Don Armando Trevisiol


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Vogliamo dare una risposta al problema dell’autosufficienza limitata negli anziani

domenica, 14 marzo 2010

Io non ricordo granchè dei miei studi classici; sono passati troppi anni e troppe vicende dai tempi ormai del secolo scorso quando ho frequentato il liceo del seminario.
Ogni tanto emerge dalle nebbie fitte del passato qualche reminescenza.
Ricordo la massima del filosofo greco Eraclito “Panta rei” tutto si evolve nulla rimane fermo.

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere la lapide di marmo rosso di Carrara che ho posto il giorno dell’inaugurazione nell’ingresso del Centro don Vecchi; 1 ottobre 1994.

A quel tempo scrissi a destra e a manca che aprivamo un’esperienza pilota per quello che concerne il problema della residenza degli anziani, specialmente poveri. Credo che senza motivi referenziali e senza vanaglorie si possa affermare che ci è andata bene che, tutto sommato, abbiamo fatto scuola. Gli “alloggi protetti” costituiscono certamente un passo avanti per quanto concerne la terza età.

Il Comune, la Regione e lo Stato, pur con velocità diverse stanno recependo e facendo propria la soluzione abitativa che noi abbiamo sognato e realizzato, felici di avere aperto una nuova “via”.
Sono passati appena 16 anni ed avvertiamo il bisogno di fare un passo avanti.

Tutte le epoche, ma soprattutto il presente non permettono la staticità.
La moda muta ogni anno, ma anche le strutture seguono un ciclo evolutivo veloce e necessario.

In questi ultimi mesi al don Vecchi stiamo lavorando per dare una risposta “all’autosufficienza limitata”.

Riteniamo che umanamente socialmente ed economicamente, dobbiamo ritardare ulteriormente l’ingresso nelle strutture per non autosufficienti, strutture che sono comunque poco rispettose della persona, della loro autonomia decisionale, nel loro diritto di vivere con persone autonome, e della possibilità di porre in atto tutte quelle funzioni delle quali dispongono ancora.

Stiamo lavorando attorno a dei moduli abitativi, integrati con la struttura per autosufficienti, che permettono con opportuni ulteriori servizi, agli anziani con autonomia funzionale, a rimanere nel mondo delle persone vive e non essere costretti ad entrare nel mondo delle anime morte costituito dalle case di riposo per non autosufficienti.


Le mie proposte ai candidati sindaco di Venezia

giovedì, 11 marzo 2010

Brunetta ci riprova a Venezia!
Mi pare che il nostro concittadino di Castello stia vivendo un momento euforico nella sua vita politica e personale. L’aver trovato la “medicina” giusta per guarire i dipendenti dello Stato e la serie di provvedimenti a raffica per moralizzare l’elefantiaco apparato burocratico statale e parastatale l’hanno portato alla ribalta dell’attenzione dell’Italia e forse dell’Europa. Spero che il virus burocratico non si evolva e renda vani questi provvedimenti!

Non so però se ai 4600 dipendenti del Comune di Venezia garbi troppo questo “sergente di ferro” e gli diano il voto anche se hanno il posto garantito. Ora però che il nostro aspirante sindaco ha pur trovato la fidanzata credo che nell’euforia dell’amore tenterà il tutto per tutto per battere il record di sindaco-ministro o di ministro-sindaco.

Per motivi d’istinto e per simpatia umana mi sarei sentito un po’ più tutelato e sicuro per quanto concerne vecchi e poveri, da Bettin, che da assessore ha impostato tutta la struttura assistenziale del Comune di Venezia, ma comunque sia ad Orsoni, candidato di Centro-sinistra, che a Brunetta, candidato del Centro-desstra farò lo stesso discorso e chiederò di inserire nel programma soprattutto due proposte:

1) la valorizzazione e l’ulteriore perfezionamento degli alloggi protetti, in maniera tale da assicurare una vecchiaia sicura ed umana agli anziani meno abbienti. Proponendo un elemento innovativo per prolungare fino all’estremo l’autosufficienza.
2) la creazione di un grande centro per recuperare il “superfluo” ossia quello che altrimenti andrebbe buttato, dando sistemazione organica, moderna ed efficiente a quella realtà che viene definita con la brutta parola “beneficenza”.

Brunetta dieci anni fa mi aveva proposto di fare l’assessore per questo settore. Ora sono troppo vecchio, perciò mi offro io a fornire a lui e al suo competitore Orsoni idee e progetti da mettere in programma!


Impegnarsi, tutti e assieme, per risolvere i problemi della gente!

domenica, 7 marzo 2010

Nota della redazione: come sempre ricordiamo che don Armando scrive più di quanto noi si possa pubblicare settimanalmente, quindi questa sua riflessione risale a prima delle primarie comunali del PD che hanno visto la candidatura di Orsoni e dell’ufficializzazione della candidatura di Brunetta per il PDL.

Il don Vecchi, con i suoi 250 anziani, credo sia considerato dagli aspiranti a governare il Comune di Venezia, come un bacino facile di possibili elettori, quasi sia un vivaio di trote di allevamento.

In questo ultimo tempo sono arrivati pacchi di lettere dei singoli aspiranti sindaco da parte del Centro-sinistra: Bettin, Orsoni, e Fincato.

Ho già scritto cha per me personalmente sono tutti e tre persone intelligenti, capaci, oneste e sensibili alle esigenze dei cittadini. Non credo che i nostri anziani, me compreso, parteciperemo alle primarie. Gli anziani sono un po’ pigri ed acciaccati, io invece non mi sento di fare un torto ad uno di loro, perché, pur essendo diversi tra di loro, mi paiono tutti e tre meritevoli di fiducia.

Non mi esprimo circa i candidati di Centro-destra, perché al momento in cui scrivo, mi pare che non si sappia chi sia il candidato che si offre a governare questo nostro difficile comune.

Mio fratello don Roberto ha scritto su “Proposta” il suo bollettino parrocchiale che non desidera ricevere gli aspiranti al Consiglio Comunale, io invece spalanco le porte del don Vecchi perché ogni candidato si faccia conoscere e dica la sua perché dopo l’elezione noi diremo la nostra con puntualità e decisione.

Ho invece una proposta da fare e siccome mi sento libero quanto mai, lo faccio per ora ai candidati del Centro-sinistra: “Perché non presentarvi come un triunvirato? Nella storia del nostro Paese, ma anche in Europa, non mancano dei precedenti!”

Questa proposta la farò anche al Centro-destra, quando verrò a conoscere i nomi dei loro candidati.

E ora è tempo di lavorare assieme per il benessere della nostra gente. Attualmente le ricette rosso, bianche, verdi o nere del passato sono scomparse, nessuno pensa più di richiamarsi ai “massimi sistemi” ma tutti assieme dobbiamo cercare di risolvere con criterio e buon senso i problemi che via via si affacciano. Se invece di un triunvirato faremo un quadrunvirato, non cambia molto, l’importante è finalmente impegnarci assieme!


La mia epopea scout, quanti ricordi!

mercoledì, 3 marzo 2010

Funge da “capo tecnico” nella tipografia ove si stampa “L’incontro”, un mio vecchio lupetto quasi sessantenne, ormai in pensione da tempo.

Io non posso che avvalermi di giovani e vecchi pensionati, date le inesistenti risorse finanziarie.

Questo ragazzino, di tempi ormai lontani, qualche mattina fa mi ha portato una vecchia foto che mi ritrae mentre celebravo messa nel campo scout di Gares.

Mi è bastata questa foto per farmi risucchiare da un’ondata di ricordi cari dell’epopea scout che ho vissuto agli albori del mio sacerdozio.

Lo scoutismo mi ha affascinato e impegnato per più di vent’anni, quando ne sono uscito non c’era quasi parrocchia della città in cui non avessimo fatto nascere un gruppo.

Ora non so più quale sia la situazione dello scoutismo a Mestre, ma allora gli scout si contavano a centinaia e centinaia. Solamente a San Lorenzo, la parrocchia del Duomo, avevamo due branchi di lupetti, tre reparti scout, un noviziato e due clan e altrettanti gruppi femminili perché a quel tempo maschi e femmine avevano gruppi separati.

Quanti ricordi, quante imprese, quanti incontri e quante preoccupazioni per le singole storie di questa massa di giovani che affrontavano i temporaloni dell’adolescenza e della prima giovinezza, mi fa tristezza quando apprendo l’esiguità dei gruppi giovanili che ruotano attorno a certe parrocchie!

Rimango assolutamente convinto che quando un prete si spende tutto e semina a piene mani con generosità, fiorisce anche il deserto! Fu così anche a Mestre negli anni 60-70!

Ora mi restano i ricordi, ma i miei ragazzi li porto tutti nel cuore.

Nella foto mi fanno da chierichetti, a destra Maurizio Saccarola, capo squadriglia, diventato medico coscienzioso e brillante, ed ora in cielo ormai da anni, a sinistra Oscar Turra, capo reparto prima tra gli scout e poi nello stabilimento della Flag, un po’ in disparte Ferruccio Faccenda, ingegnere in pensione, poi un quadrato interminabile di ragazzi che con me hanno incontrato il Signore a contatto di una natura splendida ed incontaminata.

Io non sono riuscito a seguire le infinite storie dei miei ragazzi di un tempo, ogni tanto ne viene a galla qualcuno, ma sono certo che la splendida avventura vissuta assieme e strettamente collegata a Dio e al prossimo, contrassegnerà per sempre le coscienze di ognuno.


Marghera ieri: operai sfruttati e una terra avvelenata

martedì, 2 marzo 2010

Quando leggi un saggio su certe situazioni economico-sociali di tempi non lontani, o sulle evoluzioni a livello sindacale, che riguardano le condizioni di lavoro di un passato, che a te pare recente, ma che in realtà riguarda fatti di mezzo secolo fa, annoti in maniera distaccata l’evolversi della società, altro però è apprendere dalla viva voce di un protagonista di quelle situazioni e di quei tempi.

Qualche giorno fa ebbi modo di scambiare qualche opinione con un mio vecchio parrocchiano, in pensione ormai più di vent’anni, pur essendo più giovane di me, chiacchierando venne fuori la Marghera dei suoi tempi. Mentre egli mi raccontava la vita in stabilimento, confrontavo i suoi ricordi, quanto mai vivi, con la Marghera dei nostri giorni, ridotta ormai a cimitero abbandonato del polo industriale, che il conte Volpi aveva fatto nascere sulla gronda lagunare e che determinò lo sviluppo economico sociale di Mestre e dell’intero interland.

Il mio amico, era entrato in fabbrica, alle Leghe Leggere, a quattordici anni, in quello stabilimento lavoravano allora cinquemila operai, quando ne è uscito, con 35 anni di lavoro, gli operai rimasti erano ridotti a 250; ora penso che delle Leghe Leggere siano rimasti, come lapidi tombali, solamente qualche capannone annerito dal fumo dei laminatoi in completo abbandono.

“Ai miei tempi, ci davano 15 minuti per il pranzo. Quando andavo al bagno un contatore registrava i minuti di permanenza perché si dovevano recuperare!”
“Guai fumare una sigaretta!”
Marghera, un mondo ormai scomparso e sepolto nei ricordi dei superstiti. Spremuti come limoni gli operai, avvelenato per secoli il terreno della gronda della nostra laguna, il capitalismo sì è spostato, per sfruttare altri poveri del terzo mondo ed avvelenare altre terre vergini di altri paesi.

Ancora una volta la ricerca del benessere di pochi, semina rovina e morte per molti.

La redenzione, pare quasi non ancora cominciata in questo importante e vasto settore della vita!


Grazie all’assessore Bortolussi per aver concretizzato il “Last minute market”!

domenica, 28 febbraio 2010

Ho ricevuto l’invito ufficiale dell’assessore alle attività produttive, commercio, tutela dei diritti dei consumatori, nuove professionalità e lavoro atipico, dottor Giuseppe Bortolussi, a prendere parte alla conferenza stampa di presentazione dell’avvio ufficiale del progetto “Last minute market” indetta presso la sede municipale di Mestre, sala del Consiglio.

Credo che per l’assessore Bortolussi, che si appresta ad essere candidato a governatore del Veneto, sia questa una bella soddisfazione e soprattutto sia quanto mai contento d’essere riuscito a liberarsi da questa brutta gatta da pelare.

Farò di tutto per poterci andare. questo invito però mi ha riempito l’animo di un sentimento, spero di legittimo orgoglio.

Ho scoperto la possibilità del recupero dei cibi in scadenza almeno sei sette anni fa leggendo la notizia sulla stampa sull’iniziativa del Comune di Bologna.

Nella sostanza si tratta che gli ipermercati mettono a disposizione i cibi in scadenza ed in cambio il Comune abbassa la tassa di smaltimento.

Ho tentato subito l’avventura in solitaria senza alcun risultato. Mi sono rivolto in Comune, ricevendo promesse che sono poi risultate campate in aria senza alcun fondamento.

Sono passato di assessore in assessore da funzionario a funzionario ottenendo promesse, ma non risultati. Finalmente un anno fa sono approdato a Bortolussi, il quale probabilmente pensava che la cosa fosse più semplice, d’altronde non poteva che andare avanti, dietro c’era il fuoco incrociato dei giornali di Mestre, sollecitati da un certo “don Camillo” ora l’uno, ora l’altro sono interventi ed un cecchino costante e fastidioso sempre pronto a sparare un colpo!

Si prenda chi vuole il merito, a me interessa che i poveri abbiano almeno “le briciole” che cadono dalla tavola dell’Epulone!


I “bond del paradiso”

giovedì, 18 febbraio 2010

Veramente non è la prima volta che mi sia capitato di trovarmi coinvolto in una avventura mediatica quale quella che sto vivendo da qualche giorno.

Dopo essermi scervellato per trovare una soluzione per la copertura finanziaria del costruendo don Vecchi di Campalto, mi è parso di comprendere che, se io avessi messo in vendita dei certificati di parziale proprietà, anche se a livello sostanzialmente simbolico del don Vecchi di Campalto, facendo sottoscrivere azioni della Fondazione che lo gestirà, molto probabilmente avrei ottenuto qualche risultato, sempre che fossero quote a prezzo accessibile.

Fissai il costo in 50 euro. Poi mi feci stampare dai miei collaboratori un certificato di forma un po’ spagnolesca, che si rifà ai certificati di credito delle poste italiane di una volta che avevo visto per caso.

Lanciai l’iniziativa finanziaria dalle colonne de “L’incontro”.

La cosa ebbe immediato successo, dato anche delle numerose spintarelle che io non ho cessato di darle.

Ad esempio quando uno mi faceva un’offerta di 50 euro o un suo multiplo, stampavo il nome come se mi avesse chiesto un’azione. Mi sentii legittimato a farlo avendo dichiarato pubblicamente che tutto quello che ricevevo l’avrei messo sul conto del don Vecchi quater.

Compresi però ben presto che il bacino de “L’incontro” era troppo piccolo per avere un risultato adeguato al bisogno. Allora preparai una documentazione abbondante con elementi che interessano i mass-media e la spedii agli amici de “Il Gazzettino”, della “Nuova Venezia”, di “Gente Veneta” del “Corriere della Sera” e di “Rai Tre”.

Il primo che ha risposto è stato il “Corriere del Veneto” con un articolo di Alberto Zorzi dal titolo così stuzzicante che ha fatto il “miracolo”. Una vecchiaia tranquilla con i “Bond del Paradiso”.

Probabilmente il titolista dell’articolo tradusse la parola “azione” con quella più moderna e corrente di “Bond” e la congiunse al “paradiso”, Io infatti a scanso di equivoci mi sono garantito da possibili richieste di risarcimento col dire che le azioni erano esigibili solamente al momento del giudizio finale che tutti sanno segue la morte.

E’ nato subito un putiferio; ha telefonato l’Ansa, Antenna Veneta, Rai Tre, un’agenzia milanese e tutti i quotidiani cittadini.

Non credo d’aver scoperto ed essermi appropriato dell’oro dell’”Eldorado” comunque il “lancio” ha rimesso in moto tutta l’operazione.
Così va la vita!


Quale che sia il nuovo sindaco, spero si occupi del bene della città!

venerdì, 12 febbraio 2010

Nota: questa riflessione di don Armando è precedente alle primarie del Partito Democratico che hanno sancito la candidatura di Giorgio Orsoni.

Pur controvoglia, a motivo del formato tabloid dell’attuale Gazzettino, che mi è cordialmente antipatico ed indisponente, sto seguendo le manfrine dei vari aspiranti a sindaco di Venezia. Per il centrodestra, da quel che ho capito, pare che ci sia in campo solamente il ministro Brunetta, piccolo, arrogante, saccente, indisponente e laico!

Io dovrei essere contento perché una decina di anni fa, in una occasione come questa, mi mandò a chiamare per propormi l’assessorato alla sicurezza sociale. Non avrei potuto accettare, comunque Brunetta perse le elezioni, motivo per cui non ebbi neppure l’imbarazzo di un diniego per “incompatibilità di ministeri”.

Qualche tempo fa gli scrissi perché pensavo che potesse darmi una mano. Non ebbi neppure un cenno di risposta. Ho pensato che a motivo del rigore e del risparmio avesse abolito la segreteria e perciò, dovendo fare tutto da solo, non avesse proprio il tempo per rispondere ai suoi concittadini. Comunque ho l’impressione che ora, che vuole cambiare la Costituzione e fondare la Terza Repubblica, non abbia proprio voglia di annegarsi a Venezia visto che l’acqua sale fino ad un metro e cinquanta!

Nel centrosinistra sento parlare di Orsoni, il quale ha dichiarato che io l’ho preparato alla prima comunione quando ero a San Lorenzo. Se Orsoni diventerà sindaco, dovrei essere in una botte di ferro perché ho sempre insegnato a tutti i miei ragazzi che la solidarietà è il cuore, l’anima e la vita del cristiano.

Poi la stampa parla di Bettin e della Fincato. Con Bettin, eccetto che per il discorso dei centri sociali, che lui ritiene il danno minore non chiuderli, mentre io ci metterei sopra la più grossa pietra tombale, per tutto il resto ritengo che egli sarebbe una delle garanzie più sicure per quello che riguarda lo stato sociale e l’attenzione alla povera gente e questo è quanto di meglio mi aspetto dal nostro sindaco.

La signora Fincato la conosco da poco, ma credo che essendo un persona intelligente e cortese, con lei dovrebbe essere facile intendersi. A lei debbo la chiesa del cimitero.

Ora sto pregando che, qualsiasi sia il nuovo sindaco, metta in atto progetti di rinnovamento senza lasciarsi avviluppare da condizionamenti di sorta, ma puntando ad ogni costo al bene della città.


Il Gazzettino formato tabloid non è più il “mio” Gazzettino…

martedì, 9 febbraio 2010

Quando di primo mattino aprivo Il Gazzettino, che suor Teresa mi porta prima della colazione, mi sembrava di spalancare la mia finestra sul mondo e in particolare sulla mia città, e scoprirla ogni giorno uguale e diversa.

L’ho confessato varie volte, io sono abbastanza abitudinario: mi alzo alle 5,30, mi rifaccio il letto, dico il breviario e alle 7 faccio un po’ di colazione; uno yogurt e una tazzina di caffelatte, mentre normalmente sfoglio Il Gazzettino, che suor Teresa con gentilezza e spirito di sacrificio, acquista dal giornalaio di viale don Sturzo; dedico alla lettura 15-20 minuti, cinque per le notizie nazionali e dieci per Mestre e Venezia, alle 7,25 parto per il mio “lavoro”: apertura e riordino della “cattedrale” e della succursale, la vecchia ed amata cappella alla quale ho dedicato quarant’anni della mia vita.

Leggo Il Gazzettino fin da bambino. Ad Eraclea, mio paese nativo, una volta non arrivava che questo periodico. Il Gazzettino rappresentava una realtà amica e familiare; quei gran paginoni, quegli articoli magari di poco conto, ma a cinque-sei colonne! Tutto quello che accadeva a Mestre, Venezia, diventava interessante.

Ora è arrivato, per volontà di non so chi, il formato tabloid; ogni volta che prendo in mano la vecchia testata di Talamini, mi pare di incontrare un estraneo che si è introdotto furtivamente a casa mia, mi sembra uno sconosciuto con un cappottino troppo stretto, che parla a monosillabi, che riduce ogni evento a fatto banale e scontato, neppure degno di uno sguardo, seppur superficiale.

In questo ultimo tempo mi son chiesto inutilmente “Ma perché non hanno aspettato ancora un po’ per cambiare, non hanno pensato che a noi vecchi hanno rubato un altro pezzo del nostro “piccolo mondo antico?”

La vecchiaia è anche questo: sentirsi più soli perché i tuoi “amici” ad uno ad uno se ne sono andati. Ora è morto perfino il vecchio Gazzettino!


Aspettando le “vecchine”, prezioso tesoro per ogni chiesa

sabato, 6 febbraio 2010

Qualche giorno fa il Vangelo mi ha giustamente costretto a riflettere sulla profetessa Anna, quella “Betta dalla lingua schietta” che, incontrando la Madonna nel tempio, in occasione della sua purificazione e della presentazione di Gesù, le predisse che fare la mamma in maniera seria è un “mestiere” faticoso, difficile e talvolta anche ricco di amarezze.

La Madonna accettò la lezione e la mise in pratica, tanto che rimproverò Gesù per il fatto che si era fermato a Gerusalemme per discutere con i dottori nel tempio ed infatti, dopo la reprimenda “perché hai fatto questo? tuo padre ed io ti abbiamo cercato”, Gesù – ci informa il Vangelo – “cresceva e si fortificava in età, sapienza e grazia”.

Tutto serve nella vita, se è accettato con intelligenza, umiltà e buona volontà.

Il discorso su Anna mi ha fatto venire in mente un pezzo di Bergellini, l’intellettuale fiorentino che con penna felicissima, sorniona ed intelligente, dedica una bellissima pagina alle “vecchine” che bazzicano molto di sovente in ogni chiesa. Non possiamo concedere sempre l’aureola a tutte queste vecchine, perché qualche pettegolezzo, qualche “manietta” ce l’hanno anche loro, ma è pur vero che danno respiro e cuore alle sacre mura solenni del tempio e rimangono testimoni di una fede convinta e di antichi valori cristiani.

Io non ho la fortuna di avere queste vecchine, nella cappella ottocentesca perché è troppo piccola e tanto fredda, nella prefabbricata perché è troppo nuova per ospitare nonne che hanno bisogno di tempo per mettere radici.

Non è vero che non ho “vecchine” in assoluto, in verità ne ho troppo poche perché diventino il cuore e le labbra della nuova chiesa “Santa Maria della Consolazione”. Ma in futuro chissà!


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