Don Armando Trevisiol


Archivi per la categoria ‘Centro don Vecchi’

Trovare chi si offre per un servizio mi riempie ancora di gioia il cuore

venerdì, 30 luglio 2010

La storia della Galleria San Valentino è stata sempre tribolata. Ho sognato che l’apertura del “don Vecchi” a Marghera potesse offrire a quel popoloso rione un centro di cultura e d’arte del quale era totalmente sprovvisto. Ho sognato che il gruppo abbastanza nutrito di critici che conosco da anni mi avrebbe dato una mano per realizzare e far funzionare la galleria, ma uno è morto, un altro si è ammalato, un altro ancora s’è ritenuto troppo lontano, qualche altro ha optato per la sua vita con abitudini consolidate, infine c’è stato chi s’è accorto che la galleria l’impegnava ad appuntamenti fissi ed abbastanza frequenti. Fatto sta che mi sono ritrovato solo soletto con i miei sogni di seminare il culto dell’armonia e della bellezza anche tra i capannoni abbandonati ed arrugginiti della Marghera industriale sognata dal conte Volpi.

Mi sono rivolto alle gallerie sorte a Mestre sulla spinta di monsignor Vecchi, che come me ha sempre inteso la proposta cristiana come una proposta globale che tende ad un nuovo umanesimo, ma non ho trovato né comprensione né aiuto. Fortunatamente un amico, soprattutto di mia sorella Lucia, più che di me ha avuto pietà di questo povero sognatore, e non so con quali lusinghe ha convinto una giovane signora, laureata in storia dell’arte, a farsi samaritana per questo vecchio prete malconcio e in panne.

Abbiamo avuto un primo incontro un paio di settimane fa e m’è parso che avesse scelto di fare questa nuova esperienza con spirito sereno e quanto mai positivo. Non so quale sarà il risultato di questa “assunzione”, di certo io considero già un gran regalo l’aver incontrato qualcuno che non dica pregiudizievolmente di no, come è così facile sentirsi rispondere ad ogni richiesta di impegno per un servizio.

L’incontrare invece qualcuno che, nonostante gli impegni, cerca di trovare un po’ di spazio anche per te, è una vera fortuna o, meglio ancora, una grazia del Cielo!

Il Patriarca Urbani diceva di non chiedere mai un favore per un servizio a chi non fa niente, perché ti dirà subito di no, ma di chiederlo invece a chi è molto occupato, perché quella persona generosa troverà quasi sempre il modo di aiutare anche te. Ora ho avuto conferma che il vecchio Patriarca di Venezia aveva ragione!


Certe notizie mi sconvolgono!

lunedì, 26 luglio 2010

Non so se capita a tutti, ma io talvolta sono tentato di tagliare tutti i collegamenti col mondo perché talmente sconvolto, avvilito da certe notizie, che mi convincono sempre più che l’arroganza, l’ipocrisia sono veramente invincibili. Forse è meglio non sapere, per non perdere quel po’ di pace e di fiducia che ancora ho per il mio mondo!

In questi giorni sono quattro le notizie che mi hanno fatto del male turbandomi profondamente.

La prima: Rosy Bindi, la presidente del più grande partito di opposizione, in rapporto al provvedimento anti-crisi ha affermato che esso è profondamente iniquo perché fa pagare la crisi ai poveri e non alle classi agiate. Il mio disagio nasce dal fatto che un tempo una donna che da una vita fa politica nel nostro territorio m’ha presentato la Bindi come una religiosa appartenente ad una congregazione laicale (in suddette congregazioni laicali, pur gli aderenti rimanendo nel mondo, devono praticare i consigli evangelici: povertà castità e obbedienza). Ora credo che la Bindi incassi in un mese tanto quanto incassano i 230 residenti al “don Vecchi” messi assieme! Questi però non battono ciglio nei riguardi della finanziaria, mentre la Bindi protesta perché le tolgono il 10% di mensile che un italiano normale non riuscirà mai ad avere.

Secondo: Palamara, presidente del sindacato o dell’associazione dei magistrati, ha affermato che la categoria farà sciopero per la “stangata”. Mi hanno detto che il primo stipendio di un magistrato è di cinquemila euro al mese, comunque è opinione corrente e non smentita che la magistratura è la categoria più pagata!

Terzo: Calderoli, matto o strambo finché si vuole nei riguardi di “Roma ladrona”, ha proposto la riduzione dei compensi dei calciatori e degli sportivi in genere, subito è stato subissato da un polverone di proteste, a difesa di questi bellimbusti che, peraltro, perdono sempre.

Da ultimo anche il nostro sindaco, forse ancora sprovveduto, si fa pescare a dormire in un albergo da 430 euro la notte. Come scusa, hanno scritto che tirerà fuori di tasca propria la differenza tra i 230 euro alla notte che il Comune gli permette di spendere e i 430 che ha speso!.

E’ bene che il sindaco sappia che il Comune di Venezia contribuisce con euro8 1,25 al giorno per i residenti al “don Vecchi” e che moltissimi di loro devono dormire, mangiare, vivere e pagare le tasse per un intero mese con una somma del genere!


“Isacco” e “Giacobbe”

sabato, 24 luglio 2010

Io non me ne sono accorto, ma l’ultimo inverno è stato veramente micidiale per le piante del nostro parco, che gli scorsi anni non avevano mai temuto il gelo, ma quest’anno hanno subìto gravi danni. Molti oleandri, che normalmente attecchiscono come la gramigna e prosperano in maniera vistosa, durante l’ultimo inverno sono stati bruciacchiati dal gelo e parecchi sono morti, cosicché, nonostante la primavera avanzata, fanno fatica a metter su una chioma verde e meno che meno sembrano vicini alla fioritura.

Quello che però mi ha preoccupato e fatto temere il peggio, sono le due venerande piante di olivo “Isacco” e “Giacobbe”, età: 360 anni e costo undici milioni di vecchie lire. Ho fatto piantare questi due colossi, tutti contorti e pieni di rughe profonde, nel bel mezzo del prato a levante dell’edificio. Volevo che gli anziani fossero incoraggiati dalla veneranda età di queste due piante, dalla loro forza e capacità di sopravvivenza.

Essi avevano gli scorsi anni una folta chioma argentea e rappresentavano un monumento alla vita. Purtroppo il gelo li ha denudati totalmente, tanto che facevano pena e tristezza i loro due scheletri contorti. Ho chiamato un esperto che li ha potati ben bene, rilasciandoci una diagnosi positiva. In questi giorni sto tirando un sospiro di sollievo vedendo “Isacco” e “Giacobbe” con un leggero velo di verde tenue a coprire le loro vergogne.

Mi sono chiesto di sovente come gli anziani del “don Vecchi” hanno vissuto il dramma dei due vecchi olivi. Pare che non si siano scomposti più di tanto, forse danno per scontate sia la vita che la morte.

Io pensavo di essere ormai un esperto di vecchiaia, mentre mi accorgo ogni giorno di più che ho ancora molto da imparare sull’argomento.


Tanta, tanta, tanta burocrazia!

giovedì, 22 luglio 2010

Credo che il mondo intero conosca la mia allergia, anzi il mio deciso rifiuto alla mentalità della burocrazia di qualsiasi ente statale, parastatale o comunale. Purtroppo il mio disappunto è costantemente alimentato da motivi sempre nuovi. Chi ha deciso di “vivere” e di darsi da fare per il prossimo, fatalmente s’imbatte molto spesso in questo muro di gomma che si alimenta di circolari, regolamenti, ordinanze e disposizioni di legge.

Potrei riempire l’intera raccolta annuale de L’incontro per raccontare le peripezie incontrare col Gas, con l’Enel, con lo sportello unico dell’Assessorato dell’Edilizia in questi ultimi tre o quattro anni. Bollette in più, addebiti non giustificati, ritardi biblici, inghippi di ogni genere, E questo non per ottenere o gestire una villa sul Brenta o uno yacht alla Tornatore, ma per offrire un “buco” per gli anziani senza casa, per riparare le loro biciclette dalle intemperie, per permettere loro di sopravvivere nonostante la pensione di 516 euro al mese.

Detto questo, e convinto che i confessori dovrebbero dare a questi soggetti almeno dieci o quindicimila padrenostri, come don Camillo soleva fare con i “rossi”, talvolta mi viene da pensare che non è tutta cattiveria la loro, ma che spesso sono le norme confuse e contradditorie che politici ed amministratori poco intelligenti e spesso interessati, sono lì a costringere a simili comportamenti, sotto la minaccia della perdita del posto di lavoro.

Spesso sono anche i cittadini che non vogliono quasi mai prendere in considerazione il bene comune e tengono conto solamente dei loro interessi.

Ricordo a questo proposito un fatto particolare. Un tempo si pensava che i seminari non bastassero a soddisfare la richiesta di ragazzi di entrarvi. Il Patriarca Agostini pensò di aprire il seminario minore, quello per le medie, a villa Fietta, una bella villa veneta che la diocesi possedeva a Paderno del Grappa. Monsignor Vecchi fu incaricato di costruire una struttura per ospitarlo. Non so con quali sotterfugi riuscì ad ottenere dal sovrintendente ai beni culturali di costruire un obbrobrio di fabbricato innestato sulle linee eleganti della bella villa del `700 dei conti Fietta. Quando avevamo l’occasione di passare da quelle parti, monsignore mi faceva osservare con fine ironia: «non so proprio quale balordo sovrintendente m’abbia permesso di fare un simile sgorbio!»

Non sarebbe male se la burocrazia impedisse tali scempi, mentre s’impunta per farmi costruire a Campalto una facciata in vetro del costo di cento milioni!


La burocrazia comunale contro le biciclette dei residenti al don Vecchi

giovedì, 15 luglio 2010

Il riparo per le biciclette dei 230 residenti al Centro don Vecchi ha una storia complicata, aggrovigliata e soprattutto tribolata. La riassumo in poche parole. Gli anziani residenti più che le automobili usano le biciclette. Attualmente penso che ne abbiano cento-centoventi, e gli anziani sono quanto mai gelosi di questi veicoli, forse ricordandosi che nella loro giovinezza possedere una bicicletta era segno di agiatezza.

Abbiamo commissionato ad un architetto noto in città la progettazione di questa “custodia” e abbiamo pagato per il progetto e fatto costruire da un’impresa quanto mai seria. Non so cosa sia successo, di chi sia la colpa, sennonché un “cristiano” del quartiere per ben tre volte ha sporto denuncia ritenendo l’opera abusiva.

Sono arrivati i vigili, hanno riscontrato delle irregolarità. Noi siamo ricorsi al progettista che ci ha rassicurato della validità dell’opera. Però ci è arrivata una contravvenzione di ben cinquemila euro, ben dieci milioni di vecchie lire.

Una volta pagata la multa pensavo di essere finalmente a posto anche se a caro prezzo. “Illusione, dolce chimera sei tu!” Nuovo ricorso al professionista, nuove assicurazioni, tanto che ad un certo momento m’è stato perfino detto che quello che prima era negato ora è imposto dal Comune: la custodia per le bici.

Non sto a ripetere il numero di telefonate, di proposte e controproposte. L’ultima soluzione prevedeva d’attaccare la “baracca” delle biciclette alla facciata principale con un tunnel per girare attorno al fabbricato. «Ferma tutto!» ordinai, «il Comune venga pure a demolire. Troveranno 230 anziani con un prete ottantunenne a guidare la rivolta sulle barricate».

Per ora ho allertato la stampa e la televisione perché informino l’opinione pubblica nazionale della stupidità della burocrazia veneziana: Mi sono detto: «Mi metteranno dentro!» Quella della galera è un’esperienza che finora non ho mai fatto, né desidero in verità farla! Se però è necessario, mi mettano pure dentro, perché ho tentato di tenere al riparo dalla ruggine le “fuori serie” dei nostri vecchi!


Ci sono tante difficoltà ma sono ben determinato a superarle!

mercoledì, 14 luglio 2010

Confesso che sto incontrando più di una difficoltà nel portare avanti i progetti che attualmente mi stanno a cuore.

Per il “don Vecchi” di Campalto ormai ho firmato il contratto con l’Eurocostruzioni. 2.870.000 euro, somma a cui si deve pure aggiungere l’IVA; non ci si meravigli che lo Stato tassi anche chi lavora per esso, anzi si sostituisce ad esso. Le tasse sono sacrosante e si devono pagare, anche se poi ci si accorge che chi le evade può concedersi il lusso di regalare appartamenti del costo di milioni e milioni di euro a parlamentari e ministri!

Per quanto riguarda la “struttura pilota” per prolungare l’autosufficienza, con qualche soluzione architettonica migliorativa o qualche persona di servizio in aggiunta, siamo appena all’inizio dell’impresa e prevedo ostacoli, imboscate burocratiche ed inghippi di ogni genere, ma questa è la regola in vigore, guai a fermarsi al primo ostacolo!

Un architetto, a cui manifestavo la mia sorpresa e la mia indignazione per chi non solo non favorisce, ma pare che remi contro, anche quando si tratta di opere benefiche, mi disse con salomonica saggezza: «Don Armando, non c’è da meravigliarsi quando si incontrano ostacoli, il vero motivo di meraviglia è quando non si incontrano gli ostacoli!”

Per quanto riguarda “la cittadella della solidarietà”, opera che è ancora nella fase del sogno e della utopia, finora ci sono giunte più prese di posizione negative di quelle positive. Questo però non mi spaventa. In questi giorni, sentendo che il nostro assessore alla viabilità ha proposto un nuovo progetto per il tracciato del tram, mi sono ricordato di un episodio di cui mi ero dimenticato. Non riuscendo ad ottenere la concessione edilizia dal sindaco che vent’anni fa era appunto l’avvocato Ugo Bergamo (i nostri amministratori sono eterni) per il “don Vecchi uno” avevo minacciato su “Lettera aperta”, il periodico della parrocchia, che se entro una data fissata il Comune non mi avesse dato suddetta licenza, alle 12 di ogni giorno avrei fatto suonare le campane a morto.

Qualcuno, evidentemente, si incaricò di mandare alla vecchia madre del sindaco il periodico con la notizia funebre, al che mi riferirono che questa cara donna si sarebbe rivolta all’illustre figlio supplicandolo: «Ughetto mio, non permetterai mica che quel parroco suoni le campane a morto!»

Mi arrivò la concessione edilizia! Ora mi è motivo di molto conforto il sapere che io sono ancora io, quello di vent’anni fa!


Un pellegrinaggio con pancetta

martedì, 13 luglio 2010

Siamo andati in pellegrinaggio con due pullman di anziani del “don Vecchi” al santuario della Madonna dell’Olmo, vicino a Thiene.

I nostri pellegrinaggi sarebbe più giusto chiamarli “brevi uscite” dalla monotonia del quotidiano. La meta è un pretesto e la storia del miracolo lontano cinque secoli è meno ancora di un pretesto per incontrare il Signore.

Io ero stato alla Madonna dell’Olmo una ventina di anni fa, sempre con gli anziani, anche se diversi dagli attuali, e ricordavo un ambiente un po’ romantico (i ricordi di esperienze lontane nel tempo giocano sempre brutti scherzi).

La struttura della chiesa, del convento e delle adiacenze si rifanno agli schemi consolidati dei frati cappuccini, che obbediscono ad un cliché ben determinato, sempre funzionale, con un’impostazione sobria, di gusto mediocre, ma di gradimento popolare.

Buona ed efficiente l’organizzazione, anche se il tutto manifesta la vita di un santuario di “seconda classe” che i frati promuovono con tanta buona volontà, ma che non offre quell’aria mistica e diversa che è possibile trovare altrove in ambienti più suggestivi da un punto di vista naturalistico.

Ho celebrato messa con un po’ di disagio perché non avevo previsto l’assenza di chi normalmente sceglie ed intona i canti e perché c’è stato più di un inceppo nelle preghiere dei fedeli e nella “presentazione” che è finita per diventare la “conclusione”. Pazienza! Non tutte le ciambelle riescono col buco!

La merenda invece è andata per il meglio: un prato verde, ombreggiato da alberi secolari, un’arietta fresca e tanti panini alla pancetta, al salame e alla mortadella. Questa parte della “liturgia” dei nostri pellegrini è sempre attesa e vissuta con vera intensità “spirituale”. Soprattutto le signore han cominciato a chiacchierare con tanta intensità e piacere e quando qualcuno fece osservare ch’era prevista anche la visita ad un antico convento di Schio, a stragrande maggioranza si optò per terminare in pace la merenda e continuare i lieti conversari.

La vita riserva anche queste sorprese a livello ascetico!


Quella spina che punge

domenica, 11 luglio 2010

Al “don Vecchi” mi trovo bene, vivo una vita serena, però ogni luogo ed ogni situazione hanno la loro spina, che talvolta punge e fa sanguinare.

Per entrare al “don Vecchi” non serve, come avveniva un secolo fa, che i richiedenti esibiscano un certificato che attesti l’avvenuto adempimento al precetto pasquale o la partecipazione alla vita religiosa, però non si nasconde neanche che la parrocchia ha dato vita a questa struttura per farne un luogo in cui nasca e viva una comunità cristiana.

Al momento della domanda di ingresso tutti, pur non richiesti, snocciolano una serie di motivi veri o presunti che a loro avviso darebbero diritto di entrare in questa struttura voluta dalla comunità per i suoi membri. Quasi tutti si offrono a quella necessaria collaborazione che, sola, può abbattere i costi e rendere possibile la vita anche ai meno abbienti.

L’idillio religioso e di volontariato però dura poco, molto poco, per alcuni neanche inizia. La stragrande maggioranza è immediatamente disponibile e talora perfino avida di accaparrare ogni vantaggio possibile, non solo per sé, ma anche per i figli i quali, in maniera più o meno elegante, li hanno messi fuori di casa perché erano diventati un peso ed un ingombro.

A livello religioso poi, dichiarandosi tutti credenti e cristiani, pur avendo tutte le agevolazioni possibili ed immaginabili, al massimo una metà dei 230 residenti al “don Vecchi” di Carpenedo partecipa al precetto festivo che è celebrato ogni settimana in casa e che si può raggiungere senza alcuna difficoltà.

L’amarezza di questo rifiuto “alle nozze”, con i pretesti più banali, mi ha fatto balenare l’idea, che ancora non ho messo in pratica – ma che prima o poi finirò per attuare – di scrivere: “don Armando oggi celebra l’Eucaristia per i cristiani che abitano in questa struttura”. Non credo però che neanche così metterò in crisi molti soggetti.


Sant’Agostino aveva proprio ragione!

venerdì, 18 giugno 2010

Da molti anni godo della stima e dell’affetto di due giovani imprenditori. Dico “giovani” perché per me, più che ottantenne, due sposi che celebrano le nozze d’argento sembrano tali.

Quando facevo le prime classi delle elementari, guardavo quelli della quinta come fossero uomini già vissuti. E’ normale che col passare degli anni i rapporti di età rimangano sostanzialmente uguali. Al “don Vecchi” ci sono delle signore non molto lontane dai cento anni che talvolta, certamente anche un po’ per vezzo, ma soprattutto per questa legge di natura a cui ho accennato, mi ritengono, nonostante la mia veneranda età, “ancora un bambin!”

Pochi giorni fa questi “ragazzi” di cui parlavo prima mi hanno scritto una bella lettera dicendomi che celebravano le loro nozze d’argento e, per festeggiare l’evento, avevano pensato di sottoscrivere 20 azioni per la costruzione del “don Vecchi” di Campalto, allegando alla lettera mille euro. Confesso che non mi sarebbe dispiaciuto che mi avessero invitato a celebrare la messa per solennizzare l’anniversario, ma ciò non mi ha sorpreso più di tanto, perché non ho ricordi di averli mai visti in chiesa. Con loro non ho mai affrontato il problema della fede e della pratica religiosa, non so se per timore di avere una risposta negativa o per il mio naturale rispetto delle posizioni religiosi degli altri. Essi certamente sanno come la penso io al riguardo.

Quando però ho visto il “segno” scelto da loro per la liturgia delle nozze d’argento, ho d’istinto pensato a ciò che afferma sant’Agostino: «Ci sono persone che Dio possiede e che la Chiesa non possiede». Mi sono messo il cuore in pace perché è certamente meglio che quei due sposi vadano d’accordo con Dio piuttosto che con la Chiesa.


Voglio spendere tutte le mie energie per dare una vita migliore agli anziani non del tutto autosufficienti

lunedì, 14 giugno 2010

Sto vivendo giorni molto impegnativi, di una ricerca faticosa, perché sto mettendo a punto un progetto affinché i residenti al “don Vecchi” possano vivere fino alla fine dei loro giorni e non siano sepolti anzitempo in una casa di riposo per anziani non più autosufficienti.

La messa a punto del progetto, su cui poi dovrò confrontarmi col Comune, perché lo finanzi, mi sta letteralmente logorando; aprire nuove piste, “scoprire” modi nuovi di impostare la vita, è faticoso quanto lo fu la scoperta dell’America per Colombo. Ti trovi solo, pur avendo delle intuizioni, delle linee di ricerca, spesso sorgono dubbi, perplessità e paure dalle quali è ben difficile liberarti completamente.

In quest’impegno m’aiutano due immagini, belle e nello stesso tempo tragiche. Quella di una nonnetta che vive vicino a “casa mia” e che ha compiuto 94 anni; di lei ho riferito qualche tempo fa quando rimase male perché il giorno del suo compleanno, quando ero andato a farle gli auguri, aveva ancora i bigodini in testa e perciò non era ancora pronta. Qualche giorno fa disse alla figlia: «Portatemi in casa di riposo, perché qui non mi aiutano sufficientemente!» L’accontentarono. Dopo tre o quattro giorni, con la grinta che le è propria, disse: «Riportatemi a casa, questa è una tomba, un cimitero, non una casa per vivere!»

L’altra immagine è quella di un mio amico che incontrai nel suo emporio di Favaro, ed essendosi accorto della mia malcelata sorpresa perché aveva due occhi grandi, infossati e lucidi per un tumore all’ultimo stadio, mi disse: «Don Armando, voglio che la morte mi incontri vivo, in piedi!»

Quando penso che sto lavorando per uomini e donne, fratelli e sorelle che si trovano in queste condizioni, non posso badare alla fatica, alla stanchezza; per creature in queste situazioni vale la pena di spendere anche l’ultima goccia di forza.


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