Don Armando Trevisiol


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Si lavora sei mesi all’anno per lo Stato, ma per sostenere chi?

sabato, 13 marzo 2010

Bersani, nonostante la sua matrice veterocomunista, non mi è mai dispiaciuto troppo.
Difatti, quando ebbe la meglio sul cattolico, un po’ nevrotico ed irrequieto Franceschini, non mi sono addolorato più di tanto.

Non so se il capo del PD sia romagnolo o emiliano, comunque la sua parlata calda e pacata, la moderazione del suo argomentare e la sua indubbia competenza a livello economico me l’hanno fatto sembrare uno dei meglio tra i peggio.

Bersani ha ereditato dei sogni infranti di Veltroni, un carrozzone che perde pezzi ad ogni piè sospinto, e quel che resta è rabberciato con una cucitura talmente grossolana che mette in luce le pezze di origine e di colore ben diverso, tanto che non si può neppure applicargli il detto evangelico che sconsiglia operazioni del genere “Pezze nuove su vestito vecchio” nel PD pezze e vestito sono ambedue terribilmente vecchi!

Comunque qualche giorno fa, pur nella sua contenuta polemica con Berlusconi cosa che in qualche modo gli fa onore, ha fatto un’affermazione che ha messo il dito su una piaga, che nonostante l’alternanza dei governi, rimane aperta e sanguinante, fin dal nascere della nostra Repubblica: “Fino all’anno scorso gli italiani dovevano lavorare per lo Stato, dal 1 gennaio al 22 giugno, ora dovranno aggiungere un giorno in più, fino al 23 giugno!”

Da volontario lavoro tutto l’anno e da tanti anni per il prossimo, ma lavorare per lo Stato, decodificando il linguaggio politico, significa non lavorare per il prossimo bisognoso ma lavorare per lo stipendio: dei magistrati, dei parlamentari, dei senatori, degli alti burocrati, dei generali e dei colonnelli, dei soldati “volontari” che marciscono nelle caserme, dei dirigenti delle banche e delle industrie sovvenzionate dal governo, dei dirigenti dell’Inail, dell’Inps e di qualche altro soggetto per cui l’operaio che asfalta le strade, l’infermiere, la serva, l’artigiano e tanti altri sfruttati dallo Stato faticano e soffrono per 12 mesi per ricevere uno stipendio da fame solamente 6 mesi!

Mi domando se sia civile e cristiano accettare ancora condizioni del genere!


Mi hanno offerto un castello normanno!

venerdì, 12 marzo 2010

Fino alla mia veneranda età ho sempre sentito parlare di un “sogno di mezza estate”, però in queste ultime settimane ho incontrato anche un “sogno di mezzo inverno!”

Qualche tempo fa ho ricevuto in maniera un po’ rocambolesca una lettera spedita da Rapallo il giorno della befana.

Siccome durante i viaggi assurdi che l’organizzazione postale fa fare alle lettere, pensate se da Carpenedo voglio scrivere alla Bissuola, le poste mandano la lettera a Padova e il Centro di Smistamento di Padova la manda alla Bissuola! La lettera spedita da Rapallo il 6 gennaio, rimase sgualcita e semiaperta durante questa trasferta perigliosa. Così che il postino per consegnamela mi ha fatto firmare, secondo il regolamento, che nella lettera c’era tutto quello che il mittente ci aveva messo, come se io avessi affermato che dentro c’era un assegno di qualche milione di euro, le Poste l’avrebbero risarcito!

La befana però quest’anno è stata particolarmente generosa con me, infatti mi ha messo dentro la calza un castello normanno.

Un signore che aveva visto alla televisione una mia intervista in occasione del “Paradiso bond” mi scrisse che condivideva il mio progetto e perciò mi metteva a disposizione un castello normanno che lui possedeva in Calabria.

Con l’ausilio di internet dalla Calabria arrivai fino a Vibo Valentia, a Mileto, al comune di San Calogero ed infine alla frazione di Calimera ove si trova il castello normanno.

Quel che mi è rimasto della mia fantasia di adolescente si scatenò facendomi subito sognare ponte levatoio, fossati, merli, torri, saloni con armature e bombarde.

Internet però mi informò pure delle distanze e pian piano emerse che il castello normanno era stato rimaneggiato e ricostruito tante volte riducendosi ad una bicocca di una ventina di stanze irregolari, sconnesse ed inabitabili che fino a non molti anni fa erano abitate dalla povera gente del paese.

Il proprietario mi assicurò che il posto era bello, che il mare si trovava solo a 5-6 chilometri e che con un pulmino, convenzionandomi con un albergo, avrei potuto portare al mare i miei vecchi.

Ben presto, dopo molte telefonate all’apparato comunale che, a mio modesto parere è rimasto al Regno delle due Sicilie di re Franceschiello, ho paura che dovrò, pur con dispiacere, rinunciare al castello normanno!


“Dai frutti si risale alla bontà dell’albero!”

mercoledì, 10 marzo 2010

Ho pigliato un grosso granchio! Sono deluso ed arrabbiato con me stesso perché ancora una volta non ho tenuto conto del monito di Cristo: “Non giudicate”. Non solo ho fatto un giudizio temerario, ma questo giudizio ha pure l’aggravante del risentimento!

Mi spiego. Recentemente sono rimasto deluso ed irritato per il comportamento di una persona che mi ha confidato di appartenere ad una associazione religiosa che nasce da un movimento cattolico, oggi rilevante nella vita politica ed economica del nostro Paese.

M’era parso che questa persona avesse, in realtà, un comportamento settario, poco attento e rispettoso di altre persone che pur operano nell’ambito della chiesa. Per associazione di idee e per qualche altro elemento, che avevo abbinato al comportamento della “religiosa” di cui ho qui accennato, avevo assimilato la figura e il modo di fare del Ministro alla Pubblica Istruzione onorevole Gelmini. Il vestire modesto, l’atteggiamento marcatamente autoritario nelle decisioni, l’appartenenza alla maggioranza politica che governa il Paese, mi avevano indotto a pensare che anche la Gelmini fosse una “Religiosa laica” di quel movimento a cui ho accennato.

Mi sono sbagliato! Qualche settimana fa l’Annunziata, alla televisione, le ha fatto le congratulazioni per l’incipiente maternità. Ma allora pensavo di non aver capito bene; mentre poi ho appreso, dai giornali, che la Gelmini s’è sposata civilmente di notte e per ben due volte, nel dubbio che il luogo e il tempo inconsueti invalidassero l’atto civile.

Mi pare, questa donna, tanto una “beatina” nell’aspetto, ma in realtà è una donna di ferro nella sostanza, riservata e nello stesso tempo determinata nel riformare la scuola così malandata e poco produttiva a livello d’istruzione e peggio ancora di educazione a valori morali e civili.
Così va il mondo!

E’ sempre difficile giudicare, se non bastasse l’esperienza lo comprova la magistratura che ritiene che anche una decina d’anni è troppo poco per poter pronunciare una sentenza!

Spero e mi propongo che d’ora in poi mi atterrò all’altra massima evangelica: “Dai frutti si risale alla bontà dell’albero!”


Dov’è Il vero “impegno cristiano”?

martedì, 9 marzo 2010

Ebbene è vero quello che pensava Esopo e cioè l’uomo porta sulle spalle la bisaccia dei suoi difetti, mentre appende al collo le sue virtù, così che non scorge i suoi difetti, mentre può rimirare i suoi pregi.

Perciò è normale e scontato che uno veda facilmente i difetti che il prossimo porta evidenti nelle sue spalle e non abbia coscienza dei suoi che non gli sono immediatamente visibili.

Pur premettendo tutto questo, debbo confessare tutta la mia amarezza e delusione quando incontro preti demotivati, parrocchie stanche e stantie che vanno avanti per forza di inerzia, comunità in cui non si avverte una progettualità, una ricerca di innovazione, sforzo di aprirsi al domani, passione per il bene, amore concreto per i poveri.

E’ per me quanto mai triste scoprire religiosi, senza religiosità vera, cristiani senza fermenti di autentico cristianesimo o fedeli con una fede formale, senza mordente e senza presa sulla vita.

I segni esterni che si rifanno al vocabolario religioso non solamente risultano falsi, ma perfino deludenti ed irritanti quando i contenuti sono ben diversi da quanto indicano suddetti segni.

Un prete senza zelo per le anime, per i lontani, un prete che non ricerchi appassionatamente strumenti o soluzioni per aprire un dialogo con le anime che gli sono state affidate dal Vescovo, un parroco che non appronti mass-media per parlare a tutti i suoi parrocchiani, che sia alla ricerca di associazioni o di luogo di incontro per i suoi ragazzi, non solamente non si rifà allo zelo del suo Maestro, ma rappresenta in realtà l’opposto di quanto dovrebbe essere.

Una religiosa o un frate preoccupato solamente di procurare introiti per la propria congregazione, che non si rapporti e non collabori con tutto “il corpo di Cristo” rappresentato dalla comunità cristiana nella sua globalità, non dico che sia “L’anticristo” ma certamente non dà volto vero al Cristo nella vita del mondo contemporaneo!

Sempre si è corso il pericolo di un “impegno cristiano” che in realtà era solo l’opposto di esso, vedi crociate, controriforma, inquisizione, indulgenze ecc.

Oggi poi in cui tutto si svolge sotto i riflettori dei mass-media tutto questo diventa più evidente e dissacrante.


Il manifesto di Cristo

lunedì, 8 marzo 2010

Quando si parla di manifesto quasi per istinto o meglio ancora per una cultura primordiale ed universale il pensiero corre subito a Marx, il barbuto sociologo della metà dell’ottocento.

Quel manifesto, non si può dire che abbia portato solo drammi e tragedie perché ha pure scosso dalle fondamenta una società che aveva solidificato i privilegi di pochi e l’esclusione dal benessere e dalla partecipazione alle scelte sociali di moltissimi, però alla fin fine è stato quanto mai rovinoso e alla prova dei fatti è fallito.

Il manifesto però che ha portato solo vantaggi all’umanità e che ne porterebbe ancora di più se fosse accettato ed attuato nella sua sostanza almeno dalla sua chiesa è quello di Cristo.

Il manifesto di Cristo è però meno conosciuto dalle masse popolari di quello di Marx, pur essendo proposto con molta evidenza fino dalle prime righe del Vangelo di Luca, quando nella sinagoga di Nazareth Gesù fa suo il progetto del Messia anticipato dal profeta Isaia: “Sono mandato ad annunciare ai poveri il lieto annuncio, la liberazione dei prigionieri, ai ciechi la vista, la libertà agli oppressi ed un anno di grazia”. Non potrebbe essere più evidente che Cristo ha come obiettivo l’uomo, la sua emancipazione, la sua libertà, la sua dignità.

Nel manifesto di Gesù però non c’è neppure accenno a pontificali, pratiche di pietà e riti in generale. Fortunatamente anche oggi nella chiesa ci sono movimenti, associazioni, uffici e quant’altro impegnati a realizzare il progetto di Gesù,. Però bisogna pur confessare che negli organismi di base quali sono le parrocchie esse favoriscono una cultura di massa di tipo intimistico rituale che non sempre è teso a promuovere la libertà, la giustizia, l’emancipazione dell’uomo e della società in cui vive.

L’andare spesso alla sorgente, ai documenti costitutivi del cristianesimo non solo è opportuno, ma doveroso, perché finiamo per scoprire un pensiero ed un programma che non sempre collima con l’indirizzo e gli obiettivi del Fondatore.


La giustizia non rende sempre giustizia alla vita del cittadino

venerdì, 5 marzo 2010

Da qualche tempo incontro abbastanza frequentemente un signore di mezza età che nelle ore più disparate si raccoglie in preghiera nella chiesa del cimitero. Credo che ormai non gli resti altro che rifugiarsi in Dio.

Avevo capito, fin dai primi giorni della sua comparsa, che aveva nel cuore qualcosa di molto grave. Un giorno, forse perché oltre che al Signore, che se ne sta buono buono ad ascoltare, ha sentito il bisogno di confidare anche al suo vecchio ed indegno ministro il suo affanno.

La sua storia è assai aggrovigliata ed io non ho voluto mettere il dito nella piaga ponendogli delle domande per chiarirmi la questione, così che non l’ho capita per nulla.

Credo che facesse un lavoro redditizio come rappresentante di commercio di una grossa ditta che probabilmente lavorava in maniera illegale e quest’uomo, che almeno a me pare sano ed onesto, ne è rimasto coinvolto tanto da perdere il lavoro, la pace e lo stipendio per mantenere la sua famiglia ed essere inguaiato in maniera grave col fisco e con la giustizia.

Oggi uno che abbia a che fare con questi comparti dello Stato è un uomo letteralmente perduto checché ne pensi Di Pietro.

Le pastoie burocratiche e l’organizzazione di queste realtà sono quanto di peggio e di più assurdo una mente umana possa pensare.

Comunque sia il risultato di una indagine, di una pratica, o di un processo, alla fine uno risulta sempre perdente e sempre riceve in realtà una condanna gravissima anche se assolto con formula piena!

Proprio in questi giorni ho letto ancora una volta l’affermazione categorica di Cristo: “Il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”.

Mi pare che il ministro Angiolino Alfano abbia una grossa gatta da pelare tentando di salvare la giustizia da come s’è ridotta. Credo che, se suddetto ministro, il capo dello Stato e del Governo, il parlamento, il Senato e gli oltre mille deputati e senatori, si rifacessero a questa affermazione di Cristo, imboccherebbero la strada giusta! Dobbiamo preoccuparci della vita dei cittadini, non della sopravvivenza della corporazione più pagata e meno efficiente in Italia!


Quel rammarico che dovrebbe essere superato…

giovedì, 4 marzo 2010

Da anni seguo con molto interesse la posizione critica degli ebrei nei riguardi dei presunti o veri silenzi di Papa Pacelli di fronte agli esecrabili eccidi perpetrati dai nazisti sugli ebrei.

Confesso che talvolta mi si è affacciato il dubbio che Papa Pio XII sapendo, che forse solamente i tedeschi avrebbero potuto arginare l’espandersi in Europa del comunismo ateo della Russia di Stalin e anche non appoggiando direttamente l’espansionismo tedesco con tutti gli aspetti negativi che erano insiti in esso, Papa Pacelli non l’abbia combattuto apertamente ed in maniera più esplicita, mediante interventi pubblici, sperando che queste potenze delle tenebre si eliminassero reciprocamente combattendosi tra di loro.

Credo però che questa mia supposizione senza documenti che la sorreggano, sia una ipotesi piuttosto peregrina di un povero prete totalmente sprovveduto su problemi così impegnativi. Di certo Papa Pacelli ha tentato di salvare gli ebrei attraverso tutta l’organizzazione della struttura della chiesa, e ciò lo riconoscono gli stessi interessati.

Credo invece che la spiegazione giusta dei presunti silenzi sia quella che ho sentito personalmente dal nostro vecchio Patriarca il Cardinale Roncalli che di queste cose se ne intendeva assai, anzi era quanto mai esperto. Diceva il nostro patriarca di un tempo che può essere comodo e facile fare certi proclami pur giusti nella sostanza ma poi a pagarne il prezzo non sarebbe stato chi questi proclami li creava in un luogo sicuro, ma i cristiani e la chiesa che vivevano sotto il giogo di questi tiranni sanguinari e senza scrupoli quali furono Hitler, Stalin e tutti i loro accoliti. Credo che l’intellighenzia del popolo ebreo queste cose le dovrebbero sapere bene!

Pur essendo io un ammiratore dell’intelligenza, della democraticità del popolo ebreo e pur comprendendo il prezzo enorme che ha pagato al nazismo e pure al comunismo, credo che sia ora che la finisca con questo discorso non intromettendosi ulteriormente nella cose che non li riguarda e ringrazia di cuore la chiesa cattolica del nostro tempo, anche se si può comprendere il rammarico per quella dei secoli lontani.


La mia epopea scout, quanti ricordi!

mercoledì, 3 marzo 2010

Funge da “capo tecnico” nella tipografia ove si stampa “L’incontro”, un mio vecchio lupetto quasi sessantenne, ormai in pensione da tempo.

Io non posso che avvalermi di giovani e vecchi pensionati, date le inesistenti risorse finanziarie.

Questo ragazzino, di tempi ormai lontani, qualche mattina fa mi ha portato una vecchia foto che mi ritrae mentre celebravo messa nel campo scout di Gares.

Mi è bastata questa foto per farmi risucchiare da un’ondata di ricordi cari dell’epopea scout che ho vissuto agli albori del mio sacerdozio.

Lo scoutismo mi ha affascinato e impegnato per più di vent’anni, quando ne sono uscito non c’era quasi parrocchia della città in cui non avessimo fatto nascere un gruppo.

Ora non so più quale sia la situazione dello scoutismo a Mestre, ma allora gli scout si contavano a centinaia e centinaia. Solamente a San Lorenzo, la parrocchia del Duomo, avevamo due branchi di lupetti, tre reparti scout, un noviziato e due clan e altrettanti gruppi femminili perché a quel tempo maschi e femmine avevano gruppi separati.

Quanti ricordi, quante imprese, quanti incontri e quante preoccupazioni per le singole storie di questa massa di giovani che affrontavano i temporaloni dell’adolescenza e della prima giovinezza, mi fa tristezza quando apprendo l’esiguità dei gruppi giovanili che ruotano attorno a certe parrocchie!

Rimango assolutamente convinto che quando un prete si spende tutto e semina a piene mani con generosità, fiorisce anche il deserto! Fu così anche a Mestre negli anni 60-70!

Ora mi restano i ricordi, ma i miei ragazzi li porto tutti nel cuore.

Nella foto mi fanno da chierichetti, a destra Maurizio Saccarola, capo squadriglia, diventato medico coscienzioso e brillante, ed ora in cielo ormai da anni, a sinistra Oscar Turra, capo reparto prima tra gli scout e poi nello stabilimento della Flag, un po’ in disparte Ferruccio Faccenda, ingegnere in pensione, poi un quadrato interminabile di ragazzi che con me hanno incontrato il Signore a contatto di una natura splendida ed incontaminata.

Io non sono riuscito a seguire le infinite storie dei miei ragazzi di un tempo, ogni tanto ne viene a galla qualcuno, ma sono certo che la splendida avventura vissuta assieme e strettamente collegata a Dio e al prossimo, contrassegnerà per sempre le coscienze di ognuno.


Marghera ieri: operai sfruttati e una terra avvelenata

martedì, 2 marzo 2010

Quando leggi un saggio su certe situazioni economico-sociali di tempi non lontani, o sulle evoluzioni a livello sindacale, che riguardano le condizioni di lavoro di un passato, che a te pare recente, ma che in realtà riguarda fatti di mezzo secolo fa, annoti in maniera distaccata l’evolversi della società, altro però è apprendere dalla viva voce di un protagonista di quelle situazioni e di quei tempi.

Qualche giorno fa ebbi modo di scambiare qualche opinione con un mio vecchio parrocchiano, in pensione ormai più di vent’anni, pur essendo più giovane di me, chiacchierando venne fuori la Marghera dei suoi tempi. Mentre egli mi raccontava la vita in stabilimento, confrontavo i suoi ricordi, quanto mai vivi, con la Marghera dei nostri giorni, ridotta ormai a cimitero abbandonato del polo industriale, che il conte Volpi aveva fatto nascere sulla gronda lagunare e che determinò lo sviluppo economico sociale di Mestre e dell’intero interland.

Il mio amico, era entrato in fabbrica, alle Leghe Leggere, a quattordici anni, in quello stabilimento lavoravano allora cinquemila operai, quando ne è uscito, con 35 anni di lavoro, gli operai rimasti erano ridotti a 250; ora penso che delle Leghe Leggere siano rimasti, come lapidi tombali, solamente qualche capannone annerito dal fumo dei laminatoi in completo abbandono.

“Ai miei tempi, ci davano 15 minuti per il pranzo. Quando andavo al bagno un contatore registrava i minuti di permanenza perché si dovevano recuperare!”
“Guai fumare una sigaretta!”
Marghera, un mondo ormai scomparso e sepolto nei ricordi dei superstiti. Spremuti come limoni gli operai, avvelenato per secoli il terreno della gronda della nostra laguna, il capitalismo sì è spostato, per sfruttare altri poveri del terzo mondo ed avvelenare altre terre vergini di altri paesi.

Ancora una volta la ricerca del benessere di pochi, semina rovina e morte per molti.

La redenzione, pare quasi non ancora cominciata in questo importante e vasto settore della vita!


L’esperienza diretta insegna un diverso modo di affrontare le cose

lunedì, 1 marzo 2010

Sono convinto che solamente l’esperienza diretta e personale dia la giusta misura di ciò che comporta un evento nella tua vita.

Per questo motivo ritengo che abbia ragione il sacerdote francese che ha raccolto l’eredità spirituale di Charles Foucauld fondatore dei piccoli fratelli di Gesù.

Chi stese la regola di questa moderna congregazione religiosa afferma che si possono comprendere e capire i poveri soltanto quando ci si cala dentro concretamente nella loro vita e si vive “come loro”.

Rifletto su questo aspetto della vita ogni volta che qualche acciacco mi fa temere di essere arrivato al capolinea.

Mi sovviene una lettura di una raccolta di lettere di soldati tedeschi: “Le ultime lettere da Stalingrado”: l’armata del Reich che assediava Stalingrado era stata a sua volta assediata dai Russi. Il Ministero della propaganda aveva sequestrato le lettere dei soldati della Wehrmacth partite con l’ultimo velivolo che ebbe modo di alzarsi dalla città assediata.

Il Ministero voleva dimostrare con quelle lettere quanto fosse alto il morale della truppa. Dopo la liberazione una raccolta di queste lettere fu fatta pubblicare dagli alleati; sono lettere sublimi. Ricordo una di un soldato che da civile aveva fatto l’attore, diceva pressappoco: “molte volte ho recitato sul palco la parte della morte eroica suscitando applausi scroscianti, ma qui a Stalingrado la morte è ben diversa, tra il fango, la desolazione, la fame, le ferite e le bombe!”

Quanto è falsa e bolsa la retorica, le frasi fatte, i discorsi sublimi e raffinati, le pie aspirazioni, i sermoni convenzionali! Per parlare dei drammi della vita degli altri e nostra serve discrezione ed umiltà.


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