Don Armando Trevisiol


Archivi per la categoria ‘Riflessioni’

“Dai frutti si risale alla bontà dell’albero!”

mercoledì, 10 marzo 2010

Ho pigliato un grosso granchio! Sono deluso ed arrabbiato con me stesso perché ancora una volta non ho tenuto conto del monito di Cristo: “Non giudicate”. Non solo ho fatto un giudizio temerario, ma questo giudizio ha pure l’aggravante del risentimento!

Mi spiego. Recentemente sono rimasto deluso ed irritato per il comportamento di una persona che mi ha confidato di appartenere ad una associazione religiosa che nasce da un movimento cattolico, oggi rilevante nella vita politica ed economica del nostro Paese.

M’era parso che questa persona avesse, in realtà, un comportamento settario, poco attento e rispettoso di altre persone che pur operano nell’ambito della chiesa. Per associazione di idee e per qualche altro elemento, che avevo abbinato al comportamento della “religiosa” di cui ho qui accennato, avevo assimilato la figura e il modo di fare del Ministro alla Pubblica Istruzione onorevole Gelmini. Il vestire modesto, l’atteggiamento marcatamente autoritario nelle decisioni, l’appartenenza alla maggioranza politica che governa il Paese, mi avevano indotto a pensare che anche la Gelmini fosse una “Religiosa laica” di quel movimento a cui ho accennato.

Mi sono sbagliato! Qualche settimana fa l’Annunziata, alla televisione, le ha fatto le congratulazioni per l’incipiente maternità. Ma allora pensavo di non aver capito bene; mentre poi ho appreso, dai giornali, che la Gelmini s’è sposata civilmente di notte e per ben due volte, nel dubbio che il luogo e il tempo inconsueti invalidassero l’atto civile.

Mi pare, questa donna, tanto una “beatina” nell’aspetto, ma in realtà è una donna di ferro nella sostanza, riservata e nello stesso tempo determinata nel riformare la scuola così malandata e poco produttiva a livello d’istruzione e peggio ancora di educazione a valori morali e civili.
Così va il mondo!

E’ sempre difficile giudicare, se non bastasse l’esperienza lo comprova la magistratura che ritiene che anche una decina d’anni è troppo poco per poter pronunciare una sentenza!

Spero e mi propongo che d’ora in poi mi atterrò all’altra massima evangelica: “Dai frutti si risale alla bontà dell’albero!”


Dov’è Il vero “impegno cristiano”?

martedì, 9 marzo 2010

Ebbene è vero quello che pensava Esopo e cioè l’uomo porta sulle spalle la bisaccia dei suoi difetti, mentre appende al collo le sue virtù, così che non scorge i suoi difetti, mentre può rimirare i suoi pregi.

Perciò è normale e scontato che uno veda facilmente i difetti che il prossimo porta evidenti nelle sue spalle e non abbia coscienza dei suoi che non gli sono immediatamente visibili.

Pur premettendo tutto questo, debbo confessare tutta la mia amarezza e delusione quando incontro preti demotivati, parrocchie stanche e stantie che vanno avanti per forza di inerzia, comunità in cui non si avverte una progettualità, una ricerca di innovazione, sforzo di aprirsi al domani, passione per il bene, amore concreto per i poveri.

E’ per me quanto mai triste scoprire religiosi, senza religiosità vera, cristiani senza fermenti di autentico cristianesimo o fedeli con una fede formale, senza mordente e senza presa sulla vita.

I segni esterni che si rifanno al vocabolario religioso non solamente risultano falsi, ma perfino deludenti ed irritanti quando i contenuti sono ben diversi da quanto indicano suddetti segni.

Un prete senza zelo per le anime, per i lontani, un prete che non ricerchi appassionatamente strumenti o soluzioni per aprire un dialogo con le anime che gli sono state affidate dal Vescovo, un parroco che non appronti mass-media per parlare a tutti i suoi parrocchiani, che sia alla ricerca di associazioni o di luogo di incontro per i suoi ragazzi, non solamente non si rifà allo zelo del suo Maestro, ma rappresenta in realtà l’opposto di quanto dovrebbe essere.

Una religiosa o un frate preoccupato solamente di procurare introiti per la propria congregazione, che non si rapporti e non collabori con tutto “il corpo di Cristo” rappresentato dalla comunità cristiana nella sua globalità, non dico che sia “L’anticristo” ma certamente non dà volto vero al Cristo nella vita del mondo contemporaneo!

Sempre si è corso il pericolo di un “impegno cristiano” che in realtà era solo l’opposto di esso, vedi crociate, controriforma, inquisizione, indulgenze ecc.

Oggi poi in cui tutto si svolge sotto i riflettori dei mass-media tutto questo diventa più evidente e dissacrante.


Il manifesto di Cristo

lunedì, 8 marzo 2010

Quando si parla di manifesto quasi per istinto o meglio ancora per una cultura primordiale ed universale il pensiero corre subito a Marx, il barbuto sociologo della metà dell’ottocento.

Quel manifesto, non si può dire che abbia portato solo drammi e tragedie perché ha pure scosso dalle fondamenta una società che aveva solidificato i privilegi di pochi e l’esclusione dal benessere e dalla partecipazione alle scelte sociali di moltissimi, però alla fin fine è stato quanto mai rovinoso e alla prova dei fatti è fallito.

Il manifesto però che ha portato solo vantaggi all’umanità e che ne porterebbe ancora di più se fosse accettato ed attuato nella sua sostanza almeno dalla sua chiesa è quello di Cristo.

Il manifesto di Cristo è però meno conosciuto dalle masse popolari di quello di Marx, pur essendo proposto con molta evidenza fino dalle prime righe del Vangelo di Luca, quando nella sinagoga di Nazareth Gesù fa suo il progetto del Messia anticipato dal profeta Isaia: “Sono mandato ad annunciare ai poveri il lieto annuncio, la liberazione dei prigionieri, ai ciechi la vista, la libertà agli oppressi ed un anno di grazia”. Non potrebbe essere più evidente che Cristo ha come obiettivo l’uomo, la sua emancipazione, la sua libertà, la sua dignità.

Nel manifesto di Gesù però non c’è neppure accenno a pontificali, pratiche di pietà e riti in generale. Fortunatamente anche oggi nella chiesa ci sono movimenti, associazioni, uffici e quant’altro impegnati a realizzare il progetto di Gesù,. Però bisogna pur confessare che negli organismi di base quali sono le parrocchie esse favoriscono una cultura di massa di tipo intimistico rituale che non sempre è teso a promuovere la libertà, la giustizia, l’emancipazione dell’uomo e della società in cui vive.

L’andare spesso alla sorgente, ai documenti costitutivi del cristianesimo non solo è opportuno, ma doveroso, perché finiamo per scoprire un pensiero ed un programma che non sempre collima con l’indirizzo e gli obiettivi del Fondatore.


La giustizia non rende sempre giustizia alla vita del cittadino

venerdì, 5 marzo 2010

Da qualche tempo incontro abbastanza frequentemente un signore di mezza età che nelle ore più disparate si raccoglie in preghiera nella chiesa del cimitero. Credo che ormai non gli resti altro che rifugiarsi in Dio.

Avevo capito, fin dai primi giorni della sua comparsa, che aveva nel cuore qualcosa di molto grave. Un giorno, forse perché oltre che al Signore, che se ne sta buono buono ad ascoltare, ha sentito il bisogno di confidare anche al suo vecchio ed indegno ministro il suo affanno.

La sua storia è assai aggrovigliata ed io non ho voluto mettere il dito nella piaga ponendogli delle domande per chiarirmi la questione, così che non l’ho capita per nulla.

Credo che facesse un lavoro redditizio come rappresentante di commercio di una grossa ditta che probabilmente lavorava in maniera illegale e quest’uomo, che almeno a me pare sano ed onesto, ne è rimasto coinvolto tanto da perdere il lavoro, la pace e lo stipendio per mantenere la sua famiglia ed essere inguaiato in maniera grave col fisco e con la giustizia.

Oggi uno che abbia a che fare con questi comparti dello Stato è un uomo letteralmente perduto checché ne pensi Di Pietro.

Le pastoie burocratiche e l’organizzazione di queste realtà sono quanto di peggio e di più assurdo una mente umana possa pensare.

Comunque sia il risultato di una indagine, di una pratica, o di un processo, alla fine uno risulta sempre perdente e sempre riceve in realtà una condanna gravissima anche se assolto con formula piena!

Proprio in questi giorni ho letto ancora una volta l’affermazione categorica di Cristo: “Il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”.

Mi pare che il ministro Angiolino Alfano abbia una grossa gatta da pelare tentando di salvare la giustizia da come s’è ridotta. Credo che, se suddetto ministro, il capo dello Stato e del Governo, il parlamento, il Senato e gli oltre mille deputati e senatori, si rifacessero a questa affermazione di Cristo, imboccherebbero la strada giusta! Dobbiamo preoccuparci della vita dei cittadini, non della sopravvivenza della corporazione più pagata e meno efficiente in Italia!


Quel rammarico che dovrebbe essere superato…

giovedì, 4 marzo 2010

Da anni seguo con molto interesse la posizione critica degli ebrei nei riguardi dei presunti o veri silenzi di Papa Pacelli di fronte agli esecrabili eccidi perpetrati dai nazisti sugli ebrei.

Confesso che talvolta mi si è affacciato il dubbio che Papa Pio XII sapendo, che forse solamente i tedeschi avrebbero potuto arginare l’espandersi in Europa del comunismo ateo della Russia di Stalin e anche non appoggiando direttamente l’espansionismo tedesco con tutti gli aspetti negativi che erano insiti in esso, Papa Pacelli non l’abbia combattuto apertamente ed in maniera più esplicita, mediante interventi pubblici, sperando che queste potenze delle tenebre si eliminassero reciprocamente combattendosi tra di loro.

Credo però che questa mia supposizione senza documenti che la sorreggano, sia una ipotesi piuttosto peregrina di un povero prete totalmente sprovveduto su problemi così impegnativi. Di certo Papa Pacelli ha tentato di salvare gli ebrei attraverso tutta l’organizzazione della struttura della chiesa, e ciò lo riconoscono gli stessi interessati.

Credo invece che la spiegazione giusta dei presunti silenzi sia quella che ho sentito personalmente dal nostro vecchio Patriarca il Cardinale Roncalli che di queste cose se ne intendeva assai, anzi era quanto mai esperto. Diceva il nostro patriarca di un tempo che può essere comodo e facile fare certi proclami pur giusti nella sostanza ma poi a pagarne il prezzo non sarebbe stato chi questi proclami li creava in un luogo sicuro, ma i cristiani e la chiesa che vivevano sotto il giogo di questi tiranni sanguinari e senza scrupoli quali furono Hitler, Stalin e tutti i loro accoliti. Credo che l’intellighenzia del popolo ebreo queste cose le dovrebbero sapere bene!

Pur essendo io un ammiratore dell’intelligenza, della democraticità del popolo ebreo e pur comprendendo il prezzo enorme che ha pagato al nazismo e pure al comunismo, credo che sia ora che la finisca con questo discorso non intromettendosi ulteriormente nella cose che non li riguarda e ringrazia di cuore la chiesa cattolica del nostro tempo, anche se si può comprendere il rammarico per quella dei secoli lontani.


La mia epopea scout, quanti ricordi!

mercoledì, 3 marzo 2010

Funge da “capo tecnico” nella tipografia ove si stampa “L’incontro”, un mio vecchio lupetto quasi sessantenne, ormai in pensione da tempo.

Io non posso che avvalermi di giovani e vecchi pensionati, date le inesistenti risorse finanziarie.

Questo ragazzino, di tempi ormai lontani, qualche mattina fa mi ha portato una vecchia foto che mi ritrae mentre celebravo messa nel campo scout di Gares.

Mi è bastata questa foto per farmi risucchiare da un’ondata di ricordi cari dell’epopea scout che ho vissuto agli albori del mio sacerdozio.

Lo scoutismo mi ha affascinato e impegnato per più di vent’anni, quando ne sono uscito non c’era quasi parrocchia della città in cui non avessimo fatto nascere un gruppo.

Ora non so più quale sia la situazione dello scoutismo a Mestre, ma allora gli scout si contavano a centinaia e centinaia. Solamente a San Lorenzo, la parrocchia del Duomo, avevamo due branchi di lupetti, tre reparti scout, un noviziato e due clan e altrettanti gruppi femminili perché a quel tempo maschi e femmine avevano gruppi separati.

Quanti ricordi, quante imprese, quanti incontri e quante preoccupazioni per le singole storie di questa massa di giovani che affrontavano i temporaloni dell’adolescenza e della prima giovinezza, mi fa tristezza quando apprendo l’esiguità dei gruppi giovanili che ruotano attorno a certe parrocchie!

Rimango assolutamente convinto che quando un prete si spende tutto e semina a piene mani con generosità, fiorisce anche il deserto! Fu così anche a Mestre negli anni 60-70!

Ora mi restano i ricordi, ma i miei ragazzi li porto tutti nel cuore.

Nella foto mi fanno da chierichetti, a destra Maurizio Saccarola, capo squadriglia, diventato medico coscienzioso e brillante, ed ora in cielo ormai da anni, a sinistra Oscar Turra, capo reparto prima tra gli scout e poi nello stabilimento della Flag, un po’ in disparte Ferruccio Faccenda, ingegnere in pensione, poi un quadrato interminabile di ragazzi che con me hanno incontrato il Signore a contatto di una natura splendida ed incontaminata.

Io non sono riuscito a seguire le infinite storie dei miei ragazzi di un tempo, ogni tanto ne viene a galla qualcuno, ma sono certo che la splendida avventura vissuta assieme e strettamente collegata a Dio e al prossimo, contrassegnerà per sempre le coscienze di ognuno.


Marghera ieri: operai sfruttati e una terra avvelenata

martedì, 2 marzo 2010

Quando leggi un saggio su certe situazioni economico-sociali di tempi non lontani, o sulle evoluzioni a livello sindacale, che riguardano le condizioni di lavoro di un passato, che a te pare recente, ma che in realtà riguarda fatti di mezzo secolo fa, annoti in maniera distaccata l’evolversi della società, altro però è apprendere dalla viva voce di un protagonista di quelle situazioni e di quei tempi.

Qualche giorno fa ebbi modo di scambiare qualche opinione con un mio vecchio parrocchiano, in pensione ormai più di vent’anni, pur essendo più giovane di me, chiacchierando venne fuori la Marghera dei suoi tempi. Mentre egli mi raccontava la vita in stabilimento, confrontavo i suoi ricordi, quanto mai vivi, con la Marghera dei nostri giorni, ridotta ormai a cimitero abbandonato del polo industriale, che il conte Volpi aveva fatto nascere sulla gronda lagunare e che determinò lo sviluppo economico sociale di Mestre e dell’intero interland.

Il mio amico, era entrato in fabbrica, alle Leghe Leggere, a quattordici anni, in quello stabilimento lavoravano allora cinquemila operai, quando ne è uscito, con 35 anni di lavoro, gli operai rimasti erano ridotti a 250; ora penso che delle Leghe Leggere siano rimasti, come lapidi tombali, solamente qualche capannone annerito dal fumo dei laminatoi in completo abbandono.

“Ai miei tempi, ci davano 15 minuti per il pranzo. Quando andavo al bagno un contatore registrava i minuti di permanenza perché si dovevano recuperare!”
“Guai fumare una sigaretta!”
Marghera, un mondo ormai scomparso e sepolto nei ricordi dei superstiti. Spremuti come limoni gli operai, avvelenato per secoli il terreno della gronda della nostra laguna, il capitalismo sì è spostato, per sfruttare altri poveri del terzo mondo ed avvelenare altre terre vergini di altri paesi.

Ancora una volta la ricerca del benessere di pochi, semina rovina e morte per molti.

La redenzione, pare quasi non ancora cominciata in questo importante e vasto settore della vita!


L’esperienza diretta insegna un diverso modo di affrontare le cose

lunedì, 1 marzo 2010

Sono convinto che solamente l’esperienza diretta e personale dia la giusta misura di ciò che comporta un evento nella tua vita.

Per questo motivo ritengo che abbia ragione il sacerdote francese che ha raccolto l’eredità spirituale di Charles Foucauld fondatore dei piccoli fratelli di Gesù.

Chi stese la regola di questa moderna congregazione religiosa afferma che si possono comprendere e capire i poveri soltanto quando ci si cala dentro concretamente nella loro vita e si vive “come loro”.

Rifletto su questo aspetto della vita ogni volta che qualche acciacco mi fa temere di essere arrivato al capolinea.

Mi sovviene una lettura di una raccolta di lettere di soldati tedeschi: “Le ultime lettere da Stalingrado”: l’armata del Reich che assediava Stalingrado era stata a sua volta assediata dai Russi. Il Ministero della propaganda aveva sequestrato le lettere dei soldati della Wehrmacth partite con l’ultimo velivolo che ebbe modo di alzarsi dalla città assediata.

Il Ministero voleva dimostrare con quelle lettere quanto fosse alto il morale della truppa. Dopo la liberazione una raccolta di queste lettere fu fatta pubblicare dagli alleati; sono lettere sublimi. Ricordo una di un soldato che da civile aveva fatto l’attore, diceva pressappoco: “molte volte ho recitato sul palco la parte della morte eroica suscitando applausi scroscianti, ma qui a Stalingrado la morte è ben diversa, tra il fango, la desolazione, la fame, le ferite e le bombe!”

Quanto è falsa e bolsa la retorica, le frasi fatte, i discorsi sublimi e raffinati, le pie aspirazioni, i sermoni convenzionali! Per parlare dei drammi della vita degli altri e nostra serve discrezione ed umiltà.


Un incontro bello e utile per il futuro

venerdì, 26 febbraio 2010

Qualche giorno fa ho ricevuto un gruppetto di aspiranti consiglieri della Regione che hanno motivato la richiesta dell’incontro per avere un parere e dei suggerimenti da inserire nel programma da attuarsi, qualora la coalizione alla quale appartenevano, avesse vinto la competizione elettorale.

Le mie esperienze e le mie competenze sono ben limitate e riguardano comunque lo stato sociale, soprattutto nel settore della residenza per anziani.

Ho avuto piacere di esporre quanto ho maturato in questi quindici anni di attività al don Vecchi per quello che riguarda gli alloggi protetti. Credo che questa gente, che fa politica, sia sollecitata da mille istanze e da mille esigenze e perciò il piccolo tassello di cui mi occupo e l’esperienza empirica che vado facendo è certamente ben poca cosa confrontata alle problematiche complesse che deve affrontare la Regione, realtà che va sempre più sviluppandosi come ente sempre più autocefalo.

Io sono sempre più convinto che le soluzioni arrivano quando si dà vita ad una cultura che matura gli organi dello Stato e la collettività a soluzioni che qualcuno ha studiato e sperimentato.

Soprattutto in questi ultimi quindici anni il discorso degli alloggi protetti per anziani, s’è dimostrata una realtà vincente e credo che non si sia lontani che Comune, Regione ed infine Stato, lo recepiscano nel loro ordinamento e promuovano leggi ad hoc.

Oggi ho ricevuto una delegazione comunale e ho ribattuto il chiodo. Ottenere consenso da spiranti amministratori è perfino troppo facile, però credo che nella loro coscienza rimanga un segno che io poi mi farò premura far riemergere.


Una lettera che mi ha riportato al “piccolo mondo antico”

giovedì, 25 febbraio 2010

Nota della redazione: lettera e risposta di don Armando sono pubblicate nel numero dell’Incontro del 28 febbraio 2010, che -ironia della sorte visto l’argomento-, trovate anche online.

Oggi ho ricevuto una bellissima lettera di una cara signora, che conosco almeno da quarant’anni e che ha generosamente collaborato con me lungo tutto questo tempo.

Ho gradito quanto mai la lettera perchè ricca di sentimento e di simpatia, intelligente ed ordinata.

Ci vediamo poco, ognuno è sempre di corsa e crede di non aver tempo per conversare amabilmente, motivo per cui ella ha sentito il bisogno di mettere per iscritto sentimenti ed amicizia.

La lettera mi è stata particolarmente cara anche perché rappresenta un ricordo di quel “piccolo mondo antico” che ormai è praticamente scomparso e che usava la lettera per costruire e sviluppare amicizia.

Oggi la gente non scrive più, manda messaggini con il telefonino, fa gli auguri a mezzo mondo premendo un tasto del computer, ma tutto è così anonimo e sintetico per cui le parole sembrano pronunciate da un robot o da un merlo parlante che conosce al massimo cinque o sei parole e adopera sempre quelle per i motivi più diversi.

Ogni anno per Natale e Pasqua ero solito attaccare, a festone, sulle porte del mio appartamento biglietti di auguri perché le immagini, i colori e le frasi augurali mi davano una sensazione di festa e mi tenevano compagnia. Quest’anno ero tentato di non farlo più perché avevo la sensazione che i messaggini, che io cancello senza degnarli di uno sguardo, avessero già soppiantato le calde e belle frasi augurali profumate d’affetto e di sentimento.

Mi costava però abolire una tradizione, e quindi ho rifatto ancora una volta i festoni, coprendo quasi tutte le porte; la varietà dei colori e dei disegni è ancora quella di un tempo, ma la stragrande maggioranza sono biglietti inviati da enti pubblici e da aziende che hanno impiegati a disposizione per questo compito.

E’ ben difficile trovare profumo, poesia, affetto in questi cartoncini colorati. Fortunatamente la bella e cara lettera della signora Laura ha mitigato l’anonimato e l’organizzazione delle pubbliche relazioni!

Le feste della vita e della religione stanno morendo di inedia anche per questo nuovo virus virtuale!


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