Don Armando Trevisiol


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Per qualcuno la carità fa le ferie d’Agosto!

sabato, 3 ottobre 2009

Questa sera ho ricevuto una fucilata al cuore! Mentre cadevo si sono riaffacciate alla memoria, scontri duri ed amari di una ventina o trentina di anni fa.

Mi sono ricordato di “eventi bellici” che puntualmente un tempo si ripresentavano ogni anno in occasione delle ferie estive. I responsabili della mensa di Ca’ Letizia, e della San Vincenzo, in genere, associazione di volontari cristiani impegnati a favore dei poveri, di cui per decenni fui assistente religioso, mi proponevano un calendario per la chiusura della mensa per un certo numero di giorni per dar modo ai volontari di andare in ferie!

La discussione era serrata, spesso dura, talvolta perfino polemica. Io sostenevo che i poveri, erano cittadini, anzi fratelli, che non potevano andare in vacanza, e noi su questa loro ferita buttavamo sale privandoli anche della colazione al mattino e della cena alla sera. Un anno arrivai a dire: “Andate pure in vacanza ed io mobiliterò le suore della città perchè preparino loro la cena!” fu un flop totale, le suore risultarono più insensibili e più borghesi degli stessi vincenziani.

Fui sempre sconfitto, tanto che finii per andarmene, aprendo a Carpenedo nuovi fronti di solidarietà.

Non riesco proprio comprendere una carità mozza, quasi un modo per passare il tempo, perché sono convinto che la carità che non costa non è neppure carità.

La fucilata?
Una e-mail da parte della vice presidente della San Vincenzo cittadina: “Caro don Armando, dato che ad agosto molti volontari vanno in vacanza abbiamo deciso di sospendere l’uscita di “Coraggio” (il quindicinale dedicato agli ammalati) nel mese di agosto.

Speravo che in questi ultimi anni la San Vincenzo mestrina, con la guida del giovane dottor Stefano Bezzi e con il giovane e bravo assistente don Cristiano Bobbo, avesse fatto dei passi in avanti e fosse arrivata ad una carità di qualità. Invece purtroppo no!

Io sono rimasto del parere che chi è in ospedale durante il mese di agosto, abbia bisogno e diritto ad una parola di conforto come chi si ammala in dicembre ed ancora, se panifici, banche, ipermercato, tengono aperto anche di agosto come può la carità che ha scopi e motivazioni più consistenti chiudere?

Mi sento molto vicino ad una seconda divaricazione di strada!


La genesi del “Coraggio”

domenica, 12 aprile 2009

Santifichiamo la Pasqua raccontando la genesi del “Coraggio“, il quindicinale cristiano gratuito destinato agli ospiti, i relatori, gli operatori sanitari ed i volontari ospedalieri delle strutture sanitarie di Mestre.

Racconta don Armando…

Qualche tempo fa ho incontrato un abitante della vecchia Carpenedo, che mi ha raccontato che la maggior parte delle case di Borgo Pezzana, la viuzza che porta dal Terraglio all’Auchan, sono state costruite con le pietre del vecchio campanile di San Marco, afflosciatosi su se stesso nel lontano 1902.

I tempi difficili hanno suggerito ad un imprenditore mestrino di recuperare le pietre della torre campanaria franata in piazza San Marco per costruire le casupole di Borgo Pezzana. A quel tempo non era ancora arrivato il consumismo!

Un’operazione del genere è stata fatta in accordo tra la San Vincenzo di Mestre e la redazione de “L’incontro”.

Con i resti di due progetti franati per motivi diversi si è cercato di costruire un qualcosa che si spera, seppur poveramente, possa resistere nel tempo. Alludo alla nascita di un nuovo periodico destinato ai degenti e operatori sanitari degli ospedali di Mestre: l’Angelo, Villa Salus, il Policlinico S. Marco e delle case di riposo di Santa Maria dei Battuti di via Spalti, di Santa Maria del Rosario, Anni Azzurri, Centro Nazaret e Contarini.

Progetti, personale, linea editoriale sono arrivati dai defunti “Coraggio” della S. Vincenzo, morto per carenza di giornalisti e “L’Angelo” deceduto per mancanza di collaborazione del personale religioso dell’ospedale all’Angelo e per la carenza di una valida rete di distribuzione.

I familiari dei “cari estinti” si sono uniti per dar vita al “Nuovo coraggio”.

Alla San Vincenzo è stata offerta la vecchia testata e alla redazione de “L’incontro”, la linea editoriale.

L’unione è piuttosto traballante e precaria, ma l’urgenza e la necessità di un supporto pastorale ad un’assistenza religiosa estremamente precaria era tale per cui parve giusto tentare.

Ora non mi resta che pregare ed augurarmi che “In nomine domini, procidamus in pacem” come reggono da un secolo le case di Borgo Pezzana speriamo che regga pure il nuovo periodico nato da due fallimenti!


L’assistenza religiosa all’Angelo

domenica, 15 marzo 2009

Nel mio diario, in questi ultimi mesi, sono ritornato più volte sulla mia “avventura ospedaliera”.

Se avessi venti anni di meno, vedendo le difficoltà che la chiesa veneziana incontra, nel risolvere in maniera adeguata il problema dell’assistenza religiosa in ospedale, mi sarei già offerto ad occuparmene.

Ora sono decisamente fuori tempo massimo, ma questo non mi impedisce di riflettere su questo problema, fare ipotesi, imbastire progetti.

Comunque da qualsiasi parte rigiri il problema, mi pare che la Curia non riuscirà mai a trovare due sacerdoti, pur senza esperienze e risorse eccellenti.

L’alternativa, seppur parziale, è quella di mobilitare, responsabilizzare ed impegnare il laicato cattolico. Fortunatamente i cristiani che fanno volontariato in ospedale, operino pure dietro sigle e bandiere differenti, sono tutti cristiani e della migliore qualità.

Perciò l’unica soluzione possibile, che poi è la migliore, e quella che ha domani è maturare il volontariato, formarlo e dargli strumenti operativi validi. La mente e il cuore che dovrebbe promuovere tutto questo è quella, che oggi viene chiamata la cappellania dell’ospedale, ma che per ora è molto lontana d’avere questa capacità. Speriamo che lo sia per il prossimo futuro.

Se per ora riuscissimo a mettere assieme un gruppo di laici motivati e decisi si potrebbe far supplenza e mettere le premesse per il domani. Poi ci penserà la Provvidenza e ci lasceremo condurre dai suoi saggi suggerimenti. Già i primi contatti mi sembrano positivi e perciò farò di tutto perché si coaguli intorno ad un settimanale dedicato agli ammalati, un gruppo operativo che coinvolga il laicato sensibile a questo problema.


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