Don Armando Trevisiol


Archivi per la categoria ‘Coraggio’

C’è chi cerca “aria di onestà, di ricerca appassionata di libertà interiore e di sano coraggio!”

sabato, 19 giugno 2010

Anche oggi, come faccio da quattro anni due volte la settimana, sono andato a portare nell’espositore vicino alla cappella dell’”Angelo” e nel grande ballatoio soprastante “l’oasi” verde, la produzione dell’editrice de “L’Incontro”.

Lunedì scorso avevo portato un migliaio di copie del settimanale, una cinquantina del volume “L’albero della vita” per l’elaborazione del lutto, una cinquantina di copie del libretto delle preghiere, un centinaio di copie di “Coraggio” ed una cinquantina del mensile “Sole sul nuovo giorno”.

Come avviene quasi sempre, non c’era più niente del grosso malloppo che avevo portato alcuni giorni prima.

Si potranno trovar fuori mille difetti e limiti della produzione letteraria della nostra editrice, ma non quello, e non è certamente poco, che le sue pubblicazioni non risultino gradite al pubblico della nostra città!

Sentivo in questi giorni che tutti i quotidiani, settimanali e mensili, anche a livello nazionale, subiscono un enorme calo, tanto che qualcuno è costretto a chiudere, mentre le nostre pubblicazioni, che certamente non competono con questi giganti della carta stampata, non solo non sentono questa crisi, ma sarebbero in costante aumento, se non fossimo trattenuti dalle difficoltà di carattere finanziario.

Una signora, qualche giorno fa, forse me ne ha dato un motivo credibile: «In quello che scrivete si avverte aria di onestà, di ricerca appassionata di libertà interiore e di sano coraggio!” Sono convinto poi che a questo si aggiunge che gli argomenti trattati non sono mai oziosi e marginali, ma vanno sempre al cuore della vita.


Una lettera che spero aiuti a darci una mano e a crescere in umanità

sabato, 29 maggio 2010

Ieri ho raccontato a questo “diario” che è diventato il confidente dei miei pensieri, delle cose che mi capitano ogni giorno e delle miei reazioni; la vicenda del furto della carrozzella che avevamo offerto ad una cara persona che sta diventando progressivamente disabile.

Il “diario” poi sommessamente, in maniera discreta, racconta a sua volta, a chi gli interessa, ciò che questo vecchio prete confida al “diario”.

Non tutto e non sempre riesco ad inserire nelle pagine bianche quello che mi passa nella mente e nel cuore. Mi sono accorto che finisco per confidare più spesso reazioni amare, precisazioni angolose e prese di posizione aspre, anche se convinte.

Nella mia vita di vecchio prete, però sono anche molte le gioie, i momenti di soddisfazione che mi ripagano di tante battaglie aspre e talvolta perdute. Qualche giorno fa ho ricevuto dalla signora della carrozzella questa lettera che trascrivo; non spero che converta i ladri ma spero che invece ci aiuti a darci una mano e a crescere in umanità.

Mestre 22.04.2010
Questo è un mondo di lupi.
Non voglio più vivere in questo mondo di lupi.
Caro don Armando, non so che m’è preso l’altro giorno quando le ho telefonato per comunicarle il furto della carrozzina, una delle vostre presa a prestito. O meglio, lo so. Ero in preda ad una collera tremenda, quella che mi faceva pensare: se li prendo li strapazzo (gli ignoti ladri).
Io stessa in quel momento ero lupo, me ne sono resa conto poi.
Lei è stato proprio gentile e largo di manica, mi ha riportato alla ragione.
Da un po’ di tempo mi sono accorta che quando ho più bisogno di pensieri positivi, mi arrivano, una conversazione, un libro (giusto al momento giusto). Ieri sono entrata nella chiesa dell’ospedale e ho preso L’incontro e il Coraggio. A casa ho trovato l’autobiografia di don Andrea Gallo (fuori catalogo, richiesto e ricevuto. Non ci speravo)
Ho letto il suo diario don Armando, forte forse più di sempre tanto che persino la carta su cui è stampato scricchiola di più. Schietto e sincero. Riconosce che non era un lupo vicino a lui ma non lo ha guardato con malanimo.
Poi ho letto il libro di don Gallo, ha a che fare con lupi, di altro genere magari, e nemmeno lui vuole strapazzarli.
Per grazia di Dio, c’è lei, c’è don Andrea c’era don Mazzolari.
Vi voglio bene (a lei di più)
Lettera firmata.


Una riflessione per gli ammalati

sabato, 15 maggio 2010

Qualcuno mi ha accusato di essere stato uno stacanovista, qualcuno ha supposto che lo sia per mettermi in mostra e risultare un protagonista, qualche altro, più benevolmente, ha addebitato il mio impegno al tipo di carattere e di temperamento affidatomi dalla natura e quindi dal buon Dio.

Oltre la questione della vita pastorale della chiesa del cimitero e quella dei Centri don Vecchi, ogni settimana curo l’uscita de “L’incontro”. Ogni 15 giorni, curo l’uscita del “Coraggio” il periodico degli infermi ed ogni mese del periodico “Sole sul nuovo giorno”, un brano di forte impatto emotivo e di pensieri per una meditazione quotidiana.

Perciò la mia mente è in costante movimento per cercare idee, verità, valori e chiavi di lettura della vita e delle problematiche connesse.
Tento di cogliere le verità e le risorse che nascono dalle esperienze che la vita mi offre per offrirle a mia volta ai lettori e ai miei concittadini.

L’ultima esperienza forte di queste ultime settimane è stata certamente per me il ricovero nella clinica universitaria patavina e dell’intervento che ho dovuto subire. L’impatto con queste due realtà è stato certamente forte ed ora, durante questa faticosa convalescenza, sto cogliendone soprattutto gli aspetti positivi per metterli semmai a disposizione del mio prossimo che fortunatamente potrebbe coglierne i lati positivi senza passare per la faticosa ed amara esperienza.

Vorrei scrivere un articolo per “Coraggio” per aiutare gli ammalati a leggere e beneficiare del rovescio della medaglia di un forzato ricovero in ospedale.

Le linee portanti di questo articolo potrebbero essere: 1) La presa di coscienza di quale dono meraviglioso sia la salute. 2) La bellezza nascosta ma vera della vita normale che spesso appare banale e scontata. 3) L’apporto e il ruolo insostituibile che giocano le persone che ci stanno accanto e la cui amicizia ed affetto diamo per scontati. 4) Il valore assoluto della solidarietà di tanti attori della vita sociale, che sola può risolvere le problematiche specifiche della malattia. 5) Il punto fermo rappresentato dalla fede, punto che emerge in tutta la sua ricchezza nel momento in cui l’individuo è più fragile e in balia di forze oscure e sconosciute. Spero che questa riflessione possa aiutare, soprattutto chi è ammalato, a far tesoro della sua esperienza faticosa e difficile!


Per qualcuno la carità fa le ferie d’Agosto!

sabato, 3 ottobre 2009

Questa sera ho ricevuto una fucilata al cuore! Mentre cadevo si sono riaffacciate alla memoria, scontri duri ed amari di una ventina o trentina di anni fa.

Mi sono ricordato di “eventi bellici” che puntualmente un tempo si ripresentavano ogni anno in occasione delle ferie estive. I responsabili della mensa di Ca’ Letizia, e della San Vincenzo, in genere, associazione di volontari cristiani impegnati a favore dei poveri, di cui per decenni fui assistente religioso, mi proponevano un calendario per la chiusura della mensa per un certo numero di giorni per dar modo ai volontari di andare in ferie!

La discussione era serrata, spesso dura, talvolta perfino polemica. Io sostenevo che i poveri, erano cittadini, anzi fratelli, che non potevano andare in vacanza, e noi su questa loro ferita buttavamo sale privandoli anche della colazione al mattino e della cena alla sera. Un anno arrivai a dire: “Andate pure in vacanza ed io mobiliterò le suore della città perchè preparino loro la cena!” fu un flop totale, le suore risultarono più insensibili e più borghesi degli stessi vincenziani.

Fui sempre sconfitto, tanto che finii per andarmene, aprendo a Carpenedo nuovi fronti di solidarietà.

Non riesco proprio comprendere una carità mozza, quasi un modo per passare il tempo, perché sono convinto che la carità che non costa non è neppure carità.

La fucilata?
Una e-mail da parte della vice presidente della San Vincenzo cittadina: “Caro don Armando, dato che ad agosto molti volontari vanno in vacanza abbiamo deciso di sospendere l’uscita di “Coraggio” (il quindicinale dedicato agli ammalati) nel mese di agosto.

Speravo che in questi ultimi anni la San Vincenzo mestrina, con la guida del giovane dottor Stefano Bezzi e con il giovane e bravo assistente don Cristiano Bobbo, avesse fatto dei passi in avanti e fosse arrivata ad una carità di qualità. Invece purtroppo no!

Io sono rimasto del parere che chi è in ospedale durante il mese di agosto, abbia bisogno e diritto ad una parola di conforto come chi si ammala in dicembre ed ancora, se panifici, banche, ipermercato, tengono aperto anche di agosto come può la carità che ha scopi e motivazioni più consistenti chiudere?

Mi sento molto vicino ad una seconda divaricazione di strada!


La genesi del “Coraggio”

domenica, 12 aprile 2009

Santifichiamo la Pasqua raccontando la genesi del “Coraggio“, il quindicinale cristiano gratuito destinato agli ospiti, i relatori, gli operatori sanitari ed i volontari ospedalieri delle strutture sanitarie di Mestre.

Racconta don Armando…

Qualche tempo fa ho incontrato un abitante della vecchia Carpenedo, che mi ha raccontato che la maggior parte delle case di Borgo Pezzana, la viuzza che porta dal Terraglio all’Auchan, sono state costruite con le pietre del vecchio campanile di San Marco, afflosciatosi su se stesso nel lontano 1902.

I tempi difficili hanno suggerito ad un imprenditore mestrino di recuperare le pietre della torre campanaria franata in piazza San Marco per costruire le casupole di Borgo Pezzana. A quel tempo non era ancora arrivato il consumismo!

Un’operazione del genere è stata fatta in accordo tra la San Vincenzo di Mestre e la redazione de “L’incontro”.

Con i resti di due progetti franati per motivi diversi si è cercato di costruire un qualcosa che si spera, seppur poveramente, possa resistere nel tempo. Alludo alla nascita di un nuovo periodico destinato ai degenti e operatori sanitari degli ospedali di Mestre: l’Angelo, Villa Salus, il Policlinico S. Marco e delle case di riposo di Santa Maria dei Battuti di via Spalti, di Santa Maria del Rosario, Anni Azzurri, Centro Nazaret e Contarini.

Progetti, personale, linea editoriale sono arrivati dai defunti “Coraggio” della S. Vincenzo, morto per carenza di giornalisti e “L’Angelo” deceduto per mancanza di collaborazione del personale religioso dell’ospedale all’Angelo e per la carenza di una valida rete di distribuzione.

I familiari dei “cari estinti” si sono uniti per dar vita al “Nuovo coraggio”.

Alla San Vincenzo è stata offerta la vecchia testata e alla redazione de “L’incontro”, la linea editoriale.

L’unione è piuttosto traballante e precaria, ma l’urgenza e la necessità di un supporto pastorale ad un’assistenza religiosa estremamente precaria era tale per cui parve giusto tentare.

Ora non mi resta che pregare ed augurarmi che “In nomine domini, procidamus in pacem” come reggono da un secolo le case di Borgo Pezzana speriamo che regga pure il nuovo periodico nato da due fallimenti!


L’assistenza religiosa all’Angelo

domenica, 15 marzo 2009

Nel mio diario, in questi ultimi mesi, sono ritornato più volte sulla mia “avventura ospedaliera”.

Se avessi venti anni di meno, vedendo le difficoltà che la chiesa veneziana incontra, nel risolvere in maniera adeguata il problema dell’assistenza religiosa in ospedale, mi sarei già offerto ad occuparmene.

Ora sono decisamente fuori tempo massimo, ma questo non mi impedisce di riflettere su questo problema, fare ipotesi, imbastire progetti.

Comunque da qualsiasi parte rigiri il problema, mi pare che la Curia non riuscirà mai a trovare due sacerdoti, pur senza esperienze e risorse eccellenti.

L’alternativa, seppur parziale, è quella di mobilitare, responsabilizzare ed impegnare il laicato cattolico. Fortunatamente i cristiani che fanno volontariato in ospedale, operino pure dietro sigle e bandiere differenti, sono tutti cristiani e della migliore qualità.

Perciò l’unica soluzione possibile, che poi è la migliore, e quella che ha domani è maturare il volontariato, formarlo e dargli strumenti operativi validi. La mente e il cuore che dovrebbe promuovere tutto questo è quella, che oggi viene chiamata la cappellania dell’ospedale, ma che per ora è molto lontana d’avere questa capacità. Speriamo che lo sia per il prossimo futuro.

Se per ora riuscissimo a mettere assieme un gruppo di laici motivati e decisi si potrebbe far supplenza e mettere le premesse per il domani. Poi ci penserà la Provvidenza e ci lasceremo condurre dai suoi saggi suggerimenti. Già i primi contatti mi sembrano positivi e perciò farò di tutto perché si coaguli intorno ad un settimanale dedicato agli ammalati, un gruppo operativo che coinvolga il laicato sensibile a questo problema.


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