Don Armando Trevisiol


Archivi per la categoria ‘Anziani’

Un “fioretto” fortunato

lunedì, 23 agosto 2010

Recentemente ho avuto, a Villa Querini, un colloquio quanto mai importante per la vita del “Don Vecchi”, con il dirigente che è il responsabile dell’amministrazione comunale per quanto concerne l’assistenza agli anziani.

Non eravamo soli, perché ognuna delle due parti era accompagnata da una piccola delegazione di tecnici: iI funzionario del comune dalla dottoressa Corsi, che credo sia il tecnico più preparato e soprattutto più appassionato di questo problema; da parte mia avevo il ragionier Candiani, che da una quindicina di anni vive le problematiche del Centro, e dalla signora Cervellin, che fino a poco tempo fa ha guidato tutto il personale infermieristico dell’Ospedale dell’Angelo, donna di una logica stringente, accompagnata da una calda familiarità.

Il motivo del contendere: il mantenimento, quanto più a lungo possibile nella residenza protetta, degli anziani in perdita di autonomia. Io a sostenere che senza personale adeguato la cosa era impossibile, il rappresentante del Comune preoccupato della situazione finanziaria del Comune, non certamente rosea, pur sapendo che per ogni anziano al “Don Vecchi”, il Comune eroga un euro e venticinque centesimi al giorno, mentre in casa di riposo la spesa è di 50 euro più 50 della Regione.

Io ho premesso che andavo all’appuntamento nel convincimento e con la volontà di cercare assieme una soluzione possibile. Il “duello” è avvenuto armati ambedue di “fioretto”, ma muniti di corpetto e di visiera, perché in ambedue c’era l’intenzione di non “ferire” l’altro.

Ci fu un “assalto”, però sempre corretto, ma deciso. Credo che se dovessi dare un punteggio, dovrei dire che l’incontro si è risolto alla pari; ognuno, credo che sia rimasto soddisfatto di come ha portato avanti le sue tesi e di certo nessuno ha arretrato di un millimetro. Ambedue abbiamo portato avanti le nostre tesi, convinti di dover raggiungere il meglio e il possibile. Alla fine entrambi abbiamo delegato i tecnici a tradurre in numeri e in cifre l’operazione comune.

Al momento in cui annoto nel diario quest’incontro, non sono in grado di misurare gli obiettivi raggiunti o meno; di certo il discorso sulle dimore protette per anziani ha fatto un passo avanti ed io e il dottor Gislon ci siamo conosciuti meglio come persone che non mollano facilmente, ma che dialogano, magari in maniera dura, ma onesta.


Solidarietà: chi protesta e chi dialoga; io vado avanti!

mercoledì, 18 agosto 2010

In una notizia apparsa sul “Gazzettino” di alcune settimane fa, non so se giustamente o meno, m’è sembrato di leggere che il vicesindaco, nonché assessore, tra l’altro, alla sicurezza sociale, prof. Simionato, fosse intervenuto ad un’assemblea tenuta in ambienti della parrocchia di San Pietro Orseolo, assemblea in cui alcuni cittadini avevano protestato in maniera violenta contro l’andirivieni di poveri che nel pomeriggio dalle 15 alle 18 vengono al “Don Vecchi” per ritirare indumenti, generi alimentari e mobili.

Il giornalista, tra l’altro, pareva riferisse che il prosindaco aveva promesso di regolamentare tale afflusso al “Don Vecchi” non visto di buon occhio dai suddetti residenti. Molto probabilmente si trattava degli stessi residenti che un tempo s’erano opposti, riuscendoci, alla costruzione di case popolari, quindi s’erano opposti alla costruzione del “Don Vecchi due”; infine, quando al “Don Vecchi” si pensò di creare un Centro per anziani non autosufficienti nell’ex cascina Mistro, si opposero col pretesto di voler costruire un Centro giovanile. Quando poi il “Don Vecchi” rinunciò al progetto perché la struttura sembrò non idonea, e perciò avevano la possibilità di costruire quel Centro giovanile, non si sa perché, desistettero dall’impresa.

Ora, molto probabilmente, temendo che si attui il sogno della “Cittadella solidale” si sono rifatti vivi. Queste reazioni non mi interessano per nulla perché chi non accetta i più poveri e i più deboli, non solo non ha le mie simpatie ma, meno ancora, la mia stima, come uomo, come cattolico, come cittadino e come cristiano. Però che il vicesindaco avesse abbracciato questa causa non m’andava proprio giù.

Quando questo amministratore mi chiese un colloquio, ci andai con spirito quanto mai bellicoso. Incontrando però il dottor Simionato, l’indignazione sbollì come per incanto, in quanto egli mi disse che per coscienza, cultura e convinzioni personali, non aveva che stima per quanto andiamo facendo al “Don Vecchi” per i poveri.

L’incontro servì anche per fare un giro di orizzonte sui problemi sul tappeto – anziani in perdita di autonomia, “Don Vecchi” di Campalto, “Cittadella della solidarietà” e generi alimentari in scadenza – trovandoci d’accordo su tutto il fronte.

Sono grato all’assessore, nonché vicesindaco, per la ritrovata intesa con la civica amministrazione e per la volontà di lavorare in maniera sinergica a favore dei meno abbienti. Per quanto riguarda i concittadini, posso rassicurarli che tento di avere rispetto per tutti, ma grida, firme e quant’altro non mi scompongono affatto, quello che ritengo giusto e doveroso lo perseguo nonostante tutto e credo d’averla finora sempre spuntata.


La splendida realtà del Don Vecchi Marghera

giovedì, 5 agosto 2010

Nella “Galleria san Valentino” del “Centro don Vecchi” di Marghera, viene allestita, grazie alla buona volontà di alcuni volontari, una mostra di pittura ogni 15 giorni. Questa iniziativa rende più vivace la vita del Centro, permette ai visitatori non solamente di ammirare l’estro, il buon gusto e talora l’arte dei nostri pittori, ma anche di “scoprire” il Centro.

Purtroppo nell’opinione pubblica vi sono ancora molte persone che pensano il “don Vecchi” come una delle tante case di riposo, in cui vegetano in attesa della morte dei poveri vecchi, spesso rimbambiti, in balìa di inservienti, in ambienti maleodoranti, di cattivo gusto.

Il regolamento della Galleria prevede che la Fondazione si faccia carico di ogni spesa, motivo per cui all’artista la mostra non costa un centesimo. Si chiede solo che il pittore regali una tra le opere scelte dal responsabile del settore. Questo dipinto sarà destinato ad ornare il nuovo Centro di Campalto.

Nel pomeriggio mi sono recato a Marghera per salutare gli ospiti, per vedere la mostra e per scegliere l’opera tra quelle attualmente esposte. Sono stato particolarmente felice nel trovare il prato rasato come un tappeto verde, i fiori ben curati, gli anziani sparsi a crocchi nella grande struttura, chi nel parco, chi nella hall, chi nella sala giochi, ma soprattutto nel riscoprire un ambiente pulitissimo: quadri alle pareti, un mobilio appropriato e di buon gusto ed un clima sereno e disteso.

A Marghera si pratica finora l’autogestione in maniera integrale; i residenti, coordinati da due volontari pensano a tutto: telefono, fiori, guardina e quant’altro serve in un condominio di 57 alloggi.

Confesso che sono orgoglioso dei nostri Centri; sono orgoglioso che gli anziani più poveri possano vivere in un ambiente veramente signorile, sono orgoglioso perché ad ogni anziano è richiesto un contributo possibile anche per chi ha le entrate più modeste.

Mi spiace solamente che le comunità cristiane delle diocesi siano coinvolte solamente in modo molto marginale e che la civica amministrazione, con la quale ci sono pur buoni rapporti, non collabori ancora in maniera adeguata perché gli anziani in difficoltà possano godere di questa soluzione.


La pigrizia da pensionati va combattuta!

mercoledì, 4 agosto 2010

Ho notato, con una certa sorpresa, che questa rubrica de L’incontro esce talvolta con la testata “Il diario di un prete in pensione” e talaltra con “Il diario di un vecchio prete”. Non so a quale criterio si attengano gli impaginatori; forse a nessun criterio, ma a quello che trovano nel “magazzino” del periodico.

Quando ho fatto questa scoperta, per nulla importante, mi sono chiesto d’istinto quale fosse la più giusta, quale io avrei preferito. Quasi subito ho optato per la seconda. Parlare di pensione ti dà subito l’impressione di una persona ormai logora, inefficiente, rassegnata a starsene alla finestra a guardare il fiume della vita che scorre veloce. Purtroppo al “don Vecchi” devo registrare spesso gente della mia età che passa tutto il santo giorno dormendo, mangiando e chiacchierando su argomenti futili.

E’ vero che taluno è in mal arnese e non potrebbe fare granché, ma è altrettanto vero che con un pizzico di iniziativa e di buona volontà si potrebbe sempre spendere più utilmente il proprio tempo. Per me il discorso “pensione” è un discorso fittizio, artificioso e di comodo perché ognuno riceve comunque aiuto dagli altri e quindi deve ricambiare con la propria disponibilità.

San Paolo, a questo riguardo, è semplicemente categorico quando afferma “chi non lavora, non mangi”. Quante volte mi rammarico per non trovare tra i 230 residenti chi voglia alzarsi presto per bagnare i fiori, chi non si renda disponibile per far la cernita della verdura, piegare “L’incontro”, servire al bar, o stare al tavolo della cortesia per fornire notizie ai visitatori o controllare gli intrusi.

Spesso poi il rammarico aumenta ulteriormente quando avverto che costoro avanzano pretese o sono i primi ad approfittare quando c’è qualcosa da ottenere.

Per quanto mi riguarda, pur non avendo cose impegnative e pesanti da svolgere, ho le giornate piene zeppe, tanto che spesso devo pigiare il tempo per farci stare qualcosa che di primo acchito parrebbe di troppo. Di questo non solamente non mi dolgo, ma ringrazio il Signore di poter essere ancora utile nonostante la mia vecchiaia.


Certe notizie mi sconvolgono!

lunedì, 26 luglio 2010

Non so se capita a tutti, ma io talvolta sono tentato di tagliare tutti i collegamenti col mondo perché talmente sconvolto, avvilito da certe notizie, che mi convincono sempre più che l’arroganza, l’ipocrisia sono veramente invincibili. Forse è meglio non sapere, per non perdere quel po’ di pace e di fiducia che ancora ho per il mio mondo!

In questi giorni sono quattro le notizie che mi hanno fatto del male turbandomi profondamente.

La prima: Rosy Bindi, la presidente del più grande partito di opposizione, in rapporto al provvedimento anti-crisi ha affermato che esso è profondamente iniquo perché fa pagare la crisi ai poveri e non alle classi agiate. Il mio disagio nasce dal fatto che un tempo una donna che da una vita fa politica nel nostro territorio m’ha presentato la Bindi come una religiosa appartenente ad una congregazione laicale (in suddette congregazioni laicali, pur gli aderenti rimanendo nel mondo, devono praticare i consigli evangelici: povertà castità e obbedienza). Ora credo che la Bindi incassi in un mese tanto quanto incassano i 230 residenti al “don Vecchi” messi assieme! Questi però non battono ciglio nei riguardi della finanziaria, mentre la Bindi protesta perché le tolgono il 10% di mensile che un italiano normale non riuscirà mai ad avere.

Secondo: Palamara, presidente del sindacato o dell’associazione dei magistrati, ha affermato che la categoria farà sciopero per la “stangata”. Mi hanno detto che il primo stipendio di un magistrato è di cinquemila euro al mese, comunque è opinione corrente e non smentita che la magistratura è la categoria più pagata!

Terzo: Calderoli, matto o strambo finché si vuole nei riguardi di “Roma ladrona”, ha proposto la riduzione dei compensi dei calciatori e degli sportivi in genere, subito è stato subissato da un polverone di proteste, a difesa di questi bellimbusti che, peraltro, perdono sempre.

Da ultimo anche il nostro sindaco, forse ancora sprovveduto, si fa pescare a dormire in un albergo da 430 euro la notte. Come scusa, hanno scritto che tirerà fuori di tasca propria la differenza tra i 230 euro alla notte che il Comune gli permette di spendere e i 430 che ha speso!.

E’ bene che il sindaco sappia che il Comune di Venezia contribuisce con euro8 1,25 al giorno per i residenti al “don Vecchi” e che moltissimi di loro devono dormire, mangiare, vivere e pagare le tasse per un intero mese con una somma del genere!


“Isacco” e “Giacobbe”

sabato, 24 luglio 2010

Io non me ne sono accorto, ma l’ultimo inverno è stato veramente micidiale per le piante del nostro parco, che gli scorsi anni non avevano mai temuto il gelo, ma quest’anno hanno subìto gravi danni. Molti oleandri, che normalmente attecchiscono come la gramigna e prosperano in maniera vistosa, durante l’ultimo inverno sono stati bruciacchiati dal gelo e parecchi sono morti, cosicché, nonostante la primavera avanzata, fanno fatica a metter su una chioma verde e meno che meno sembrano vicini alla fioritura.

Quello che però mi ha preoccupato e fatto temere il peggio, sono le due venerande piante di olivo “Isacco” e “Giacobbe”, età: 360 anni e costo undici milioni di vecchie lire. Ho fatto piantare questi due colossi, tutti contorti e pieni di rughe profonde, nel bel mezzo del prato a levante dell’edificio. Volevo che gli anziani fossero incoraggiati dalla veneranda età di queste due piante, dalla loro forza e capacità di sopravvivenza.

Essi avevano gli scorsi anni una folta chioma argentea e rappresentavano un monumento alla vita. Purtroppo il gelo li ha denudati totalmente, tanto che facevano pena e tristezza i loro due scheletri contorti. Ho chiamato un esperto che li ha potati ben bene, rilasciandoci una diagnosi positiva. In questi giorni sto tirando un sospiro di sollievo vedendo “Isacco” e “Giacobbe” con un leggero velo di verde tenue a coprire le loro vergogne.

Mi sono chiesto di sovente come gli anziani del “don Vecchi” hanno vissuto il dramma dei due vecchi olivi. Pare che non si siano scomposti più di tanto, forse danno per scontate sia la vita che la morte.

Io pensavo di essere ormai un esperto di vecchiaia, mentre mi accorgo ogni giorno di più che ho ancora molto da imparare sull’argomento.


Tanta, tanta, tanta burocrazia!

giovedì, 22 luglio 2010

Credo che il mondo intero conosca la mia allergia, anzi il mio deciso rifiuto alla mentalità della burocrazia di qualsiasi ente statale, parastatale o comunale. Purtroppo il mio disappunto è costantemente alimentato da motivi sempre nuovi. Chi ha deciso di “vivere” e di darsi da fare per il prossimo, fatalmente s’imbatte molto spesso in questo muro di gomma che si alimenta di circolari, regolamenti, ordinanze e disposizioni di legge.

Potrei riempire l’intera raccolta annuale de L’incontro per raccontare le peripezie incontrare col Gas, con l’Enel, con lo sportello unico dell’Assessorato dell’Edilizia in questi ultimi tre o quattro anni. Bollette in più, addebiti non giustificati, ritardi biblici, inghippi di ogni genere, E questo non per ottenere o gestire una villa sul Brenta o uno yacht alla Tornatore, ma per offrire un “buco” per gli anziani senza casa, per riparare le loro biciclette dalle intemperie, per permettere loro di sopravvivere nonostante la pensione di 516 euro al mese.

Detto questo, e convinto che i confessori dovrebbero dare a questi soggetti almeno dieci o quindicimila padrenostri, come don Camillo soleva fare con i “rossi”, talvolta mi viene da pensare che non è tutta cattiveria la loro, ma che spesso sono le norme confuse e contradditorie che politici ed amministratori poco intelligenti e spesso interessati, sono lì a costringere a simili comportamenti, sotto la minaccia della perdita del posto di lavoro.

Spesso sono anche i cittadini che non vogliono quasi mai prendere in considerazione il bene comune e tengono conto solamente dei loro interessi.

Ricordo a questo proposito un fatto particolare. Un tempo si pensava che i seminari non bastassero a soddisfare la richiesta di ragazzi di entrarvi. Il Patriarca Agostini pensò di aprire il seminario minore, quello per le medie, a villa Fietta, una bella villa veneta che la diocesi possedeva a Paderno del Grappa. Monsignor Vecchi fu incaricato di costruire una struttura per ospitarlo. Non so con quali sotterfugi riuscì ad ottenere dal sovrintendente ai beni culturali di costruire un obbrobrio di fabbricato innestato sulle linee eleganti della bella villa del `700 dei conti Fietta. Quando avevamo l’occasione di passare da quelle parti, monsignore mi faceva osservare con fine ironia: «non so proprio quale balordo sovrintendente m’abbia permesso di fare un simile sgorbio!»

Non sarebbe male se la burocrazia impedisse tali scempi, mentre s’impunta per farmi costruire a Campalto una facciata in vetro del costo di cento milioni!


La burocrazia comunale contro le biciclette dei residenti al don Vecchi

giovedì, 15 luglio 2010

Il riparo per le biciclette dei 230 residenti al Centro don Vecchi ha una storia complicata, aggrovigliata e soprattutto tribolata. La riassumo in poche parole. Gli anziani residenti più che le automobili usano le biciclette. Attualmente penso che ne abbiano cento-centoventi, e gli anziani sono quanto mai gelosi di questi veicoli, forse ricordandosi che nella loro giovinezza possedere una bicicletta era segno di agiatezza.

Abbiamo commissionato ad un architetto noto in città la progettazione di questa “custodia” e abbiamo pagato per il progetto e fatto costruire da un’impresa quanto mai seria. Non so cosa sia successo, di chi sia la colpa, sennonché un “cristiano” del quartiere per ben tre volte ha sporto denuncia ritenendo l’opera abusiva.

Sono arrivati i vigili, hanno riscontrato delle irregolarità. Noi siamo ricorsi al progettista che ci ha rassicurato della validità dell’opera. Però ci è arrivata una contravvenzione di ben cinquemila euro, ben dieci milioni di vecchie lire.

Una volta pagata la multa pensavo di essere finalmente a posto anche se a caro prezzo. “Illusione, dolce chimera sei tu!” Nuovo ricorso al professionista, nuove assicurazioni, tanto che ad un certo momento m’è stato perfino detto che quello che prima era negato ora è imposto dal Comune: la custodia per le bici.

Non sto a ripetere il numero di telefonate, di proposte e controproposte. L’ultima soluzione prevedeva d’attaccare la “baracca” delle biciclette alla facciata principale con un tunnel per girare attorno al fabbricato. «Ferma tutto!» ordinai, «il Comune venga pure a demolire. Troveranno 230 anziani con un prete ottantunenne a guidare la rivolta sulle barricate».

Per ora ho allertato la stampa e la televisione perché informino l’opinione pubblica nazionale della stupidità della burocrazia veneziana: Mi sono detto: «Mi metteranno dentro!» Quella della galera è un’esperienza che finora non ho mai fatto, né desidero in verità farla! Se però è necessario, mi mettano pure dentro, perché ho tentato di tenere al riparo dalla ruggine le “fuori serie” dei nostri vecchi!


Ci sono tante difficoltà ma sono ben determinato a superarle!

mercoledì, 14 luglio 2010

Confesso che sto incontrando più di una difficoltà nel portare avanti i progetti che attualmente mi stanno a cuore.

Per il “don Vecchi” di Campalto ormai ho firmato il contratto con l’Eurocostruzioni. 2.870.000 euro, somma a cui si deve pure aggiungere l’IVA; non ci si meravigli che lo Stato tassi anche chi lavora per esso, anzi si sostituisce ad esso. Le tasse sono sacrosante e si devono pagare, anche se poi ci si accorge che chi le evade può concedersi il lusso di regalare appartamenti del costo di milioni e milioni di euro a parlamentari e ministri!

Per quanto riguarda la “struttura pilota” per prolungare l’autosufficienza, con qualche soluzione architettonica migliorativa o qualche persona di servizio in aggiunta, siamo appena all’inizio dell’impresa e prevedo ostacoli, imboscate burocratiche ed inghippi di ogni genere, ma questa è la regola in vigore, guai a fermarsi al primo ostacolo!

Un architetto, a cui manifestavo la mia sorpresa e la mia indignazione per chi non solo non favorisce, ma pare che remi contro, anche quando si tratta di opere benefiche, mi disse con salomonica saggezza: «Don Armando, non c’è da meravigliarsi quando si incontrano ostacoli, il vero motivo di meraviglia è quando non si incontrano gli ostacoli!”

Per quanto riguarda “la cittadella della solidarietà”, opera che è ancora nella fase del sogno e della utopia, finora ci sono giunte più prese di posizione negative di quelle positive. Questo però non mi spaventa. In questi giorni, sentendo che il nostro assessore alla viabilità ha proposto un nuovo progetto per il tracciato del tram, mi sono ricordato di un episodio di cui mi ero dimenticato. Non riuscendo ad ottenere la concessione edilizia dal sindaco che vent’anni fa era appunto l’avvocato Ugo Bergamo (i nostri amministratori sono eterni) per il “don Vecchi uno” avevo minacciato su “Lettera aperta”, il periodico della parrocchia, che se entro una data fissata il Comune non mi avesse dato suddetta licenza, alle 12 di ogni giorno avrei fatto suonare le campane a morto.

Qualcuno, evidentemente, si incaricò di mandare alla vecchia madre del sindaco il periodico con la notizia funebre, al che mi riferirono che questa cara donna si sarebbe rivolta all’illustre figlio supplicandolo: «Ughetto mio, non permetterai mica che quel parroco suoni le campane a morto!»

Mi arrivò la concessione edilizia! Ora mi è motivo di molto conforto il sapere che io sono ancora io, quello di vent’anni fa!


Un pellegrinaggio con pancetta

martedì, 13 luglio 2010

Siamo andati in pellegrinaggio con due pullman di anziani del “don Vecchi” al santuario della Madonna dell’Olmo, vicino a Thiene.

I nostri pellegrinaggi sarebbe più giusto chiamarli “brevi uscite” dalla monotonia del quotidiano. La meta è un pretesto e la storia del miracolo lontano cinque secoli è meno ancora di un pretesto per incontrare il Signore.

Io ero stato alla Madonna dell’Olmo una ventina di anni fa, sempre con gli anziani, anche se diversi dagli attuali, e ricordavo un ambiente un po’ romantico (i ricordi di esperienze lontane nel tempo giocano sempre brutti scherzi).

La struttura della chiesa, del convento e delle adiacenze si rifanno agli schemi consolidati dei frati cappuccini, che obbediscono ad un cliché ben determinato, sempre funzionale, con un’impostazione sobria, di gusto mediocre, ma di gradimento popolare.

Buona ed efficiente l’organizzazione, anche se il tutto manifesta la vita di un santuario di “seconda classe” che i frati promuovono con tanta buona volontà, ma che non offre quell’aria mistica e diversa che è possibile trovare altrove in ambienti più suggestivi da un punto di vista naturalistico.

Ho celebrato messa con un po’ di disagio perché non avevo previsto l’assenza di chi normalmente sceglie ed intona i canti e perché c’è stato più di un inceppo nelle preghiere dei fedeli e nella “presentazione” che è finita per diventare la “conclusione”. Pazienza! Non tutte le ciambelle riescono col buco!

La merenda invece è andata per il meglio: un prato verde, ombreggiato da alberi secolari, un’arietta fresca e tanti panini alla pancetta, al salame e alla mortadella. Questa parte della “liturgia” dei nostri pellegrini è sempre attesa e vissuta con vera intensità “spirituale”. Soprattutto le signore han cominciato a chiacchierare con tanta intensità e piacere e quando qualcuno fece osservare ch’era prevista anche la visita ad un antico convento di Schio, a stragrande maggioranza si optò per terminare in pace la merenda e continuare i lieti conversari.

La vita riserva anche queste sorprese a livello ascetico!


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