: Irma Strassera.

Mi hanno informato dalla parrocchia di questo decesso e del desiderio dei familiari che potessi concelebrare ai funerali della loro cara.

Essendo nella possibilità di farlo, l’ho fatto tanto volentieri, perché avevo e credo di avere ancora un grosso debito nei riguardi di questa donna.

Non avendola conosciuta, don Danilo, l’attuale parroco di Carpenedo, mi sollecitò di fare una breve testimonianza. L’ho fatto molto volentieri, anche se io sono molto schivo di aggiungere parole, durante questi riti, che per la mia sensibilità, sono spesso prolissi e formali.

Sentii il dovere di premettere che per la defunta, da cui prendevamo commiato, sarebbero state adeguate solamente le parole di De Amicis o di Guareschi, letterati che ebbero il culto della loro maestra elementare, non le mie così disadorne e poco incisive.

Irma, è stata semplicemente “la maestra” colei che aveva scienza, valori e verità da passare e che ha passato ad innumerevoli generazioni di bambini, senza complessi e senza le inibizioni di certi consigli di classe che hanno riempito la scuola di saccenza, pettegolezzi e non di rado di stupidità o pseudo politica.

La maestra Strassera continuò indisturbata ad educare, fino alla pensione, ai principi civici, morali e religiosi senza paura e senza titubanze di sorta.

Sono stato felice di mettere un po’ di cornice ad una donna e ad una docente del genere, in un tempo in cui prosperano, in ogni settore della società e della chiesa, mezze tacche, funzionari e non infrequente, servi più attenti alla circolare che alla coscienza.

Sarà difficile, ma spero che ci sia ancora qualcuno capace disposto a ricevere il testimone che la maestra di Carpenedo ci ha passato.


La nostra soluzione ai mali del mondo d’oggi

lunedì, 3 novembre 2008

Nota: pubblichiamo questo articolo a varie settimane di distanza dal fatto che riporta per tutelare le persone coinvolte.

Oggi ho celebrato il funerale di una giovane donna che avevo conosciuto durante il commiato a suo fratello una ventina di giorni fa.

Non ha retto alla solitudine e al dolore per la morte precoce del fratello, con cui viveva in profonda simbiosi e pur dimorando in una “torre” della Cita in cui abitano centinaia di famiglie, per depressione e solitudine si è buttata dal 13° piano.

L’avevo notata, questa donna, perchè durante il mio sermone era intervenuta a favore del fratello che diceva fosse una cara persona, cosa su cui mi trovavo perfettamente d’accordo.

Pur non conoscendo il defunto avevo avuto la sensazione che si era fatto voler bene per la sua generosità e il suo impegno verso gli altri.

Ieri una ragazza che conosco fin da bambina, è venuta al don Vecchi sconvolta e piangente. Una sua amica le aveva telefonato di notte dicendole concitata che l’avrebbe fatta finita e mentre lei tentava di dissuaderla, ha premuto il grilletto della pistola di ordinanza, faceva infatti la guardia giurata.

L’annuncio della morte dell’amica l’è giunto nel cuore della notte mediante il rumore infernale dello sparo.

Questa è la società, il mondo, che si sono emancipati dai tabù del cristianesimo ed hanno raggiunto, secondo i radicali e non solo loro, un livello di una nuova e migliore civiltà.

A noi credenti tocca il compito di raccogliere i cocci dei valori che, politici, pseudo scienziati e pseudo uomini di cultura, stanno promuovendo con zelo degno di miglior causa.

Le crociate non sono più di moda, però è tempo e forse anche troppo tardi, di affermare in maniera chiara e senza sfumature che il messaggio cristiano è l’unica soluzione ai mali infiniti del mondo d’oggi.


Povera Italia sì bella e perduta!

martedì, 28 ottobre 2008

Stavo, idealmente, compiacendomi con Berlusconi e il suo staff per la rapida e decisa azione con cui ha eliminato, dalle strade di Napoli e delle cittadine campane, i cumuli di immondizia.

Se non che qualche mattina fa è venuto a messa in cimitero il marito di una mia indimenticabile e generosissima collaboratrice, che avendo il consorte che lavorava in meridione aveva anche molto tempo libero da dedicare al prossimo.

Finita la messa venne in sagrestia a salutarmi.
Questo signore è un tipo un po’ burbero, di poche parole, abituato a comandare un esercito di operai avendo fatto il capo cantiere nei paesi in cui la mafia regna sovrana.

Conoscendo la sua lunga dimestichezza con quell’ambiente, gli manifestai, appunto, l’ammirazione per il governo che in quattro e quattrotto aveva vinto ove Prodi aveva fallito. Ebbe un risolino di compatimento per la mia dabbenaggine e poi con fare scontato mi disse: “Si sono messi d’accordo con la mafia, hanno trovato un compromesso!”

Tentai di obiettare qualcosa. Rimase irremovibile come avesse proclamato un dogma di fede. “Là, don Armando è così! Pensi che la prima volta che andai alla stazione dei carabinieri per una difficoltà di ordine legale, che era insorta nel mio cantiere, il vecchio maresciallo dei carabinieri mi disse in un orecchio: ”Quando avesse una qualche difficoltà, vada da loro che gli risolveranno in qualche modo il problema, da noi lo complicherebbe comunque!”

Quindi Berlusconi non c’entra pur disponendo, oltre la polizia, anche dell’esercito!
Non so proprio cosa pensare!
Un terzo dei deputati pare che non disdegni la droga, un terzo del Paese è comandato dalla mafia.

Povera Italia sì bella e perduta!

Io ho la fortuna di confidare nel Signore, che prima o poi giudica e castiga con giustizia, ma chi non avesse questa fede non so proprio come possa sperare in un domani migliore per la nostra Paese!


Religione e sette

giovedì, 23 ottobre 2008

Non sono moltissimi gli uomini che pensano, però fortunatamente ogni tanto ne incontri qualcuno, non sempre questo qualcuno è un cattedratico, un filosofo o un ricercatore che spende tutta la sua vita sui libri.

Qualche giorno fa mi ha accompagnato al cimitero di Chirignago, per dire un’ultima preghiera e benedire il loculo ove attenderà la resurrezione finale, una giovane sposa, un impresario di pompe funebri della nostra città, al quale, piuttosto di starsene in ufficio a dirigere l’impresa, piace muoversi ed avere contatto con la gente.

Questo signore, che suppongo non sia laureato nè in filosofia nè in teologia, che provenendo da una famiglia che si è sempre interessata di pompe funebri, immagino abbia, soprattutto, una grande esperienza di epigrafi, bare e regolamenti mortuari, ma che si caratterizza però un po’ perché partecipa a voce alta e in maniera disinvolta, alla preghiera del sacerdote e dialoga volentieri dei problemi della vita. Mentre molti altri impresari, del settore, pare che siano religiosamente asettici e pur trafficando da mane a sera con preti, chiese e riti funebri, sembra che trattino queste cose in maniera distaccata quasi che quello che vedono e sentono non li riguardi affatto e parlano solamente della concorrenza.

Comunque il discorso cadde sulla religione e sul modo di essere religiosi nel nostro tempo. La cosa mi faceva quanto mai piacere perché su questo argomento è impegnata la mia vita. Ebbene questo signore disse delle cose su cui mi trovo totalmente d’accordo, affermando, con convinzione, che la proposta cristiana è la più seria, la più umana, la più rispondente alle attese e ai bisogni degli uomini del nostro tempo e si meravigliava che tanta gente pare rifiuti i segni con cui questa fede si alimenta e si esprime e si meravigliava alquanto che vi siano certe persone che voltano le spalle a questa sana interpretazione della vita e della morte per abbracciare sette con riti assurdi ed esoterici, estranea dalla nostra cultura, che impongono norme e comportamenti inconsistenti e risibili dal punto di vista razionale ed esistenziale.

Fui felice del discorso tanto che lo proporrei come presidente del consiglio pastorale della diocesi!


“don Armando parla poco, ma scrive molto e non sempre ha ragione!”

mercoledì, 22 ottobre 2008

A botta calda non ho avvertito più di tanto il colpo.

Ora, però, un po’ perché me lo hanno fatto osservare i tanti presenti all’inaugurazione del don Vecchi di Marghera ed un po’ perché ci ho ripensato più attentamente, l’osservazione fattami pubblicamente dal Patriarca mi pare sempre più pesante. Il Patriarca, in tono bonario, ma affermando ciò che probabilmente maturava da tempo nel suo animo disse: “don Armando parla poco, ma scrive molto e non sempre ha ragione!”

Apparentemente disse una cosa ovvia e scontata, quasi superflua.

Il dogma cristiano che afferma, e non da tanto tempo, che lo Spirito Santo garantisce l’infallibilità solamente al Papa ed in pochissime occasioni e su pochissimi argomenti, sancito dal Concilio Vaticano primo, essendo dissenzienti Vescovi e cristiani, oltre a tutte le chiese protestanti che erano e sono fermamente contrari a questa definizione.

In verità il Santo Padre ha fatto pochissimo uso di questa prerogativa, che poi riguarda i “massimi sistemi” che perciò normalmente interessa poco la vita della gente comune.

Quindi che un povero prete, per di più vecchio, non dica sempre cose sagge ed opportune, dovrebbe essere più che normale e quindi nemmeno degno di essere sottolineato.

C’è stato chi si è dato la briga di raccogliere in un libro gli svarioni dei ragazzi a scuola, ne è risultata un’antologia esilarante.

Penso che se anche qualcuno si desse da fare per raccogliere tutte le corbellerie e le affermazioni improprie o inopportune pronunciate da teologi ed uomini di chiesa, anche di alto rango, se ne potrebbe fare un’enciclopedia!

Venendo a me, non ho mai pensato di essere un saggio, di affermare sempre ciò che è vero ed opportuno, però ho sempre tentato di riflettere, di contribuire con la mia ricerca umile e discreta al bene dell’uomo e del cristiano e l’ho fatto sempre per amore della comunità e della religione.

E’ vero che voci del genere sono mosche bianche, fastidiose perché mosche ed insolite perché bianche! Terrò certamente presente l’ammonizione doverosa, ma non più di tanto dato che oggi non si usa più la mordacchia!


La religione non è per Dio, ma per l’uomo!

lunedì, 20 ottobre 2008

Quando una persona fa una scoperta elementare, quasi ovvia, si dice che ha scoperto l’uovo di Colombo.

Si dice infatti che qualcuno aveva sfidato un gruppo di cittadini di far stare in piedi, ossia in assetto verticale, un uovo; cosa impossibile. Infatti nessuno ci riusciva, si dice che Colombo avrebbe vinto la sfida schiacciando un po’ una estremità così da far sì che l’uovo potesse stare in piedi. Facile! Sì, però uno soltanto, lo scopritore dell’America, ebbe questa intuizione. A me, leggendo il brano del Vangelo di ieri, mi è parso di fare la scoperta dell’uovo di Colombo!

Da tanto tempo mi stavo domandando perché al Creatore del cielo e della terra piacesse tanto pretendere certe preghiere, certi riti, da imporre comandamenti, sacramenti e tutta quella congeria di salmi, prescrizioni, precetti, novene, feste e norme varie?

Un personaggio così intelligente, creativo, ricco di iniziativa, fantasioso nella sua creazione e con un senso estetico che ha dimostrato di avere costruendo l’universo, gli dovrebbero piacere certe funzioni monotone, ripetitive, noiose anche per noi poveri mortali, dovrebbe essere dispiaciuto così da soffrirne per le nostre beghe, le nostre scappatelle e le nostre trasgressioni? Non trovavo risposta! E per di più nessuno me ne aveva parlato mai.

S’accese la lampada interiore, così che riuscii a far stare in piedi il famoso uovo! Mi pare di aver finalmente capito che tutto l’apparato di una religione non è finalizzato al gradimento, al piacere e alla soddisfazione di Dio, quasi avesse bisogno della nostra “commediola” per essere felice, ma è tutto impostato per rendere più nobile, alta, serena, pacifica e felice la vita degli uomini!

La religione non è per Dio, ma per l’uomo!

Così i conti tornano e mi paiono giuste le norme e le attese di Dio! Non so quanti fedeli abbiano capito questo e se l’hanno capito perché non me l’hanno detto?

Comunque sono tanto contento anche se sono arrivato tanto tardi!


“L’uomo non è fatto per il sabato, ma il sabato per l’uomo!”

sabato, 18 ottobre 2008

Incontro talvolta, nei brani del Vangelo, che la chiesa ci fa leggere durante la Santa messa, delle parole che letteralmente mi esaltano. Mi fanno veramente felice suddette pagine perché, spesso mi pare di trovarmi solo, quasi isolato nel mio interpretare il messaggio cristiano.

Allora, quando mi pare che il pensiero di Gesù collimi esattamente con il mio modo di voler essere cristiano, o meglio quando mi accorgo che il mio pensiero è nella stessa linea di quello di Cristo, sono preso da una profonda ebbrezza interiore tanto da sentirmi sereno anche se la maggior parte dei confratelli, la pensa in modo totalmente diverso da me.

Il brano che mi ha fatto felice, qualche giorno fa, è quello arcinoto che descrive che gli apostoli, avendo fame e passando accanto ad un campo di grano, sfregano tra le mani le spighe e mangiano i chicchi di frumento.
Questo gesto, anch’io da bambino, vivendo in campagna, l’ho fatto.

Arriva pronta la critica di quei bigotti legalisti che erano i farisei. Accusano Gesù e gli apostoli non tanto perché avevano preso cosa non loro, ma perchè avevano infranto il precetto del sabato che imponeva giustamente il riposo nel giorno del Signore.

Gesù dà quella stupenda risposta: “L’uomo non è fatto per il sabato, ma il sabato per l’uomo!”

Le norme, le leggi hanno una loro giusta funzione e si debbono osservare, ma sempre vanno applicate avendo attenzione al bene dell’uomo.

La legge in assoluto, come vorrebbe un certo legalismo, purtroppo presente anche nel nostro tempo, è un assurdo, un’ingiuria contro l’uomo ed una “bestemmia” contro Dio!

Mi dicono che in Inghilterra non esiste il codice civile e penale, che ha una condanna per ogni tipo di mancanza, ma solamente alcuni principi che i giudici applicano, secondo coscienza, per aiutare i cittadini a far meglio.

Forse, può darsi, che anche per questo, i giudici inglesi non hanno la disistima e talvolta il disprezzo che riscuotono spesso gli italiani!


Povera Chiesa, povero cristianesimo!

mercoledì, 15 ottobre 2008

Questa estate gli anziani del don Vecchi mi hanno chiesto di fare qualcosa per il Redentore.

Il guaio è che non hanno chiesto di fare un ritiro spirituale, una lettura biblica dei brani del Vangelo che riguardano la figura del Redentore, oppure anche solamente la recita del Rosario per prepararsi ad una celebrazione tanto importante.

Per i miei vecchi “far Redentore” si riduce ad una cena particolare a base di anatra arrosta, sarde in “saor”, in sostanza di passare una serata un po’ diversa dal solito.

Al don Vecchi si osservano gli orari delle galline e del pollaio, alle 19,30 la gente si ritira nelle proprie case, cena, un po’ di televisione sonnecchiando, poi tutti a letto!
Il “Redentore” rappresenterebbe una eccezione!

Non è che il desiderio espresso mi scandalizzi, no, la penso come San Paolo; tutto quello che è bello e positivo e certamente gradito al Signore! Non posso però constatare, con amarezza e preoccupazione, come certe celebrazioni cristiane hanno mantenuto l’antico guscio ed etichetta, però hanno cambiato totalmente i contenuti e questo non è proprio il meglio che un prete possa desiderare.

Io non sono mai stato al Redentore, so del ponte di barche, so che le congregazioni del clero partecipano alla processione, so della gente che passa la notte in barca mangiando e vedendo i “foghi” e che i più tradizionalisti vanno al Lido per vedere il sorgere del “febo”, però nonostante il pontificale e il discorso del Patriarca, il clima, l’atmosfera si riduce a questo.

Colui che ci ha riscattato dal male ed aperto le porte del cielo si riduce ad un mero pretesto per far festa.

Povera chiesa, povero cristianesimo! Speriamo che il Signore ci mandi un altro San Francesco o un altro Savonarola, perché se dipendesse da noi preti d’oggi, penso che ci sarebbe ben poco da sperare!


Un profondo esame di coscienza

martedì, 14 ottobre 2008

Ieri ho messo nero su bianco il modo in cui medito al mattino. L’ho fatto con un certo rossore perché, se queste mie confidenze andassero in mano ad un teologo, un docente di ascetica, un biblista o anche ad un mio collega sacerdote, farebbero un sorriso di compatimento nell’apprendere il modo elementare con cui, nonostante la mia veneranda età e le esperienze di una intera vita di operatore pastorale, rifletto al sorgere di ogni giorno.

Mi ha confortato qualche settimana fa la confidenza di una suora che fa parte del consiglio generalizio di una grossa congregazione religiosa, suora che mi ha detto che fa meditazione sul mio diario.

Sono rimasto sorpreso e preoccupato, poi ho concluso che il Signore si serve di tutto per raggiungere i suoi fini. Mentre qualcuno si scandalizza del mio modo di pensare, questa “sposa di Cristo” trova utile il contributo del pensiero di questo povero vecchio prete.

Come scrissi ieri, da qualche tempo adopero un opuscoletto edito da una chiesa Valdese, estremamente modesto, ma che ben si coniuga con la mia pochezza.

Questa mattina il raccontino che trascrivo è stato motivo di un profondo esame di coscienza, di pentimento sincero, di richiesta di perdono al Signore e di un convinto proposito. Anch’io sono profondamente convinto che “solo Gesù ha parole di vita eterna” ma non sempre l’ho ripetuto con convinzione e tanto spesso quanto avrei dovuto fare e quindi faccio totalmente mio il proposito di questo cristiano d’America:

“Quando venni a sapere che Larry, un mio caro amico ha trovato la morte precipitando dal 17° piano del palazzo, rimasi fortemente scioccato ed afflitto. Subito dopo fui riempito da una ancora più profonda ed inconsolabile tristezza quando incominciai a pensare alla sua vita futura. Larry ed io eravamo stati buoni amici nella scuola superiore. Parlavamo di molte cose: dei compiti, della famiglia, di sport, del futuro. Avevo parlato con lui di tutto salvo che di Gesù. Ma ora non importa più ciò di cui parlavamo. Ciò di cui non avevamo parlato era ciò che ora più di tutto mi interessava di Larry. Non so se Larry abbia aperto il proprio cuore a Cristo. Ciò che so è, appunto, che non gliene ho mai parlato. Se penso a questa tragedia che è accaduta tanti anni fa, il pensiero della mia mancanza continua a ferirmi. Come discepolo di Cristo, mi rimane il dispiacere di non aver parlato di Gesù al mio amico. Ma non possiamo cambiare il passato. Possiamo, però, chiedere a Dio di perdonare il nostro silenzio e mutare il dispiacere nella determinazione di condividere con gli altri il nostro incontro con Cristo”.


Incontri e funerali

mercoledì, 8 ottobre 2008

Per molti anni mi sorprendeva e mi meravigliava il fatto che, una volta terminato il funerale al quale tutti normalmente partecipano compunti, la gente si fermasse poi sul sagrato della chiesa a chiacchierare, talvolta in atteggiamenti sorridenti ed anche scherzosi, per nulla in linea con il lutto che direttamente e indirettamente li aveva colpiti.

La cosa succede anche ora davanti al piccolissimo slargo che c’è di fronte alla chiesetta del cimitero in cui celebro il commiato.

Diventando più vecchio però sono diventato anche più tollerante e comprensivo. La vita va così; guai se la tristezza delle partenze per la casa del Padre si sommassero nel nostro animo, il mondo diventerebbe presto un mortuorio! In fondo, il funerale diventa anche un’occasione per ritrovarsi per incontrare gente, che per i motivi più diversi non vedevi da tanto tempo.

Qualche giorno fa mentre osservavo la stessa scena, dopo che l’autobara era partita per Marghera per la cremazione, mi raggiunse, in sacrestia, una signora, che a prima vista mi sembrò di mezza età, ma che poi compresi che l’età l’aveva tutta intera; ma un po’ l’abbronzatura, un po’ l’eleganza e un altro po’ la naturale spigliatezza, me la fecero sembrare più giovane.

Mi disse sorridente e compiaciuta che ero rimasto sempre uguale, ed era una bugia, ma per le donne le bugiette del genere sono loro congeniali e che mi rivedeva con estremo piacere ricordandomi che nel ’58 l’avevo sposata.

Le chiesi un po’ preoccupato, perché ai nostri giorni gli incidenti di percorso nel matrimonio sono piuttosto frequenti: “Come era andata!” – “Benissimo”, mi rispose pronta e sorridente, “sono in pensione, dopo 40 anni di insegnamento e mio marito anche se un po’ malconcio è qui con me”.

Era vero, mentre lei sprizzava vita, lui era un po’ malridotto!

Sono rimasto contento; un’altra semente aveva trovato il terreno buono e aveva prodotto in sovrabbondanza!


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