Don Armando Trevisiol


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Il nuovo volume del “Diario di un vecchio prete”

venerdì, 4 maggio 2012

I miei collaboratori mi hanno informato che sono pronte le bozze che raccolgono il “Diario di un vecchio prete” dello scorso anno, 2011 e mi hanno chiesto quindi una prefazione. Come il solito non ho voluto scomodare alcuno per una cosa di così poco conto ed ho buttato giù la nota che accludo per dire l’animo con cui consegno per una volta ulteriore le mie riflessioni alla città.

Nota dell’autore
In questo vespero inoltrato della mia lunga vita spesso il mio pensiero e la mia coscienza vanno alle scelte di due grandi personaggi del nostro tempo: il presidente Reagan e il papa Wojtyla.

Il primo, avvertendo l’annebbiarsi della mente e il venir meno delle sue forze, prese coraggiosamente commiato dal suo popolo manifestando pubblicamente la scelta lucida di entrare nel silenzio del profondo mistero che ormai incombeva sulla sua vita.

Il secondo, pur “morto” fisicamente, scelse di rimanere al suo posto per dare testimonianza di fedeltà alla sua Chiesa fino alla fine estrema del suo mandato.

Ho ammirato profondamente entrambe queste due belle figure e le scelte relative, forse per questo vivo in maniera un po’ drammatica il mio tramonto.

Finora ho scelto di fare come il presidente americano. Quando ho avvertito il venir meno delle mie risorse fisiche e spirituali ed ho temuto di non riuscire a guidare con lucidità la mia comunità verso il domani, ho scelto, pur con tanta sofferenza, di lasciare la parrocchia. Lo stesso ho fatto più recentemente con la Fondazione dei Centri don Vecchi, passando la mano ad un giovane prete.

Ora però che il periodico, “L’incontro”, ha sfondato, sta imponendosi all’attenzione della città e sta raccogliendo felici e vasti consensi, mi trovo nel dramma, se continuare a seguire la scelta di Reagan o continuare fino all’esaurimento di ogni risorsa come papa Vojtyla.

Per adesso, con fatica, ho scelto d’attendere ancora un po’, pur “provandomi la pressione” più frequentemente.

Da questa scelta provvisoria nasce questo volume, che perfino nel titolo, “In attesa del giorno nuovo”, vuol dire la consapevolezza della mia fragilità fisica e spirituale e la coscienza della precarietà con cui affronto questi giorni del tramonto, anche se ricco di fiducia e di speranza.

Mi auguro che queste scelta, un po’ difficile, possa rappresentare almeno un punto di confronto per i miei coetanei ed un monito per i giovani a vivere con onestà e nello stesso tempo con generosità e spirito di sacrificio.

Questo volume non rappresenta ancora il mio commiato definitivo dalla città e dalla Chiesa che ho amato appassionatamente, ma di certo vuol dire ai miei concittadini che, pur desiderando che “la morte mi incontri vivo”, sono consapevole d’essere ormai entrato nei “tempi supplementari”.


Quanta gioia dà quest’Incontro!

giovedì, 3 maggio 2012

“L’incontro”, il nostro amato periodico, continua a tirare. In quest’ultimo tempo abbiamo aumentato 150 copie la settimana, pur arrivando alla domenica con “il tutto esaurito”. Il periodico, almeno a livello di piccola rivista di ispirazione religiosa, è senza dubbio il più letto in tutta la città. Penso, senza vanagloria e presunzione, che se anche si facesse la somma di tutti i bollettini parrocchiali della città, “L’incontro” li supererebbe in numero di copie, per non parlare poi dei contenuti.

Tante volte, soprattutto quando mi pesa l’impegno di dirigere il periodico, di seguire la stampa e la sua distribuzione, appoggiandosi tutto l’apparato redazionale, di stampa e di diffusione su supporti di carattere artigianale, e portato avanti solamente da volontari, sarei tentato, tenendo conto dell’età e degli acciacchi, di chiudere. Poi, di fronte a questa crescente richiesta e alle tantissime manifestazioni di gradimento, mi parrebbe quasi di tradire queste attese dei miei concittadini, spegnendo una voce che ormai raggiunge, ogni settimana, migliaia e migliaia di persone che pare leggano tanto volentieri e con profitto questo messaggio semplice ed onesto.

Quando, quasi sette anni fa, lasciata la parrocchia, mi sono ritrovato solo soletto nel mio quartierino del Centro, ho avvertito quanto mai acuta la mancanza del dialogo con la gente, dialogo che per quasi mezzo secolo ho avuto intenso e leale con i mestrini. Allora pensai di sostituire il rapporto diretto e personale “inventandomi” il giornale e soprattutto “il diario”, che partendo dai valori del Vangelo, poteva darmi la possibilità di offrire una catechesi spicciola, un messaggio, almeno una preevangelizzazione.

M’è andata dritta! E la cosa funziona ormai da sette anni, settimana dopo settimana. Ho continuato, nonostante le innumerevoli critiche, le invidiuzze ecclesiastiche, i dissensi che spesso mi hanno amareggiato e ferito.

Comunque, avere a più di ottant’anni, un’assemblea più numerosa della gente che alla domenica affolla un grande campo di calcio, che mi ascolta volentieri e partecipa alla mia ricerca appassionata di verità e di solidarietà, mediante il settimanale, mi ripaga più che abbondantemente e mi spinge a dire ai miei colleghi: «Coraggio, anche oggi è possibile portare avanti la inebriante avventura del Vangelo».


Non finirò mai di ringraziare il Signore che mi permette di parlare a tanti fedeli tramite L’Incontro!

sabato, 28 aprile 2012

In questi giorni il vecchio ed unico rilegatore della città mi ha telefonato per dirmi che i volumi de “L’incontro” erano pronti. Sono corso in via Monte san Michele, ove ha sede la “Rilegatoria Vittoria” a prendere l’annata 2011 de “L’incontro” e di altri periodici.

Ho trovato il mio vecchio amico dei primi anni del seminario in mezzo ad un mare di volumi in attesa di essere rilegati; mi sembrò Mastro Geppetto: sereno, sorridente, cordiale. Gli artigiani sono gente meravigliosa, peccato che stiano scomparendo.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere; era già al corrente delle poche righe con le quali avevo narrato la “scoperta” della sua rilegatoria, unica a Mestre, e del suo simpatico ed attivo gestore.

Ho capito che “L’incontro” per dritto o per rovescio entra un po’ dappertutto.

Mi venne da pensare a san Filippo Neri che diede come penitenza ad una sua parrochiana eccessivamente chiacchierona, di percorrere le vie di Roma spennando una gallina, e poi di tornare a riprendere le piume portate ovunque dal vento.

Ho provato un po’ di paura al pensiero di tante mie riflessioni che si spargono fatalmente per ogni dove, anche dove meno mi possa immaginare. M’è venuto spontaneo rivolgermi al mio angelo custode perché mi aiuti a seminare buon seme e non zizzania.

Tornato a casa, ho cominciato a sfogliare con curiosità e nostalgia le 624 facciate piene di pensieri e di notizie, poi ho riposto il volume accanto agli altri. Con un pizzico di orgoglio e di vanità ho osservato la mia “Treccani”, ringraziando Dio che mi permette ogni settimana di parlare a decine di migliaia di concittadini.

Quando alla domenica rivolgo la parola alla bellissima assemblea di fedeli che ogni settimana gremisce la mia chiesa, intima e calda come una baita di montagna, tremo per la responsabilità di offrire il bene prezioso del messaggio di Gesù, e prego il buon Dio che la cornice con cui la offro sia la più bella possibile, però ogni lunedì, quando vedo la pila di oltre un metro e mezzo di fogli de “L’incontro” appena stampati, temo che dovrò pregare ancora di più perché essi possano offrire un messaggio e rendere viva ed attuale la proposta cristiana.

Non finirò mai di ringraziare il Signore che mi permette, a 83 anni di età, di parlare settimanalmente a tanti fedeli quanti ne può contenere almeno un grande stadio olimpico.


Un messaggio che ha fatto centro!

venerdì, 27 aprile 2012

Ogni settimana impiego qualche tempo a scegliere la foto per la copertina de “L’incontro”. M’è stato detto che l’appetibilità di un periodico dipende molto anche dalla copertina. Io che non posso permettermi il colore e che sempre debbo “rubare” le immagini dalla stampa che mi arriva, credo di avere qualche difficoltà in più degli altri in questa scelta. Normalmente punto sui primi piani e tento di scegliere immagini accattivanti, poi, con la didascalia, rendo più efficace ed incisivo il messaggio che tento di passare ai lettori.

Sono convinto che la copertina non solamente renda appetibile il periodico, ma spero anche che essa riesca a passare il messaggio sempre positivo che le affido.

Da qualche settimana la tiratura de “L’incontro” è aumentata di 150 copie per ogni numero. Può darsi che il tempo più mite induca la gente ad uscire di casa e quasi ad imbattersi nel nostro periodico. Qualcuno lo prenderà per vedere che cosa pensano questo vecchio prete, sempre libero e tagliente, e la sua squadretta fedele della redazione. Credo però che qualche copertina indovinata abbia fatto lievitare la richiesta e quindi la tiratura.

Qualche settimana fa ho pubblicato una bella foto di don Gianni, il giovane parroco di Carpenedo e nuovo presidente della Fondazione. La foto sprizzava coraggio, intraprendenza, decisione e passione. Ho tanto sperato che questa foto giovanile facesse passare l’idea che La Chiesa ha ancora tante risorse, può disporre ancora di giovani preti coraggiosi, che guardano al domani con fiducia e accettano la sfida delle forze del nichilismo, della rassegnazione e della sfiducia, sicuri della validità del messaggio di cui sono latori.

Se considero la rapidità con cui il periodico si è diffuso, debbo concludere che ho fatto centro. Infatti alla mattina della domenica non c’era più una copia che si potesse recuperare, neanche a pagarla a peso d’oro!

Sono felice che la gente accolga favorevolmente i messaggi di speranza e di fiducia, ne ha bisogno veramente. E la comunità cristiana ne ha una riserva ricca, basta che non li vesta di vecchiume e di scontato, ma li presenti in tutta la loro freschezza, cosa che io mi riprometto di fare.


Alcune parrocchie non vogliono “L’Incontro”

giovedì, 23 febbraio 2012

Da qualche tempo forse, spero più per incomprensione che per gelosia, il nostro periodico sta trovando qualche difficoltà nell’essere accolto in certe chiese parrocchiali della nostra città. Mi verrebbe la tentazione di fare i nomi delle parrocchie del “gran rifiuto”. Quanto è sempre più facile che botteghe, bar e locali di ogni genere accettino il periodico, tanto avverto una certa diffidenza da parte di alcuni parroci nell’accettare nella propria chiesa una voce che intende essere riflesso del messaggio di Cristo, che però si incarna nel concreto delle problematiche esistenziali e non vuole volare nella stratosfera di verità fumose e che non impegnano per nulla.

“L’Incontro” non è e non vuol essere il portavoce di una parrocchia e perciò non può essere considerato come “illecita concorrenza”; né è pure la voce della Chiesa veneziana, ma intende solo rappresentare la rimeditazione del messaggio evangelico, attenta alle problematiche vive della nostra società. Intende inoltre contribuire, anche se marginalmente, alla incarnazione della Parola di Cristo nel contesto della nostra società e del nostro tempo. Il desiderio della redazione è quello di offrire un contributo, seppur modesto, per la rievangelizzazione del nostro territorio.

Dato poi che il periodico è distribuito gratuitamente, perché è finanziato non da lobbies che hanno obiettivi più o meno interessanti, ma dalla generosità di volontari che si impegnano a stamparlo e diffonderlo, è più appetibile ai concittadini dei periodici, anche di taglio religioso, che hanno un prezzo di copertina.

Riesce perciò incomprensibile che dei discepoli privilegiati di Cristo rifiutino questo strumento pastorale che rilegge, ogni settimana, il pensiero di Cristo e tenta di tradurlo nel contesto del nostro tempo e della nostra società.

A Mestre fortunatamente vengono diffusi altri periodici di istituzione religiosa ben più ricchi di contenuti, di notizie e di riflessioni de “L’incontro”, quali “Gente veneta”, “Famiglia cristiana”, “Il messaggero di sant’Antonio”, “Avvenire”, ecc. Credo però che, anche si sommasse il numero di copie di tutti questi giornali, non si raggiungerebbe complessivamente il numero di copie settimanali de “L’incontro”.

E’ chiaro che noi della redazione vogliamo rispettare le opinioni di ognuno, ma ci riesce difficile comprendere i motivi di queste resistenze, soprattutto quando certe realtà parrocchiali non riescono a “parlare” alla loro gente che con fogli piuttosto miserelli.


Un dispetto assai costoso!

sabato, 22 ottobre 2011

In tempi assai remoti, quando ero cappellano a San Lorenzo, quando si trattava di comperare un qualcosa per una delle strutture della parrocchia io, che ho sempre amato il bello e che desideravo che gli ambienti usati dalla comunità fossero signorili, insistevo presso il parroco di allora, mons. Vecchi, perché l’arredo fosse elegante, pur convenendo con monsignore che costasse poco. Ricordo che un giorno gli dissi: «Monsignore, scegliamo un qualcosa di bello, ma che costi poco» Lui, con un atteggiamento un po’ sapienziale, mi rispose: «Ricordati, Armando, che il bello costa, il bello costa sempre!».

A tanti anni di distanza convengo con Monsignore che tutto quello che è valido ha un costo e tanto più è valido tanto più il costo è alto. Io mi innamoro felicemente delle cose di cui mi occupo, prendo delle cotte, per cui non riesco ad essere obiettivo e perciò facilmente non valuto le cose nel loro giusto valore.

Che io sia innamorato de “L’incontro” è fin troppo noto. Vi dedico anima e corpo, spendo tempo e denaro e, fortunatamente, ho dei riscontri veramente lusinghieri. Che “L’incontro” vada è sotto gli occhi di tutti; stampiamo un gran numero di copie, non credo che nessun periodico della città abbia una tiratura simile alla nostra, ogni giorno ricevo complimenti e consensi, le attività che realizziamo vanno sempre a buon fine ed ottengono successo.

Forse per questo sto pagando una maggiorazione di prezzo! Costo che però, nonostante gli insegnamenti di Monsignore, faccio fatica ad accettare.

Stampiamo “L’incontro” nella mattinata del lunedì, al martedì pomeriggio il periodico è, bene o male, in tutte le sessanta postazioni, al sabato quasi sempre abbiamo solamente le copie per la domenica, e la domenica sera non trovi più, neanche a peso d’oro, una copia. Sennonché il lunedì mattina, da un paio di settimane, mi ritrovo, prima a Carpenedo, poi in cimitero e a San Lorenzo, pacchi da 200 o 300 copie che qualcuno ha preso e poi ha riportato a tempi scaduti. Le copie de “L’incontro” li metto nel comparto dei “pregressi” e vanno via più speditamente che quelle “di giornata”, però la carognata dei “soliti ignoti” mi costa alquanto!


La lettera di quel carcerato che ho pubblicato a Pasqua

mercoledì, 29 giugno 2011

Nel numero di Pasqua de “L’incontro” ho creduto giusto, dopo una seria riflessione, pubblicare la lettera che un ergastolano scrive a Gesù in occasione della Pasqua. Un certo signor Giancarlo Zilio, veneziano approdato in campagna, m’ha inviato questa “lettera” con il suggerimento di pubblicarla. Devo premettere che questo signore pare abbia scelto come apporto di solidarietà e di carità cristiana quello di tenere corrispondenza con i carcerati. Già in passato avevo conosciuto un vecchio parrocchiano di via Lorenzago, che corrispondeva con i carcerati.

Il mio parrocchiano di un tempo era un cristiano tutto d’un pezzo, sano, saggio, virile e sapiente, un cristiano senza fronzoli e con i piedi per terra, che mi confidava che quella povera gente che doveva marcire in cella per tutta la vita, poteva sentire conforto nel dialogare con qualcuno che li riteneva ancora uomini e soprattutto fratelli, nonostante essi fossero consci d’essersi macchiati di crimini esecrandi e pure fossero convinti di dover pagare i loro delitti.

Il mio parrocchiano mi metteva pure in guardia sulle difficoltà e sui pericoli di tale apostolato, perché non tutti gli ergastolani sono “santi”!

Ho pubblicato la lettera di quel carcerato pensando che Cristo ha patito, è morto e risorto, proprio per tutti, anche per chi è all’ergastolo. Quel sant’uomo di don Primo Mazzolari, in una predica della settimana santa, parlò del traditore di Gesù chiamandolo “il nostro fratello Giuda”. A maggior ragione può essere fratello chi è in carcere.

L’ho pure pubblicata perché ritengo che la nostra società sia profondamente ipocrita quando dice che il carcere deve “rieducare”, mentre in realtà esso diventa una “punizione” senza prospettive di redenzione, o perlomeno c’è poco sforzo per riconoscere nell’uomo che ha pur sbagliato, una persona, un figlio di Dio, e dargli la possibilità di vivere, di sperare e di redimersi.

Non è giunta reazione di sorta a quella pubblicazione. Però chi me l’ha inviata mi ha scritto per ringraziarmi e lamentandosi che il suo parroco – più giovane e più elegante di me – e poi “Il Gazzettino” e “L’Unità” avevano lasciato cadere l’invito.

In aggiunta una signora è andata un po’ oltre dicendo che anche Gesù, quando ha parlato, è stato messo in carcere, arrivando a concludere che chi vuole incontrare il Maestro, deve andare in carcere per trovarlo.

Forse queste conclusioni sono esagerate, anche se a pensarci bene anche Gesù ha affermato: «Ero in carcere e tu …?»

Conclusione: ogni problema dell’uomo deve interessarmi e coinvolgermi e quello del carcere, della giustizia e di tutto il resto non posso, non debbo e non voglio delegarlo solamente alla magistratura e alla politica. Dio, nel suo giudizio, chiederà anche a me: «Dov’è tuo fratello?».


Verso nuove forme di distribuzione de “L’Incontro”

giovedì, 12 maggio 2011

In quest’ultimo tempo, prendendo spunto dalle insorgenti difficoltà di piazzare “L’incontro” nelle bacheche delle chiese della città – difficoltà dovute a motivi inconfessati, ma che di certo si rifanno ad una malcelata gelosia – stiamo mettendo a punto un progetto mirato a creare stazioni differenti per la distribuzione del periodico.

Le parrocchie spesso s’accorgono che mentre “L’incontro”, nonostante se ne aumenti costantemente la tiratura, continua letteralmente a “sparire” dai tavoli posti in fondo alle varie chiese, altri periodici non hanno lo stesso successo.

A qualcuno forse è parso che la concorrenza de “L’incontro” determini questo deludente fenomeno. Noi, evidentemente, siamo di diverso parere, ma da un lato per non creare “guerre di religione” – cosa quanto mai lontana dalle nostre logiche – e dall’altro lato per essere maggiormente coerenti con le nostre convinzioni, pensiamo di assumere “in toto” la dottrina di Paolo nei riguardi degli altri apostoli: “Voi curate pure le pecore d’Israele, mentre noi scegliamo di evangelizzare i gentili”. Traducendo in chiaro: lasciamo pure che i parroci continuino ad occuparsi dell’ormai piccola minoranza dei fedeli praticanti, mentre noi de “L’incontro” punteremo sempre più a rivolgerci ai cosiddetti “lontani”, ossia ai battezzati che, per i motivi più diversi, frequentano purtroppo poco le parrocchie.

Abbiamo affidato ad un giovane manager il compito di portare avanti il progetto e perciò d’ora in poi tenteremo di diffondere il periodico soprattutto nelle banche, nei bar, nelle pasticcerie, negli ipermercati, negli ospedali, negli ambulatori, ossia nei moderni “templi” frequentati dall’uomo di oggi.

Partendo da questa dottrina inviteremo sempre più frequentemente e con più insistenza i nostri affezionati lettori, che contiamo oggi sui dieci-quindicimila, a recapitare “L’incontro” nei negozi che essi frequentano, nei condomini o comunque ove vivono la loro vita.

Ci auguriamo che questa filosofia ci renda più facile il rapporto con le parrocchie, ma soprattutto che ci leggano quelli che non hanno dimestichezza con “la buona stampa”.


La primavera e l’autunno

lunedì, 18 aprile 2011

Quando sono venuto via dalla parrocchia ho dovuto regalare, vendere o buttare la biblioteca che m’ero fatto in mezzo secolo di vita da prete. Sono stato costretto a farlo perché nel mio minialloggio al “don Vecchi” o ci mettevo i libri o il letto per dormire e il tavolo da mangiare! Ho optato necessariamente per questa ultima soluzione.

Di tutti i volumi ho conservato solamente quelli che abbiamo sfornato con l’”Editrice Carpinetum”. Pensavo che in pensione mi avrebbe fatto piacere ritornare ai “bei tempi andati”, sfogliando i numerosi volumi che raccolgono le mie innumerevoli riflessioni, prese di posizione, sogni e speranze. Un capiente armadio di noce custodisce ora i cinquantacinque anni di vita della parrocchia: dagli articoletti romantici dei Gesuati agli articoli più maturi nati a San Lorenzo e a Carpendo, alla “storia di un ottuagenario” prete in pensione.

Tutto questo lungo passato rimane ben custodito nell’armadio di noce.

Ben raramente trovo il tempo di sfilare un volume per ricordare tante vicende che portano il segno del tempo in cui le ho scritte. Talvolta però, seppur fuggevolmente, rubo qualche momento a ciò che mi impegna attualmente, per lasciarmi andare alla memoria e alla nostalgia.

Qualche giorno fa, terribilmente angosciato perché mi pareva che il mio scrivere stesse diventando sempre più involuto e banale, ho preso il secondo volume dei miei “diari”. E mi sono trovato tra le mani un volumetto compatto di 240 pagine stampate in 2500 copie dall’editrice “Il prato” di Padova e curato da Giovanni Stefani, caporedattore della Rai TV di Venezia. Dopo la cara prefazione del noto giornalista televisivo, la prima pagina porta la data del 3 gennaio 1990, ventun anni fa, e termina col 29 settembre 1998.

Leggendo qua e là le note di qualche giorno, ho scorto la stessa differenza che passa tra l’immagine, matura si, ma non ancor vecchia di allora, e quella cadente e logora di oggi. Ho capito che debbo assolutamente rassegnarmi ad accettarmi anche nello scrivere, come ora sono.

L’autunno non potrà mai pretendere d’avere il volto della primavera e neanche dell’estate. Voglio perciò essere almeno contento d’aver vissuto con intensità tutte le stagioni della vita.


Il buon seminatore

venerdì, 1 aprile 2011

Uno dei miei crucci è di riuscire a razionalizzare la diffusione de “L’incontro”. Il periodico, pur scritto, stampato e diffuso da volontari, costa molto per la carta, le matrici, l’inchiostro e le macchine da stampa, e costa ancora di più a chi ha nel cuore un messaggio che crede doveroso offrire ai fratelli per aiutarli a dare un senso, una dignità ed un sapore alla vita, ma deve trovare le parole e la forma più opportune per passare questo messaggio. Questo non è assolutamente facile, ma impegnativo e faticoso alquanto.

Ogni lunedì esce dalla tipografia una pila alta un metro-un metro e mezzo di fogli stampati, perché un piccolo esercito di anziani del “don Vecchi” possa piegarli nel primo pomeriggio. Poi partono i “corrieri” per collocare il periodico nei posti prestabiliti per la diffusione. I primi a partire sono i coniugi Giovanna e Primo Molin che ne collocano a destinazione tra le 1200 e le 1400 copie. Poi parte lo storico “strillone” de L’incontro, Luciano Valentini, che distribuisce 6-700 copie, poi don Armando ne porta 400 a Carpenedo, e ancora suor Teresa, che ne colloca quasi 1000 all’Angelo. Infine c’è una miriade di liberi battitori che si riforniscono nelle chiese del cimitero per distribuire il periodico nei siti più impensabili, dalle pasticcerie al supermercato, dalle banche ai chioschi di giornali.

La distribuzione de “L’Incontro” si rifà esattamente alla logica della parabola evangelica del “Buon seminatore”, perché il seme è seminato sia tra le spine, che sulla strada, sempre nella speranza che almeno una parte della rivista cada “nel terreno buono e produca il buon frutto”.

Immagino che i consulenti economici ci sconsiglierebbero decisamente un “investimento” così incerto, però penso che, o per fede o per necessità, non mi resti che seminare sempre, e seminare largamente, in ogni caso ed in ogni situazione, affidandomi ciecamente alla logica del Vangelo!


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