Don Armando Trevisiol


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L’assistenza religiosa all’Angelo

domenica, 15 marzo 2009

Nel mio diario, in questi ultimi mesi, sono ritornato più volte sulla mia “avventura ospedaliera”.

Se avessi venti anni di meno, vedendo le difficoltà che la chiesa veneziana incontra, nel risolvere in maniera adeguata il problema dell’assistenza religiosa in ospedale, mi sarei già offerto ad occuparmene.

Ora sono decisamente fuori tempo massimo, ma questo non mi impedisce di riflettere su questo problema, fare ipotesi, imbastire progetti.

Comunque da qualsiasi parte rigiri il problema, mi pare che la Curia non riuscirà mai a trovare due sacerdoti, pur senza esperienze e risorse eccellenti.

L’alternativa, seppur parziale, è quella di mobilitare, responsabilizzare ed impegnare il laicato cattolico. Fortunatamente i cristiani che fanno volontariato in ospedale, operino pure dietro sigle e bandiere differenti, sono tutti cristiani e della migliore qualità.

Perciò l’unica soluzione possibile, che poi è la migliore, e quella che ha domani è maturare il volontariato, formarlo e dargli strumenti operativi validi. La mente e il cuore che dovrebbe promuovere tutto questo è quella, che oggi viene chiamata la cappellania dell’ospedale, ma che per ora è molto lontana d’avere questa capacità. Speriamo che lo sia per il prossimo futuro.

Se per ora riuscissimo a mettere assieme un gruppo di laici motivati e decisi si potrebbe far supplenza e mettere le premesse per il domani. Poi ci penserà la Provvidenza e ci lasceremo condurre dai suoi saggi suggerimenti. Già i primi contatti mi sembrano positivi e perciò farò di tutto perché si coaguli intorno ad un settimanale dedicato agli ammalati, un gruppo operativo che coinvolga il laicato sensibile a questo problema.


Una “collisione” evitata

martedì, 25 novembre 2008

In questi giorni ho temuto di entrare in collisione con la San Vincenzo, movimento in cui ho militato per alcuni decenni e da cui non mi sono mai idealmente staccato.

In genere quando mi pare di aver terminato un’esperienza, volto pagina, non perché rifiuto o rinneghi il passato, ma solamente perché l’esperienza successiva che sposo, mi assorbe totalmente per cui non mi pare di aver più tempo per quella che ho lasciato.

Così è avvenuto per la San Vincenzo.

Una quindicina di anni fa mi è parso di non riuscire più a dare quel contributo che ritenevo doveroso, per cui ho lasciato, dedicandomi più liberamente sempre alla carità, però seguendo il mio intuito, le mie esigenze interiori, perseguendo obiettivi che io ritenevo più impellenti e più bisognosi di persone che vi dedicassero attenzione ed impegno.

Con questo ho seguito, sempre discretamente a da lontano, il servizio che questo movimento continua ad offrire alle frange più indifese della nostra popolazione.

La San Vincenzo da qualche anno è entrata in ospedale con un centinaio di volontari per svolgere un’opera di supporto e di testimonianza cristiana.

Per una serie di circostanze e di carenze di assistenza religiosa anch’io, seppur vecchio, sono rientrato in servizio attivo in qualità di richiamato.

Una delle prime urgenze che ho avvertito fu quella della comunicazione e della formazione religiosa e senza pensarci troppo ho, per la seconda volta, dato vita ad un foglio settimanale, essendomi stato erroneamente detto che, il primo a cui avevo pensato tanti anni fa “Il coraggio” è stato chiuso.

Le cose non stanno così, il foglio precedente era solamente “dormiente”.

Chiarito l’equivoco, troveremo certamente modo di arricchire l’iniziativa in maniera tale che la presenza e la testimonianza cristiana sia più viva ed efficace all’interno dell’Angelo.


L’Angelo, il settimanale

lunedì, 17 novembre 2008

La pazienza non è mai stata il mio forte, in realtà non mi sono mai neanche tanto spinto a perseguire questa virtù! Le cosiddette virtù hanno quasi sempre due facce come le medaglie.

Una volta mi è capitato di leggere che spesso l’ignavia pretende di potersi chiamare col nome di prudenza, ma che in realtà rimane sempre e solamente ignavia!

Non so se sia perché sono istintivamente uno che sente l’urgente bisogno di fare subito e presto quello che ritiene giusto fare o perché sia totalmente sprovvisto della virtù morale della pazienza, sta di fatto che, una volta preso coscienza che nel nuovo ospedale non ci sono più preti e che al capezzale degli ammalati è piuttosto esiguo il numero di persone che portano il messaggio evangelico e che chi lo fa forse non ha una preparazione ed una grossa esperienza per farlo, è’ nata nel mio animo l’idea di mandare un messaggio cristiano ed offrire l’opportunità di riscoprire le preghiere dell’infanzia, mediante un foglio settimanale.

Ho tentato le vie canoniche chiedendo al monsignore incaricato dalla Curia di realizzare, assieme ad altre, questa proposta. Mi ha suggerito di aspettare l’evolversi della situazione; constatando però che dieci mesi fa, la situazione era tale e quale quella di oggi, anzi forse migliore e considerato che a questo mondo ognuno gode della libertà di fare ciò che è lecito e buono, ho riflettuto sulla linea pastorale di dare al foglio, ho scelto una strada percorribile legalmente, ho chiesto i debiti permessi all’interno dell’ospe-dale, ai responsabili competenti, ho chiesto aiuto ai collaboratori de “L’incontro”, con la stampa e ad un gruppetto di persone che operano all’interno dell’ospedale di provvedere alla distribuzione.

Dopo un mese e mezzo dalla decisione sono usciti regolarmente sei numeri, si è raggiunta la tiratura di 500 copie settimanali ed ora puntiamo al 1000.

Debbo concludere che la scelta della virtù della fretta è stata più vantaggiosa di quella della pazienza forse per questo l’Angelo già vola e parla!


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