Don Armando Trevisiol


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Una salvezza globale

domenica, 5 ottobre 2008

Nella Bibbia, con linguaggio semplice, popolare e alla portata di tutti, si narra la creazione del mondo in sette giorni, anzi in sei, perché è scritto che il settimo giorno Dio si riposò.

Si tratta evidentemente di un linguaggio e di un racconto immaginifico per affermare la verità di fondo che la creazione è opera di Dio. C’è un passaggio, che costituisce quasi la firma sull’opera compiuta ogni giorno: “Iddio vide ch’era cosa buona!”, per affermare che nulla nella creazione è sostanzialmente negativo, ma che ogni realtà adoperata nel modo e nel tempo giusto ha una sua funzione positiva, diventa un tassello importante nel grande mosaico della creazione.

Qualche giorno fa feci una interessante scoperta, oh si tratta dell’uovo di Colombo! Ossia che anche la tanto vituperata “globalizzazione” che per taluni è la causa di tanti guai e per alcuni altri il motivo di infinite difficoltà, ha invece una funzione positiva, se adoperata come Dio comanda! Ossia diventa un elemento per creare giustizia e solidarietà universale che si riversa poi nel bene di ogni individuo.

L’altra mattina mi lasciai andare a questi pensieri in occasione di un brano del Vangelo, e ne divenne la sua chiave di lettura, così che mi aprì una comprensione profonda ed affascinante di quel brano.

Si trattava del paralitico posto davanti a Gesù perché lo guarisse. Gesù gli dice invece: “ti sono rimessi i tuoi peccati”, poi finì anche per mandarlo a casa guarito.

Compresi, per l’illuminazione di un raggio interiore, che Gesù è venuto a portare non una salvezza parziale riguardante l’anima, ma a salvare tutto l’uomo: il corpo, il sentimento, la moralità, la sua armonia, la sua vita familiare e sociale, quella economica e quella psicologica. In una parola il messaggio e la proposta di Cristo è globale, è tesa alla salvezza globale.

Questa “scoperta” mi fece enormemente felice. Un cristianesimo che investe, recupera, riordina e salva tutto l’uomo mi pare infinitamente più alto e nobile di una religione che riguardi solamente l’aldilà o i nostri rapporti con i comandamenti. Gesù è venuto perché l’uomo viva in pienezza a livello psicologico, fisico, morale, economico, politico e sociale, dei sentimenti della poesia e dell’amore.

In una parola Cristo ci offre una salvezza globale, per cui vale proprio la pena di accettarlo e di metterlo in pratica.


Lo scrupolo

sabato, 27 settembre 2008

Ora non faccio quasi più “il mestiere” del confessore, un po’ perché vivo in un modo di vecchi che son convinti, quasi con rammarico di non poter più peccare, ed un po’ perchè ormai la confessione fa parte del museo dei vecchi mestieri ora non più praticati.

Un tempo quando confessavo e molto, ogni tanto m’imbattevo in qualche penitente scrupoloso.

Era una pena, perché lo scrupoloso non trova mai pace, sempre convinto di non aver detto tutto, o di non aver detto bene.

Io credo di non aver mai sofferto di scrupoli, anzi talvolta mi pare d’essere di manica larga, forse troppo larga con me stesso.

Ultimamente però ho uno scrupolo che mi perseguita e che mi toglie pace, nonostante sia più che in regola con i canoni della chiesa, mi pare d’aver abbandonato troppo presto la vita attiva a livello pastorale, e anche se ho accettato il fatto della pensione, mi viene da temere che anche nella condizione in cui mi trovo potrei fare di più o di diverso di quello di cui sto occupandomi.

Mi ero offerto senza ricevere risposte ed “essere preso a giornata” dai miei confratelli. Contrariamente dissero di non aver bisogno, questi rifiuti mi avevano tranquillizzato sennonché l’aver sentito che l’unico frate sacerdote, quindi in grado di celebrare l’Eucarestia, amministrare il perdono e dare l’unzione degli infermi se n’è andato con il 30 giugno dall’ospedale mi ha riacceso il tormentone, tanto da costringermi di fare una seppur modesta e limitata avance. L’aver un’ ospedale di eccellenza sotto ogni punto di vista, ma carente di una adeguata assistenza religiosa è diventato per me un assillo. Sebbene che prima di me a dover preoccuparsi di queste cose c’è il cardinal Patriarca sua eminenza Angelo Scola, il patriarca emerito cardinal Marco Cè, il vescovo ausiliare sua ecc.za monsignor Beniamino Piziol, il delegato per la pastorale degli infermi monsignor Dino Pistolato, il delegato per l’evangelizzazione monsignor Orlando Barbaro, ma nonostante questo rimane pure “il servo dei servi di Dio” don Armando Trevisiol.

La responsabilità morale lambisce pure la mia coscienza tanto da farmi dire “posso fare ancora qualcosa anch’io!”


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